LA UE SI PIEGA A WASHINGTON SUI DATI EUROPEI NEGLI USA

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LA UE SI PIEGA A WASHINGTON SUI DATI EUROPEI NEGLI USA

Via un pezzo di regolamento anti-spionaggio

di ANDREA BONANNI

Di fronte allo scandalo del cyber spionaggio made in Usa, l’Europa si scopre priva di difese, nonostante una legislazione sulla protezione dati considerata tra le più avanzate del Pianeta. Il problema infatti, non sta tanto nella severità o meno delle norme poste a difesa della privacy dei cittadini europei, quanto piuttosto nel fatto che la quasi totalità dei dati che sono stati trasmessi all’intelligence americana nel quadro dell’operazione Prism vengono raccolti e archiviati in server che si trovano in territorio statunitense, e comunque al di fuori della giurisdizione europea.
Ieri il Financial Times ha pubblicato indiscrezioni secondo cui la Commissione europea avrebbe cancellato un articolo, nella sua nuova proposta di riforma della normativa europea sulla protezione dati, che avrebbe impedito la trasmissione all’intelligence americana di informazioni relative ai cittadini europei. In effetti nel nuovo regolamento proposto dalla Commissione, era originariamente presente un articolo (il numero 42) voluto dalla commissaria Viviane Reding, che prevede il divieto da parte degli operatori che agiscono sul territorio europeo di fornire informazioni ad un Paese terzo senza l’autorizzazione preventiva delle autorità nazionali.
L’articolo, particolarmente sgradito agli americani, venne stralciato su richiesta di una maggioranza di commissari che temevano complicazioni in vista dell’imminente negoziato commerciale con gli Usa per la creazione di una zona di libero scambio. Tuttavia, fanno notare ora i funzionari della Commissione, quella norma non avrebbe comunque garantito una maggiore protezione della privacy dei cittadini europei perché i dati raccolti dai grandi operatori della rete sono immagazzinati in server che si trovano sul territorio americano e dunque sono sottoposti alla legislazione degli Stati Uniti e sottratti alla giurisdizione europea. I dati raccolti e immagazzinati in Europa, invece, sono comunque soggetti alla normativa europea sulla protezione della privacy e possono essere trasmessi solo sulla base di
accordi bilaterali tra gli Stati Uniti e la Ue. E’ il caso, per esempio, dei dati sulle transazioni fatte con carte di credito, o di quelli in possesso delle compagnie aeree.
La nuova legislazione europea sulla protezione dati, che aggiorna e rafforza la normativa esistente, è in fase di discussione tra Commissione, Consiglio e Parlamento, dove sono già stati presentati tremila emendamenti al testo proposto dalla Commissione. E l’iter legislativo si preannuncia ancora lungo e difficile. Tuttavia il vero tallone d’Achille dell’Europa sta nel fatto che i colossi del Big data, da Google a Facebook, operano a partire da server che si trovano al di fuori del controllo delle autorità europee e sono invece soggetti alla giurisdizione americana.
Per cercare di ovviare a questa situazione, la commissaria Reding, responsabile della Giustizia e delle Libertà pubbliche, sta cercando da tempo di concludere con gli Usa un “umbrella agreement”, cioè mi accordo quadro che permetterebbe di estendere le tutele europee alle informazioni sui cittadini Ue raccolte nelle banche dati americane. Ma finora le richieste di Bruxelles si sono sempre scontrate contro un muro di veti da parte di Washington.
(Da La Repubblica, 14/6/2013).




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