La traduzione europea chiede aiuto

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Servizio tratto dal quotidiano El Paìs del 24-04-2009
http://www.elpais.com/articulo/cultura/traduccion/europea/pide/auxilio/elpepicul/20090423elpepicul_1/Tes


La traduzione europea chiede aiuto


Gli specialisti parlano dei mali che riguardano il settore e chiedono il sostegno dell'UE. L'obiettivo prioritario è difendere le lingue minoritarie di fronte al peso dell'inglese

Umberto Eco aveva già detto che la vera lingua europea sarebbe stata la traduzione. L'ronia del famoso scrittore italiano non smette di avere il suo fondo di verità in un'Unione Europea dove convivono 23 lingue ufficiali parlate nei 27 paesi membri, senza considerare l'esistenza di più di un centinaio di lingue regionali senza Stato. In linea con la sentenza di Eco, un centinaio di professionisti della traduzione e dell'editoria, così come i responsabili culturali di tutta l'UE si sono riuniti lunedì a Bruxelles in una conferenza per chiedere misure di sostegno al settore al fine di assicurare la diversità culturale e il plurilinguismo.

I partecipanti all'appuntamento si sono impegnati a migliorare le condizioni dei traduttori letterari, ad appoggiare gli editori che favoriscono le versioni verso altre lingue, a sviluppare iniziative come quella di una rete di biblioteche europee sulla scia del programma di cinema Media, e a creare un osservatorio europeo del settore che potrebbe stabilire la sua sede a Toledo, una città con una lunga tradizione grazie alla sua scuola di traduttori.

Tra le principali sfide vi è la necessità di evitare la totale egemonia dell'inglese e l'urgenza di favorire maggiormente le traduzioni tra le lingue minoritarie. L'impulso alle traduzioni letterarie, come garanzia di difesa delle lingue minoritarie, è apparso come nodo cruciale di vari interventi. Proprio il presidente della Commissione Europea, il portoghese José Manuel Durao Barroso, ha dichiarato: “Non nutriamo risentimenti contro l'inglese, ma nell'era della globalizzazione dobbiamo mostrare più interesse per quello che altri scrivono o fanno”.

Di fatto, circa metà delle traduzioni nell'UE partono dall'inglese come lingua d'origine, e l'80% delle versioni in qualsiasi lingua si traduce verso questo idioma, il francese o il tedesco, secondo studi recenti utilizzati a Bruxelles come documento di lavoro della conferenza. Lo spagnolo raggiunge circa il 2,6% delle traduzioni come lingua d'arrivo, secondo dati dell'anno 2006.

La britannica Ros Schwartz ha persino affermato che i traduttori guadagnano uno stipendio molto inferiore rispetto al salario dei metallurgici e alcuni interventi sono stati orientati verso le penose condizioni lavorative e intellettuali in cui realizzano i propri compiti: uno di questi si riferisce all'autorità del traduttore. “In varie occasioni”, hanno segnalato alcuni, “i nostri nomi non appaiono nè sulle prime pagine dei libri, nè marginalmente”.
Tuttavia, l'appuntamento di Bruxelles, promosso da Barroso, e che avrà seguito nelle prossime conferenze, doveva essere centrato più su questioni culturali che su questioni sindacali o professionali, aspetti in cui l'UE manca di competenze.

Riguardo queste tematiche, Heinrich Schmidt-Henkel, rappresentante di un'associazione di traduttori tedeschi, è stato molto incisivo quando ha affermato: “Abbiamo appena aiuti per i traduttori letterari e, quindi, gli sforzi pubblici dovrebbero essere destinati più ad ampliare l'insegnamento delle lingue alle scuole medie di tutta Europa che ad aprire facoltà di traduzione”.

“Possono formarsi i traduttori letterari?”, si è chiesto Schmidt-Henkel, per rispondere che la sua preparazione pone problemi identici a quelli che hanno gli scrittori. “I traduttori sono i secondi autori di un'opera”, ha dichiarato in un'opinione condivisa da quasi tutti i presenti. Nel campo dell'istruzione, il rettore dell'Università per gli Stranieri di Perugia (Italia), Stefania Giannini, ha reclamato che “si è perso l'esercizio della traduzione come pratica di apprendimento”e ha raccomandato allo stesso tempo la necessità di un incremento delle ore dedicate all'insegnamento delle lingue nei diversi cicli educativi.

Insieme al fenomeno scolastico delle lingue, sono sorte altre iniziative per richiedere alle autorità europee maggiore agilità nel concedere borse di studio o sovvenzioni. Javier Santillan, editore di Gadir, uno dei pochi spagnoli invitati alla conferenza di Bruxelles, ha reclamato più appoggio economico e meno burocrazia nell'incentivare le traduzioni letterarie. “In varie occasioni”, ha detto, “ho desistito dal chiedere aiuti a causa della complessità del processo. D'altro canto, va bene l'appoggio ai traduttori ma se aumentiamo la domanda di versioni verso altri idiomi da parte delle case editrici, non andiamo da nessuna parte”.

