La struttura della metrica comune a tutte le lingue

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Incontri. Parla Morris Halle, l’ideatore della fonologia moderna che ha appena terminato un saggio con Nigel Fabb sull’universalità della lirica

Così funziona la mente dei poeti

Le strutture basilari della metrica sono comuni a tutte le lingue

di Massimo Piattelli Palmarini

Quando iniziai a studiare l’inglese a scuola, la professoressa ci disse che ogni parola dell’inglese ha la sua particolare pronuncia e che bisognava impararla parola per parola. C’ era in questo una certa saggezza pratica, ma anche il riflesso di un antico modo di studiare la fonologia che Morris Halle e Noam Chomsky hanno sbaragliato nel 1968 con il loro monumentale saggio The Sound Pattern of English (ormai abbreviato da anni tra i linguisti con la sigla Spe). Non più regole e regolette, ma eleganti principi di livello molto astratto. Su questa base si è sviluppata la fonologia moderna. Si sono, infatti, scoperte delle scansioni mentali distinte, un po’ come dei conta-secondi, attivi nella nostra mente, che ritmano in tempo reale un tic tac per le sillabe, uno per i fonemi, uno per la metrica, uno per i morfemi (in italiano, parti delle parole come «ndo», «ito», «ato» ecc). Come le pecorelle, questi suoni vanno a due a due o a tre a tre, a seconda della lingua. Poi questi gruppi sono a loro volta ulteriormente, mentalmente, raggruppati a due a due, o a tre a tre. Si noti, non a quattro a quattro o a cinque a cinque. In astratto la mente potrebbe fare anche questo, ma non lo può fare in concreto, non la mente umana così com’ è costruita. L’importanza di questo lavoro la lascio valutare da Marina Nespor, fonologa internazionalmente nota, docente all’Università di Milano Bicocca: «Quel libro, sul sistema che determina la forma sonora delle parole inglesi, ha più di ogni altro cambiato la concezione di come i suoni sono organizzati nelle lingue naturali». Di Morris Halle mi dice: «È a buon diritto considerato l’ideatore della fonologia moderna»… Con un ex allievo del Mit, Nigel Fabb, ora professore a Glasgow, Halle ha appena pubblicato alla Cambridge University Press un altro approfondito lavoro, Meter in Poetry, sulla metrica nella poesia. Passando ad un attento setaccio poesie in ben 15 lingue, dall’italiano all’arabo, dall’inglese al greco, di poeti che spaziano da Dante a Montale, da Verlaine ad Aristofane, senza omettere i salmi dell’Antico Testamento, Halle e Fabb hanno messo in evidenza le strutture comuni, ciò che le poesie ci rivelano sull’organizzazione della mente umana. «In tutte le lingue e le culture – mi dice Halle – troviamo la poesia metricamente organizzata. E troviamo che ogni metrica è basata su gruppi di due o di tre sillabe, cioè in ciò che tradizionalmente si chiamano “piedi”, con variazioni che vengono ampiamente sviluppate nel nostro libro. Semplificando un po’, i piedi sono a loro volta raggruppati in coppie o in triplette, chiamate “metra” e questi di nuovo in coppie o triplette chiamate “cola”» (in italiano tradotto dalla Nespor come «diastichi»). In tanta uniformità, esistono anche vari gradi di libertà, e così le metriche variano nel tempo e nelle lingue… In sostanza, ogni poeta, in ogni epoca ed in ogni lingua, ha cinque opzioni possibili per ogni unità, cinque per le sillabe, cinque per i piedi e così via per i metra e i cola. Qualche scoperta inattesa? «Sì, nella poesia delle lingue neo-latine (italiano, francese, spagnolo, portoghese) le sillabe sono sempre e solo raggruppate a due a due, partendo dal bordo destro del verso e la testa del piede è sempre a destra. In inglese, russo e tedesco, invece, si hanno più variazioni. Oltre alle coppie si hanno triplette, si parte anche da sinistra, oltre che da destra». Molte interessanti similitudini sussistono tra l’organizzazione della metrica in poesia e il modo in cui le diverse lingue assegnano l’accento tonico. Di nuovo coppie e triplette e di nuovo «teste» posizionate verso destra o verso sinistra cinque volte, poi cinque, sei, sette, otto, poi otto e cinque che si alternano quattro volte, poi in decrescendo.. Due domandine finali. Cosa ci insegna tutto questo sulla mente umana? «La capacità di raggruppare in coppie e triplette e poi, di nuovo, ricorsivamente, raggruppare il risultato in altre coppie o triplette è una proprietà universale della nostra mente. E così la capacità di designare elementi prominenti, le teste, e poi mantenere questa prominenza di nuovo ricorsivamente. Questa ricorsività è fondamentale anche in sintassi, come da anni sottolineato da Chomsky. Qualunque buona teoria della mente umana dovrà spiegare questi fatti». Trattare la poesia in questo modo non è un po’ riduttivo? Halle risponde piuttosto seccato: «Quando Pitagora dimostrò il suo teorema non “ridusse” l’ipotenusa ai cateti, ma capì una proprietà vera dei triangoli rettangoli che nessuno aveva prima notato. Quando noi ora mostriamo che ogni metrica poetica consiste in questi raggruppamenti ripetuti in coppie o in triplette non “riduciamo” i versi a niente altro. Rendiamo esplicita una proprietà che era rimasta fino ad ora implicita». Proprio da Halle ho imparato perché in inglese l’accento della parola comparable è sulla o, non sulla prima a, e di Arabic è sulla prima a, non sulla seconda, e perché noi italiani sbagliamo sempre, molto prevedibilmente, tanti accenti delle parole inglesi. Come per la poesia, il segreto sta nella sillabificazione e nel raggruppamento delle sillabe. Per questo la mia professoressa delle medie aveva torto come fonologa, ma ragione come praticona della lingua.

(Dal Corriere della Sera, 18/10/2008).

Questo messaggio è stato modificato da: Daniela_Giglioli, 16 Gen 2009 – 20:34 [addsig]




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