La stampa inglese contro gli spioni

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REGNO UNITO

La stampa inglese contro gli spioni

Scintille fra il servizio di intelligence britannico MI5 e l’editore delGuardian. Al centro la privacy dei cittadini e le intercettazioni legate al caso Snowden.

di Sara Pinotti

È guerra aperta tra il servizio d’intelligence britannico MI5 e Alan Rusbridger, editore del quotidiano inglese Guardian che qualche mese fa ha pubblicato le controverse rivelazioni della talpa della Cia, Edward Snowden riguardo al controllo di governi e forze di polizia sui dati privati di miliardi di cittadini in tutto il mondo. Rusbridger ha dichiarato di avere intenzione di pubblicare ulteriori materiali segreti fornitigli da Snowden, cosa che d’altra parte il Guardian sta periodicamente facendo fin dalle prime, scottanti, rivelazioni.
UN’INTIMIDAZIONE ESPLICITA. Si tratta della prima volta, però, che all’editore è arrivata un’intimidazione esplicita da parte dell’MI5: nel suo primo discorso aperto in quanto direttore generale dell’intelligence (la carica gli è stata conferita nell’Aprile 2013), Andrew Parker ha infatti consigliato a Rusbridger di interrompere qualsiasi diffusione di notizie sul monitoraggio dei dati digitali dei cittadini.
«Rendere pubbliche le tecniche dell’intelligence dà un vantaggio ai terroristi e le forze speciali inglesi hanno reso un servizio vitale nello stoppare piani terroristici negli scorsi anni», ha dichiarato, aggiungendo, senza però nominare esplicitamente Edward Snowden: «Le notizie trapelate hanno causato un enorme danno e limitato la nostra azione».
I MEZZI IN MANO AI TERRORISTI. Secondo Parker, «oggi i terroristi hanno migliaia di diversi mezzi di comunicazione: email, socia netwok, chat, una miriade di apps». Per stopparli, ha spiegato il direttore dell’intelligence britannica, l’intercettazione è necessaria: «A noi serve il diritto di accesso a queste informazioni per proteggere il Paese». Rusbdigder, da parte sua, sembra però non avere alcuna intenzione di seguire il consiglio di Parker, ha scritto la Bbc che per prima ha dato la notizia tra il giornale e l’MI5.
UN DOVER DEI MEZZI D’INFORMAZIONE PUBBLICARE LE NOTIZIE. L’editore ritiene infatti che sia dovere di un quotidiano pubblicare certe informazioni. «I servizi segreti hanno sempre detto, e sempre diranno, che articoli di questo tipo avvantaggiano i terroristi. Se andiamo indietro negli Anni 90 era lo stesso», ha spiegato. «Non vogliono che la stampa ne scriva ma l’MI5 non può essere l’unica voce in causa».
CRITICHE ALLE FORZE POLITICHE. Le critiche dell’editore  non sono andate soltanto alle forze di polizia ma anche ai politici inglesi, colpevoli a sua detta di non avere pubblicamente parlato delle rivelazioni di Snowden a sufficienza, né di avere creato dibattito sul tema. «Sono andato negli Stati Uniti e lì tutti ne parlano» ha detto, incitando il Parlamento londinese a portare al più presto in Aula l’argomento. «Se i parlamentari non ne discutono, e se le Corti continuano a parlarne soltanto in privato» ha concluso, «allora ritengo che spetti alla stampa di stimolare la discussione in materia. Accade già in America e in Europa, perché il pubblico è intensamente interessato all’argomento».
UN DIBATTITO DA NON SOTTOVALUTARE. Un dibattito, quello sul controllo incrociato dei dati personali degli utenti online, che secondo Rusbridger dovrebbe fiorire quindi anche nel Regno Unito, terra del quotidiano che per primo ha diffuso le rivelazioni di Snowden al mondo, e che tanto è coinvolto nelle intercettazioni digitali quanto lo è l’America. 
(Da lettera43.it,10/10/2013).

 




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