Tra le possibilità che si sono delineate in questo settore è emersa la proposta di vari editori di sovvenzionare la traduzione di opere classiche della letteratura europea verso altri idiomi ufficiali dell'UE.

Uno dei relatori di questo appuntamento sulla traduzione letteraria, lo scrittore iracheno Younis Tawfik, ha fatto allusione alla possibilità che la Scuola di Traduttori di Toledo, un'istituzione di origine medievale, accolga in futuro un osservatorio europeo sul tema, orientato ad avere un seguito nel settore. Residente in Italia, questo autore iracheno ha difeso il ruolo cruciale che le traduzioni possono ricoprire tra le diverse culture. Anche se il riferimento a Toledo è stata solo un'iniziativa in bocca ad alcuni dei presenti, i funzionari della Commissione del Multilinguismo, diretti dal rumeno Leonard Orban, hanno mostrato simpatia per questa proposta che potrebbe concretizzarsi durante la presidenza spagnola dell'UE nel 2010. Su questa linea, il nuovo Ministro della Cultura, Angeles Gonzalez-Sinde, ha annunciato il suo proposito di incentivare gli aiuti alla creazione letteraria e alle traduzioni.

Sia Orban che gli altri responsabili culturali si sono incaricati di ricordare che l'Europa è la regione dove più si traduce e da più tempo.
La diversità linguistica dell'Europa deve contemplarsi come una ricchezza e non come un inconveniente”, hanno ripetuto vari partecipanti.
“Proprio l'UE”, ha spiegato Durao Barroso all'apertura della conferenza, “è uno dei più importanti datori di lavoro del settore con un migliaio di interpreti e circa 2400 traduttori per 23 lingue”.


23 lingue ufficiali in 27 paesi
-Nei 27 membri dell'UE ci sono 23 idiomi ufficiali e circa 60 lingue regionali senza stato
-Nell'anno 2004 si sono tradotti un totale di 73.791 libri in tutta Europa, rispetto ai 48. 132 tradotti nel 1979, secondo dati dell'Unesco
-La Francia ha superato negli ultimi anni la Germania come principale mercato per le traduzioni
-Circa la metà delle traduzioni nell'UE deriva dall'inglese come lingua del libro di partenza
Inglese, francese e tedesco rappresentano quasi l'80% delle traduzioni come lingua di arrivo. L'italiano è presente con il 3,46 e, a continuazione, lo spagnolo con il 2,43
-La Cina è il mercato emergente più importante per i libri che derivano dall'UE




La traducción europea pide auxilio

Los profesionales hablan de los males que aquejan al sector y exigen apoyo a la UE – El objetivo prioritario es defender las lenguas minoritarias frente al peso del inglés

Umberto Eco ya dijo que la auténtica lengua de Europa es la traducción. La ironía del famoso escritor italiano no deja de tener su fondo de verdad en una Unión Europea (UE) donde conviven 23 idiomas oficiales hablados en los 27 países miembros, todo ello sin incluir la existencia de más de medio centenar de lenguas regionales sin Estado. Al hilo de la sentencia de Eco, un centenar de profesionales de la traducción y de la edición, así como responsables culturales de toda la UE se reunieron el lunes en Bruselas en una conferencia para pedir medidas de apoyo al sector como forma de asegurar la diversidad cultural y el plurilingüismo.

Los participantes de la cita se comprometieron a mejorar las condiciones de los traductores literarios, a respaldar a los editores que favorezcan las versiones a otros idiomas, a desarrollar iniciativas como la de una red de librerías europeas -al estilo del programa de cine Media-, y a crear un observatorio europeo del sector que podría fijar su sede en Toledo, una ciudad con una larga tradición a través de su Escuela de Traductores.

Entre los principales desafíos se halla la necesidad de escapar a la absoluta hegemonía del inglés y la urgencia de favorecer más las traducciones entre las lenguas no mayoritarias. El impulso de las traducciones literarias, como garantía de defensa de los idiomas minoritarios, apareció como eje de varias intervenciones. El propio presidente de la Comisión Europea, el portugués José Manuel Durão Barroso, reconoció: “No albergamos resentimientos contra el inglés, pero en la era de la globalización debemos mostrar más interés por lo que otros escriben o hacen”.

De hecho, alrededor de la mitad de traducciones en la UE procede del inglés como lengua de origen, y el 80% de las versiones de cualquier idioma se vierte a este idioma, al francés o al alemán, según estudios recientes difundidos en Bruselas como documento de trabajo de la conferencia. El español alcanza un 2,6% de las traducciones como lengua de destino, según datos del año 2006.

