La tentazione solitaria della Russia può danneggiare anche l’Europa

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La tentazione solitaria della Russia può danneggiare anche l'Europa

di GIULIO SAPELLI

Quando pensiamo all'Europa pensiamo ancora alla configurazione statuale che è emersa dai trattati degli anni Novanta. Ma questa Europa, che nasceva dopo il crollo dell'impero sovietico è ancora, per quel che riguarda la Russia, quella della Guerra Fredda e della fine dell'odiosa dittatura della Germania Est e dell'Urss. Essa non è stata l'occasione per ripensare strategicamente a una nuova Europa, che vada dall'Atlantico agli Urali. Sorprende, in un mondo che si vuole pensare ed è certamente sempre più interconnesso nonostante spinte protezionistiche che si sviluppano in ogni dove per via della crisi economica mondiale, che si pensi ancora a un'Europa che esclude piuttosto che includere la Russia ormai non più sovietica. Eppure un'Europa siffatta sarebbe un plesso essenziale per la sicurezza mondiale, dalle regioni del Grande Gioco dell'Asia Centrale sino ai tumultuosi mari caldi del Mediterraneo, come dimostrano le terribili crisi delle post-primavere arabe e delle post guerre afghana e irachena. Solo una cooperazione europea continentale che crei un peso strategico euro-asiatico potrebbe contribuire a risparmiare agli Usa di portare ancora troppo da soli (se si esclude il ruolo ancora ineludibile del Regno Unito) un peso che dovrebbe essere molto più condiviso. Invece la Russia è ancora destinata a una strategica solitudine che diviene sempre più la cifra insoddisfacente della sua collocazione internazionale. Continente euro-asiatico per eccellenza e per destino storico-generale, la Russia o è tale o non è, come ben compresero i suoi imperiali fondatori zaristi. Anche oggi Putin interpreta, ma con immensi sforzi e difficoltà, questo destino. Esso trova sempre nuovi ostacoli nel suo percorso.
L'avvenuta accettazione recentissima della Russia nel Wto di pochi mesi orsono – mentre la Cina ne è parte dal 2001! – pareva aver invertito questa linea di tendenza. Ma è stata un'illusione. Il confronto apertosi con la Commissione europea sul libero scambio in merito alle reti energetiche e le accuse mosse a Gazprom di esercitare una politica di fatto aggressiva sul sistema economico e politico europeo segnano un'inversione di tendenza che nulla di buono fa presagire sul piano dei rapporti internazionali. Non è un caso che tale politica vada di pari passo con il rafforzamento delle istituzioni europee di controllo sui mercati nazionali. E non è a caso che queste misure abbiano suscitato la ferma reazione britannica che ha disvelato il suo disagio e la sua fondamentale natura non europea ma transatlantica nei confronti dell'egemonia franco-tedesca: essa si staglia sempre più fortemente sul continente europeo. E non è un caso, ancora, che il Regno Unito, con una potente impresa energetica come Bp abbia intrapreso una strada economicamente tutt'affatto diversa, affiancandosi all'incorporazione tecnologica e azionaria di TnK nel gigante statale Rosneft che, con una complicata operazione azionaria e di potere, ha ampliato e rafforzato il consolidato merger istituitosi un tempo tra TnK e la stessa Bp. La cuspide del potere europeo sembra invece mirare – anche con la Germania, il che è inaudito – ad allentare i suoi storici legami con la Russia. Solitudine della Russia, quindi, come afferma il più acuto studioso russo di strategia internazionale, Sergej Karaganov. Solitudine che si staglia anche verso il Pacifico, dove il conflitto sino-giapponese per il controllo del Mar della Cina non può che aggravare le difficoltà di stabilizzazione di un'area essenziale per la crescita mondiale e per la pace e l'ordine internazionale. L'Italia ha un interesse sostantivo affinché si superi la strategica solitudine russa. I nostri legami con quell'impero sono secolari e nel secondo dopoguerra l'antiveggenza della nostra classe politica ed economica pubblica e privata (l'Enfi e la Fiat) non ha mai fatto sì che la Guerra Fredda tracimasse in una politica d'isolamento, ma si tramutasse, invece, in una coesistenza non solo pacifica, ma ricca di occasioni economiche di reciproca utilità, come del resto dimostra la nostra presenza economica di centinaia di imprese in terra russa che dovrebbe essere strategicamente rafforzata. Per questo, quali che siano le difficoltà che si incontrano nella stabilizzazione dei poteri, l'Italia ha, ancor più oggi, un interesse strategico vitale per il superamento di quella solitudine.

(Da "Il Corriere delle Sera", 06/11/2012)




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