La Terra sull’orlo di un “baby boom” di nuove nazioni

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La Terra sull’orlo di un “baby boom” di nuove nazioni

Vent’anni dopo la fine dell’Urss, il pianeta è in cerca di equilibrio. E molti confini sono destinati a sparire

Nome: Sud Sudan. Data di fondazione: 9 luglio 2011. Abitanti: 10,6 milioni. Capitale: Juba. È l’identikit dell’ultimo Stato nato sul globo. Ancora prima era stato il turno di Timor Est (20 maggio 2002) unirsi al grande consesso mondiale degli Stati nazionali. A parte queste iscrizioni sporadiche (risale al 1993 l’indipendenza dell’Eritrea sebbene la Costituzione del ’97 non sia ancora applicata) per trovare l’ultima cascata di «neostati», bisogna risalire nel tempo, ad oltre 20 anni fa, la fuga delle repubbliche baltiche dall’Urss in dissoluzione, i cugini lontani del Caucaso che si staccano (Georgia e Azerbaijan) dalla madre Russia, e ancora l’atomizzazione della Jugoslavia. Il mappamondo all’alba del 21° secolo sembrava completo, mancante appena di qualche tassello come il Kosovo dove se tutti sono d’accordo sui confini, il nodo è su chi è il «proprietario» di quelle frontiere: i serbi di Belgrado o i kosovari di Pristina? Eppure oggi, con il terzo millennio a un passo dal compiere 13 anni, il mondo è sull’orlo di un altro «baby boom nazionale», come lo chiama il «New York Times». Una genesi differente però da quelle che hanno segnato la storia recente della formazione di Stati: non più il prodotto di singoli cambiamenti politici (la dissoluzione dell’Urss, la decolonizzazione nel post II Guerra Mondiale in Africa) o di conflitti per l’emancipazione nazionale, bensì l’inglobamento dei confini, come fosse una sorta di erosione geologica, spinte e pressioni invisibili sul breve periodo ma che a lungo andare emergono provocando scossoni e alla fine un nuovo equilibrio planetario. Ecco in dettaglio alcune delle zone che, chissà già nel prossimo decennio, dovremmo (forse) aggiornare sul mappamondo.

La Stampa, 15-10-2012




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