La británica Ros Schwartz llegó a decir que los traductores cobran unos sueldos muy inferiores a los salarios de los metalúrgicos y algunas intervenciones se centraron en las penosas condiciones laborales e intelectuales en las que realizan su tarea: una de ellas se refiere a la autoría del traductor. “En bastantes ocasiones”, señalaron algunos, “ni siquiera aparecen nuestros nombres en las solapas o en las primeras páginas de los libros”. No obstante, la cita de Bruselas, auspiciada por Barroso y que tendrá continuidad en próximas conferencias, estaba dedicada más a cuestiones culturales que sindicales o profesionales, unos aspectos en los que la UE carece de competencias.

Al abundar en ese aspecto, Heinrich Schmidt-Henkel, representante de una asociación de traductores germano-hablantes, fue muy elocuente cuando afirmó: “No contamos apenas con ayudas para los traductores literarios y, por otra parte, los esfuerzos públicos deberían destinarse más a ampliar la enseñanza de idiomas en los niveles de secundaria de toda Europa que en abrir facultades de traducción”.

“¿Pueden formarse los traductores literarios?” se preguntó Schmidt-Henkel, para responder que su preparación plantea idénticos problemas a los que tienen los escritores. “Los traductores somos los segundos autores de una obra”, manifestó en una opinión suscrita por casi todos los asistentes. En lo educativo, la rectora de la Universidad para Extranjeros de Perugia (Italia), Stefania Giannini, lamentó que “se haya perdido el ejercicio de la traducción como práctica de aprendizaje” y abogó asimismo por un incremento de las horas dedicadas a la enseñanza de idiomas en los distintos ciclos educativos.

Junto al fomento escolar de los idiomas, surgieron otras iniciativas que pedían a las autoridades europeas mayor agilidad a la hora de la concesión de becas o subvenciones. Javier Santillán, editor de Gadir, uno de los pocos españoles invitados a la conferencia de Bruselas, reclamó más respaldo económico y menos burocracia a la hora de incentivar las traducciones literarias. “En ocasiones”, dijo, “he desistido de pedir ayudas por la complejidad del proceso. De otro lado, está muy bien el apoyo a los traductores, pero si no aumentamos la demanda de versiones a otros idiomas por parte de las editoriales, no vamos a ningún sitio”.

Entre las posibilidades que se barajaron en este apartado figuró la propuesta de varios editores de subvencionar la traducción de obras clásicas de la literatura europea a todos los idiomas oficiales de la UE.

Uno de los ponentes de esta cita sobre la traducción literaria, el escritor iraquí Younis Tawfik, aludió a la posibilidad de que la Escuela de Traductores de Toledo, una institución de origen medieval, acogiera en el futuro un Observatorio europeo sobre el tema orientado a hacer un seguimiento del sector. Afincado en Italia, este autor iraquí defendió el papel de puente que las traducciones pueden jugar entre las distintas culturas. Aunque la mención a Toledo fue sólo una iniciativa en boca de algunos asistentes, funcionarios de la comisaría de Multilingüismo de la UE, que dirige el rumano Leonard Orban, mostraron su simpatía por esa propuesta que podría concretarse durante la presidencia española de la UE en 2010. En esa línea, la nueva ministra de Cultura, Ángeles González-Sinde, ha anunciado su propósito de impulsar las ayudas a la creación literaria y a las traducciones.

Tanto Orban como otros responsables culturales se encargaron de recordar que Europa es la región donde más se traduce y desde hace más tiempo. “La diversidad lingüística de Europa ha de contemplarse como una riqueza y no como un inconveniente”, repitieron varios participantes. “La propia UE”, explicó Durão Barroso en la apertura de la conferencia, “es una de las más importantes empleadoras del sector con un millar de intérpretes y unos 2.400 traductores para 23 idiomas”.

23 idiomas oficiales en 27 países

– Los 27 miembros de la Unión Europea cuentan con 23 idiomas oficiales y unas 60 lenguas regionales sin Estado.
– En el año 2004 se tradujeron un total de 73.791 libros en el conjunto de Europa, frente a los 48.132 traducidos en 1979, según datos de la Unesco.
– Francia ha superado en los últimos años a Alemania como principal mercado para las traducciones.
– Alrededor de la mitad de las traducciones en la UE procede del inglés como lengua del libro de origen.
– Inglés, francés y alemán suponen casi el 80% de las traducciones como lengua de destino. El italiano figura con el 3,46 y, a continuación, el español con el 2,43.
– China es el mercado emergente más importante para los libros procedentes de la Unión Europea.






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