La Ue ripensa al nucleare ma vieta il gas del futuro

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Un favore ai francesi

La Ue ripensa al nucleare ma vieta il gas del futuro

di ANTONIO SPAMPINATO

Abbiamo un tesoro sotto la dura crosta del Vecchio continente.
Un tesoro che va cercato, estratto e usato: bisogna sporcarsi le mani per estirparlo dal terreno e trasformarlo in soldi sonanti, ci vogliono investimenti e non pochi.
Ma soprattutto ci vuole la volontà.
Che Bruxelles sembra non avere. Troppe le lobby che tirano la giacchetta ai burocrati europei e
che spingono verso un’altra direzione, quella per loro più remunerativa: il nucleare.
Parliamo quindi di energia e di «shale gas», vale a dire quel gas naturale ricavato da particolari rocce
sedimentarie, per lo più a base di argilla. È sotto i nostri piedi e, come ha detto due giorni fa l’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni, «se l’Europa ambisce a un rinascimento industriale […] la prima priorità è lo "shale gas", che probabilmente in Europa c`è e in quantità rilevanti. Per sfruttarlo appieno serve però un consenso politico, che manca».
Eni vuol dire principalmente gas e di sicuro Scaroni guarda agli interessi della compagnia che guida.
Ma allora perché gli Stati Uniti si stanno muovendo pesantemente per sfruttare questa risorsa?
Eppure anche li le lobby del nucleare hanno una forza non certo meno incisiva rispetto a
quella che le cugine dell’Unione europea sono in grado di mettere in campo da questa parte dell`Oceano. Forse Washington ha più a cuore il destino degli Stati Uniti che Bruxelles dell’Europa?
Eppure nella testa dei burocrati Ue l’atomo ha la priorità, tanto da aprire alla possibilità di permettere
aiuti di Stato per la costruzione e la gestione di centrali nucleari.
Un regalo alla Francia e alla Germania grande come un castello.
Messo all’angolo dai cronisti, il commissario all’Energia Guenther Oettinger, ha avuto solo la
forza di dire che la priorità dell’Unione europea in materia di energia nucleare è che si facciano
«tutti gli sforzi per attuare negli impianti nucleari europei i più alti standard di sicurezza». Una mezza
conferma alle indiscrezioni che circolavano da giorni.
Si sa cosa accade in Italia quando si parla di energia atomica, il Paese è rimasto indietro per decisione, attraverso un referendum, dei suoi abitanti.
Le imprese e i privati pagano una delle bollette più care d’Europa e il gas, fonte energetica al momento insostituibile, lo dobbiamo importare in grande quantità soprattutto dal Nordafrica e dalla Russia. Nulla di male, soprattutto se il miglioramento dei rapporti commerciali porteranno a vantaggi reciproci in termini di prezzi e di continuità delle forniture. Ma se il Vecchio continente, Italia compresa, ha la possibilità di sfruttare i giacimenti di gas che si trovano sotto i nostri tacchi, perché non farlo?
Lo «shale gas» è un’opportunità che sembra preclusa proprio per gli interessi dei più forti. Che non
coincidono con i nostri. Cosa fanno i nostri governanti?
Poco, forse proni ai desiderata dei pesi massimi europei, di cui, purtroppo, non facciamo più parte.
Più consapevoli dei vantaggi per il nostro sistema produttivo sono sicuramente gli industriali, coscienti
dell’opportunità che il gas ottenuto dall’argilla può darci.
Ha detto il presidente di Confindustria Energia, Pasquale De Vita, commentando le dichiarazioni dell’ad Eni: «Quanto sostenuto da Paolo Scaroni è assolutamente condivisibile e rappresenta una nuova sfida per l’industria energetica italiana ed europea. La rivoluzione americana dello "shale gas" probabilmente non sarà replicabile in Europa per una serie di ostacoli normativi e di consenso ma è sicuramente la nuova frontiera con cui dovremo confrontarci».
Per questo motivo, ha proseguito De Vita, in Italia dobbiamo impegnarci per sfruttare al meglio le risorse che abbiamo e non lasciarle inutilizzate, «cercando di far comprendere i vantaggi che ne potrebbero derivare sia in termini economici che di occupazione, certamente non a scapito della tutela dell’ambiente».
Paolo Scaroni, ad dell’Eni, spinge per sfruttare lo «shale gas» [Ansa] (Da Libero Quotidiano, 20/7/2013).




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