La Ue sospende le sanzioni contro l’ex Birmania

Posted on in Europa e oltre 5 vedi

Myanmar. Prima risposta alle riforme

La Ue sospende le sanzioni contro l’ex Birmania

di Antonella Scott

Malgrado la perestrojka birmana sia già inciampata ai primi passi, l’Unione Europea non rinuncia a incoraggiarla.
Riuniti a Lussemburgo, i ministri degli Esteri della Ue hanno deciso ieri di sospendere per un anno il grosso delle sanzioni in vigore dal i996: d’ora in poi le imprese europee saranno libere di investire nell’economia ricca di risorse di Myanmar, l’ex Birmania, unendosi a cinesi, indiani e giapponesi, e sicuramente seguite a ruota dagli americani. Resta in vigore l’embargo sulla vendita di armamenti, mentre a Naypyidaw – la capitale birmana – il nuovo Parlamento si è riunito ieri senza la presenza che incarna le riforme democratiche salutate dai ministri europei.
La Lega nazionale della Democrazia di Aung San Suu Kyj, trionfatrice alle elezioni del 1° aprile, ha rinviato il proprio debutto dopo mezzo secolo di dittatura militare perché non con divide le parole del giuramento che ogni deputato deve pronunciare.
Non intende impegnarsi a «difendere», limitandosi a «rispettare» una Costituzione che giudica non democratica: che ancora assegna ai militari un quarto dei seggi in Parlamento. Thein Sein, l’ex generale che, nominato presidente, ha avviato il lento cammino delle riforme, ha fatto sapere ieri dal Giappone – come riporta l’agenzia Kyodo – che il testo del giuramento non cambierà, e che Aung San Suu Kyj deve decidersi, far parte del Parlamento oppure no: lui la considera la benvenuta, ansioso – dice – di lavorare con lei.
Nessuno si nasconde che questo disgelo birmano è carico di rischi e può ancora bloccarsi, per questo i ministri europei hanno sospeso per un anno e non annullato definitivamente le sanzioni, invitando le autorità di Myanmar a liberare tutti i prigionieri politici rimasti. «Il presidente Thein Sein ha compiuto passi importanti sulla via delle riforme – ha osservato ieri il premier britannico David Cameron, il primo a salutare il nuovo corso con una visita a Myanmar- è giusto che il mondo risponda. Ma quei cambiamenti – ha sottolineato Cameron-non sono ancora irreversibili, ecco perché è giusto sospendere le sanzioni, piuttosto che abolirle per sempre».
La "Posizione comune" adottata dalla Ue nel 1996 vietava la vendita di armi o di qualunque strumento potesse essere utilizzato in una repressione interna; limitava export, import e investimenti nei pilastri dell’economia birmana, l’industria mineraria e del legno, dei metalli, delle pietre preziose, senza precludere però gli investimenti nel settore energetico, nelle telecomunicazioni e nel turismo. Congelati i beni di un migliaio di aziende e organizzazioni, chiuso l’ingresso nella Ue per 500 rappresentanti del regime. Se a partire dai prossimi giorni la maggior parte di queste restrizioni svanirà, l’Europa si riserva il diritto di tornare velocemente sui propri passi ma anche di accelerare il ritmo del disgelo per premiare ulteriori passi avanti. In particolare, i ministri dell’Unione Europea hanno già detto che sperano di poter estendere a Myanmar il trattamento commerciale preferenziale applicato ai Paesi meno sviluppati: non appena l’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) avrà sciolto le preoccupazioni sugli abusi dei diritti umani nel mercato birmano del lavoro.
«La sospensione delle sanzioni è un incoraggiamento della comunità internazionale a dialogare sempre di più con la Birmania in modo che la democrazia diventi un fatto acquisito», ha commentato da Giakarta il ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi, che proprio oggi, dall’Indonesia, andrà in visita a Myanmar.
(Da Il Sole 24 Ore, 24/4/2012).




0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.