La truffa delle graduatorie universitarie anglofone

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Ingegneria, Federico II batte Stanford
La graduatoria di Qs, Cosenza esulta per la «vittoria» nel settore civile e strutturale
Ambito umanistico penalizzato perché non si pubblica in inglese: la Crui polemizza-
di Angelo Lomonaco

NAPOLI – «A proposito di classifiche universitarie, ecco il derby Federico II-Stanford, con cui abbiamo un rapporto storico. Derby sull’H-factor stravinto dalla nostra ingegneria civile e strutturale! Non ci credete? Verificate, verificate». La notizia è stata postata su Facebook da Edoardo Cosenza, un qualificato professore universitario di tecnica delle costruzioni che proprio in virtù della propria reputazione professionale ha ricoperto la carica di assessore regionale ai Lavori pubblici e alla Protezione civile. Ma Cosenza è anche un appassionato tifoso del Napoli. Non stupisca, dunque, il linguaggio «calcistico». Per favorire la verifica alla quale invita i propri amici del social network, l’ingegnere pubblica i dati tratti da Qs Top Universities, una delle più qualificate agenzie mondiali di ranking accademici. Nel 2016 Federico II batte Stanford University 85,9 a 78,9. Intendiamoci, limitatamente all’indice H del settore. Perché quanto alla posizione nel settore dell’ingegneria civile e strutturale, la Federico II è terza in Italia (dopo i Politecnici di Milano e di Torino) e nel gruppo tra le posizioni 51 e 100 nel mondo. Stanford invece è sul gradino numero 8. Nella classifica generale di quest’anno, inoltre, l’ateneo statunitense è quarto e l’Università di Napoli si colloca tra le posizioni 441 e 450 (quando la differenza è minima Qs non entra nei dettagli).

Esplora il significato del termine: Ma come funziona questa graduatoria? È davvero tanto importante? E ancora, cos’è l’indice H? Infine e soprattutto, la «vittoria» in un ambito così limitato giustifica la soddisfazione di Cosenza? Andiamo per ordine. Tra le classifiche universitarie, quella di Qs è tra le poche universalmente riconosciute in ambito accademico. La stila ogni anno un’agenzia inglese sulla base di quattro elementi. La reputazione accademica, quella tra le aziende, le citazioni ricevute e l’H-index, o indice di Hirsch dal nome del professore dell’Università della California che l’ha proposto nel 2005 per quantificare la prolificità e l’impatto del lavoro degli scienziati sulla base del rapporto tra il numero delle loro pubblicazioni e le citazioni ricevute. Ed è proprio l’importanza attribuita al fattore H a dare credibilità alla classifica di Qs e a giustificare l’esultanza di Cosenza che, sempre su Facebook, spiega: «L’H-factor è certamente a oggi il migliore parametro. Non perfetto ma il migliore. Il mio 22 è frutto di un lavoro mostruoso e costante di tanti anni».

Concorda Gaetano Manfredi, rettore della Federico II, presidente della Crui e anche lui ingegnere strutturista, che aggiunge con soddisfazione: «Siamo contenti perché negli ultimi anni la nostra università è mediamente in miglioramento». I settori che hanno registrato i migliori risultati sono soprattutto quelli legati a ingegneria e tecnologia. L’ingegneria meccanica napoletana è quarta in Italia e nel range 101-150 nel mondo. Ingegneria chimica è sesta in Italia e nel gruppo 151-200 nella classifica generale. Ingegneria elettrica settima nel paese e tra 201 per 250 su scala globale. Molto bene va anche agraria, terza in ambito nazionale e tra 101 e 150 nel mondo. E ancora, medicina, farmacia, fisica e astronomia, anche diritto. Sorprende invece che in settori nei quali Napoli è tradizionalmente «forte» come archeologia, storia, filosofia, l’intero ambito umanistico insomma, la Federico II sia totalmente assente dalla classifica complessiva. «C’è una spiegazione», chiarisce Manfredi: «Qs prende in considerazione soltanto gli studi in lingua inglese, e i nostri ricercatori di materie umanistiche pubblicano per lo più in italiano. Non è un problema che riguardi soltanto Napoli né solo l’Italia, infatti è in corso una polemica internazionale. Come Conferenza dei rettori abbiamo scritto a Qs per cercare di trovare una soluzione che non ci penalizzi nella graduatorie complessive. Comunque le valutazioni di Qs in ambito scientifico sono affidabili».

