La Svizzera non più italiana. Sono sempre più i Cantoni che hanno deciso di escludere la lingua di Dante dalle materie di insegnamento

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Il presidente dell’Aspi Sperduto: “Una scelta inaccettabile”

La Svizzera non più italiana

Sono sempre più i Cantoni che hanno deciso di escludere la lingua di Dante dalle materie di insegnamento

“In Italia, sotto i Borgia, per trent’anni hanno avuto guerre, terrore, assassinii, massacri: e hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera, hanno avuto amore fraterno, cinquecento anni di pace e democrazia, e cos’hanno prodotto? Gli orologi a cucù”. La citazione tratta da il film ’Il terzo uomo’, di Carol Reed con Orson Welles e Alida Valli, rappresenta in chiave ironica la storia e le relazioni che intercorrono fra le due Nazioni divise dalle Alpi e unite dai tunnel del Bernina e del San Gottardo.

Rapporto stretto al punto che l’italiano è fra le lingue ufficiali della Confederazione Elvetica, dal momento che comprende anche cantoni a lingua italiana. Idioma che sta pian piano scomparendo dalle scuole svizzere. Il cantone di Obvald ha deciso di eliminare l’italiano dalle materie necessarie per ottenere il diploma di maturità. Quello di San Gallo stava per prendere un’analoga decisione. Nel cantone di Basilea Campagna solo 32 alunni hanno deciso di imparare l’italiano come seconda lingua.

A difesa della bellezza e della storia della lingua italiana è giunto Donato Sperduto, presidente dell’Aspi (Associazione svizzera dei professori di italiano) e docente alla Kantonschule di Obwalden: “Decidere di tralasciare l’insegnamento dell’italiano nelle scuole può essere controproducente per gli stessi alunni. Innanzitutto, per la carriera professionale, dato che consente di instaurare e mantenere rapporti economici con imprese italiane e della Svizzera italiana. Urge una linea programmatica per la salvaguardia e la diffusione della lingua di Dante non solo da parte dell’Aspi, ma altresì della Svizzera italiana e di chi rappresenta gli italiani e l’italiano all’estero. Il loro silenzio non è più sopportabile”.

Oltre all’ostracismo dei dirigenti scolastici elvetici, anche gli alunni non sembrano gradire l’insegnamento della lingua italiana nelle scuole: “Soprattutto nei grandi Cantoni della Svizzera tedesca l’italiano continua a perdere di importanza”, spiega Donato Sperduto, che oltre a presiedere l’Aspi è anche responsabile del settore lingua italiana presso la Società svizzera degli insegnanti delle scuole medie. “La situazione ha conseguenze anche sulle università: sempre meno studenti optano per una carriera di docente di italiano”. A minacciare la presenza dell’idioma di Dante e Petrarca è lo spagnolo, ritenuto dagli studenti più utile perché parlato in più parti del globo. “Bisognerebbe riprogrammare tutto ciò che riguarda l’insegnamento dell’italiano nelle scuole – continua Sperduto – . Se da un lato l’innalzamento del numero minimo (da 10 a 12) di alunni per attivare un corso ha colpito duramente l’insegnamento dell’italiano, dall’altro chiedo al Cantone Ticino di darsi una smossa, non solo per richiedere più funzionari al Governo Centrale, ma anche per difendere e salvaguardare l’italiano”.

Le polemiche colpiscono la nostra lingua come degli strali avvelenati: il direttore dell’Ufficio del livello secondario II del Canton San Gallo, Christoph Mattle ha affermato: “La lingua nazionale è naturalmente un argomento, ma con lo stesso diritto il latino può valere come lingua madre dell’Europa”. Dando quasi per scontata la morte dell’italiano. E Berna sembra sorda ai continui richiami e petizioni provenienti dal Ticino e dagli svizzeri: finora, né le petizioni firmate da migliaia di cittadini, né la richiesta avanzata dal Canton Ticino al Dipartimento federale dell’ Interno di annullare il provvedimento per tutelare l’ apprendimento dell’ italiano hanno ottenuto risultati.

Non è servita a nulla neppure l’ interpellanza in Gran Consiglio della deputata socialista Nicole Wildisen, secondo la quale l’ emarginazione dell’ italiano “indebolisce il plurilinguismo di cui la Confederazione si è sempre vantata”: non basta conoscere le parole ’spaghetti e pizza’ per conoscere lingua e cultura italiana”.

Le giustificazioni poste dai cantoni sono quelle relative al risparmio economico. A San Gallo è stato calcolato che eliminando i corsi d’italiani si sarebbero risparmiati oltre 250.000 franchi. Mille chilometri più in giù di San Gallo si usa un detto: “il risparmio non è mai un guadagno”. Bisognerebbe andarglielo a spiegare, agli svizzeri.

Alessandro di Liegro
28 dicembre 2011
http://lindro.it/La-Svizzera-non-piu-it … v2UeHL4SXE




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