La Turchia deve entrare in Europa sarà un segnale contro il razzismo

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13/12/2004, La Repubblica, pag. 11

Parla il vice-presidente della Commissione Ue Frattini: lanceremo un “libro verde” sull'immigrazione.
“La Turchia deve entrare in Europa sarà un segnale contro il razzismo”

di VINCENZO NEGRO
ROMA-Sì all'apertura del negoziato per la Turchia nell'Unione europea. Sì a un “libro verde” dell'immigrazione, per aiutare la Commissione a far capire a tutti i governi europei che l'immigrazione va gestita come una risorsa positiva. Prima che paura e razzismo prendano il sopravvento su un fenomeno che la Ue è perfettamente in grado di gestire.
Sono i messaggi che Franco Frattini, vice-presidente della Commissione responsabile per Giustizia, Libertà e Sicurezza, lancia all'inizio di una settimana decisiva. Il Consiglio europeo voterà l'apertura del negoziato per l'adesione della Turchia e la Commissione farà la prima mossa sull'immigrazione, lanciando il “libro verde”.
Turchia e immigrazione per l'Europa sono due temi che si intrecciano.
Lei èfavorevole all'ingresso di Ankara nell'Unione? Non crede che accenderà nuovi fuochidirazzismo, di xenofobia?
«Io credo che ormai la Turchia, dopo 20 anni di attesa, abbia una legittima aspettativa all'apertura dei negoziati. Con la direzione del governo Erdogan, la Turchia ha adottato delle riforme strutturali decisive, anche in settori di mia diretta competenza, come la Giustizia. Ankara ha varato una revisione del codice penale, ha abolito norme penali che limitavano la libertà di informazione. È chiaro, a nessuno Stato si possono fare sconti, e per questo una clausola di sospensione cautelerà il futuro dei negoziati. Ma secondo me il negoziato per l'adesione deve iniziare».
Molti in Europa sono contrari, e non solo xenofobi come la Lega. Anche partiti come la Cdu tedesca o parte del Ps francese. Temono la difficile integrazione musulmana, temono la crescita del razzismo.
«Accogliendo un paese che ha istituzioni laiche ma è musulmano, l'Europa darebbe un messaggio importantissimo al mondo musulmano. E sarebbe un segnale positivo alla Turchia, per invitarla a seguire la sua vocazione europea, chiedendole di proseguire le sue riforme. Un messaggio che dobbiamo capire in tutta Europa, che ci permetterà di costruire meglio fra tutti noi il dialogo sulla strada del confronto fra le religioni e le culture».
Il leader della Cdu tedesca Angela Merkel ha dichiarato: la nostra politica di integrazione è insufficiente.
«Il tema dell'integrazione degli immigrati è tra l’altro un tema che ha una valenza trasversale, tocca innanzitutto aspetti economici, perché il mercato del lavoro europeo e il primo elemento interessato dall'immigrazione. Tocca gli aspetti politici, perché l'immigrazione ci impone un concreto dialogo tra le culture e le religioni. Infine il tema della sicurezza, un aspetto che io intenzionalmente indico al terzo posto: deve essere l'aspetto patologico, non l'approccio naturale al fenomeno. Con il nostro “libro verde” vogliano lanciare questo dibattito».
Che cosa proporrete con il “libro verde”?
«Non faremo proposte, chiediamo il parere della società europea. In passato la Commissione avevam provato a proporre ai governi un'azione comune, ma gli Stati membri avevano sempre risposto che questa è materia nazionale. Ora però molti capiscono che se l'Europa non sceglie degli standard minimi di comportamento non saremo in grado di risolvere, come bene ha detto la Merkel, il tema dell'integrazione».
Cosa c'è nel Libro verde?
«Proporremo una grande consultazione della società europea: ascolteremo, raccoglieremo pareri da tutti gli attori istituzionali, economici e sociali. II Libro Verde si conclude con una serie di domande. Ho già iniziato a parlare con qualcuna delle parti sociali, per esempio in Italia con il presidente di Confindustria Luca di Montezemolo. Lo faremo con i sindacati, tra l'altro per chiarire ancora una volta che dovremo costruire insieme una integrazione che non sia a scapito delle nostre economie, dei nostri lavoratori».
Non state esagerando nel marginalizzare il tema sicurezza, se non altro perl'incertezza che genera in molti cittadini europei?
«Non cancelliamo il tema sicurezza. Vogliamo gestirlo in maniera corretta. Naturalmente il governo dei flussi di immigrazione riguarda le autorità di polizia, Europol, riguarda la nuovaAgenzia per il controllo delle frontiere che mi sono impegnato a far partire dal 2005. Ma la mia impressione è che solo un dibattito europeo molto più generale sull'immigrazione ci farà andare avanti».
Non crede che il razzismo continui ad essere un fenomeno che continua a pervadere le società europee?
«Credo che possa essere un problema. Anche per questo ho proposto di trasformare l'Osservatorio diVienna sul razzismo ela xenofobia in una “Agenzia per i diritti fondamentali della persona”. L'Agenzia dovrebbe essere un ente con poteri operativi, che possa inviare operatori con compiti attivi, mentre l'Osservatorio redigeva soltanto rapporti. Penso all'anti-semitismo, penso all'integrazione di cittadini musulmani, ai diritti della persona omosessuale, anche se ricordo che lo status familiare (e quindi i matrimoni) rimane di competenza degli stati e quindi le leggi sul matrimonio non saranno competenza dell'Unione. Ma non si può discriminare in nessun modo tra la persona eterosessuale e omosessuale, per acquistare una casa, per lavorare, per risiedere».

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