Questo aspetto spiega come mai gli atenei statunitensi e britannici dilaghino nelle posizioni alte. Ma qualche responsabilità ce l’hanno anche le nostre università, perché va sottolineato che, per esempio, gli altri atenei campani non compaiono affatto nelle classifiche di Qs. E, più in generale, che altri paesi non di lingua inglese si sono dimostrati più dinamici di noi. Infatti nella graduatoria globale 2016, tra le prime cento università del mondo Qs colloca ben otto università cinesi.Ma come funziona questa graduatoria? È davvero tanto importante? E ancora, cos’è l’indice H? Infine e soprattutto, la «vittoria» in un ambito così limitato giustifica la soddisfazione di Cosenza? Andiamo per ordine. Tra le classifiche universitarie, quella di Qs è tra le poche universalmente riconosciute in ambito accademico. La stila ogni anno un’agenzia inglese sulla base di quattro elementi. La reputazione accademica, quella tra le aziende, le citazioni ricevute e l’H-index, o indice di Hirsch dal nome del professore dell’Università della California che l’ha proposto nel 2005 per quantificare la prolificità e l’impatto del lavoro degli scienziati sulla base del rapporto tra il numero delle loro pubblicazioni e le citazioni ricevute. Ed è proprio l’importanza attribuita al fattore H a dare credibilità alla classifica di Qs e a giustificare l’esultanza di Cosenza che, sempre su Facebook, spiega: «L’H-factor è certamente a oggi il migliore parametro. Non perfetto ma il migliore. Il mio 22 è frutto di un lavoro mostruoso e costante di tanti anni».

Concorda Gaetano Manfredi, rettore della Federico II, presidente della Crui e anche lui ingegnere strutturista, che aggiunge con soddisfazione: «Siamo contenti perché negli ultimi anni la nostra università è mediamente in miglioramento». I settori che hanno registrato i migliori risultati sono soprattutto quelli legati a ingegneria e tecnologia. L’ingegneria meccanica napoletana è quarta in Italia e nel range 101-150 nel mondo. Ingegneria chimica è sesta in Italia e nel gruppo 151-200 nella classifica generale. Ingegneria elettrica settima nel paese e tra 201 per 250 su scala globale. Molto bene va anche agraria, terza in ambito nazionale e tra 101 e 150 nel mondo. E ancora, medicina, farmacia, fisica e astronomia, anche diritto. Sorprende invece che in settori nei quali Napoli è tradizionalmente «forte» come archeologia, storia, filosofia, l’intero ambito umanistico insomma, la Federico II sia totalmente assente dalla classifica complessiva. «C’è una spiegazione», chiarisce Manfredi: «Qs prende in considerazione soltanto gli studi in lingua inglese, e i nostri ricercatori di materie umanistiche pubblicano per lo più in italiano. Non è un problema che riguardi soltanto Napoli né solo l’Italia, infatti è in corso una polemica internazionale. Come Conferenza dei rettori abbiamo scritto a Qs per cercare di trovare una soluzione che non ci penalizzi nella graduatorie complessive. Comunque le valutazioni di Qs in ambito scientifico sono affidabili».
Questo aspetto spiega come mai gli atenei statunitensi e britannici dilaghino nelle posizioni alte. Ma qualche responsabilità ce l’hanno anche le nostre università, perché va sottolineato che, per esempio, gli altri atenei campani non compaiono affatto nelle classifiche di Qs. E, più in generale, che altri paesi non di lingua inglese si sono dimostrati più dinamici di noi. Infatti nella graduatoria globale 2016, tra le prime cento università del mondo Qs colloca ben otto università cinesi.

Corriere del Mezzogiorno | 29.03.2016




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