La spinta che arriva dalla nuova Ue

Posted on in Europa e oltre 13 vedi

IL GIORNALE 08.05.2004 p. 12
La spinta che arriva dalla nuova Ue

GIA\STEFANO FRIGERIO

Le sfide della globalizzazione rendono più che mai urgenti e brucianti i processi di modernizzazione. Però una élite politica commetterebbe un grave errore di prospettiva e di superficiale provincialismo se pensasse che la modemizzazione di un Paese è legata ad alcune infrastrutture od opere pubbliche collocate in un arco di tempo definito e delimitato. La modernizzazione è in primo luogo un processo che deve coinvolgere tutte le energie e le articolazioni sociali e culturali di un Paese; è un sussulto d'anima, un habitus culturale e mentale di tutta una società; è infine un concerto di politiche che innescano meccanismi di liberalizzazione e di deburocratizzazione. Modernizzare l'Italia è quindi uno sforzo vasto, partecipato, di lunghissimo respiro. Anzi possiamo dire che è un processo permanente in risposta alle sfide delle trasformazioni tumultuose del mondo. Il motore di questo processo è la sintesi tra capitale umano, innovazione tecnologica, libertà-efficienza; la cornice istituzionale si basa sul principio di sussidiarietà e sui valori di responsabilità e solidarietà. Certo una Europa più unita, più dinamica, più consapevole della propria identità e del proprio ruolo di protagonista nel mondo potrebbe fornire una spinta decisa e costante al nostro processo di modernizzazione: per quanto attiene ai sistemi pensionistici e previdenziali; per le politiche dei flussi immigratori e quindi del mercato del lavoro, per la politica energetica; per la ricerca e innovazione tecnologica, per la difesa ideologica e per Fambiente in generale. Però, per l'Italia le più grandi carenze ed i più complessi problemi sono sul versante dei collegamenti, delle infrastrutture, delle comunicazioni, delle opere pubbliche. In un quadro complesso come l'attuale, in cui per tutti la stella polare resta quella della integrazione europea, la politica degli investimenti infrastrutturali non può in alcun modo ridursi al «cahier de do1dances,' delle aspirazioni locali. Questa linea non avrebbe alcun respiro strategico e alla fine non servirebbe in alcun modo allo sviluppo complessivo del Paese. Perciò le nostre scelte infrastrutturali devono essere ricondotte a finalità geopolitiche di vasto respiro, quali: la vocazione e la missione della nostra politica estera; le grandi e decisive esigenze di integrazione europea; la ristrutturazione del nostro sistema produttivo; il collegamento con le fonti energetiche essenziali per il nostro fabbisogno; il valore fondamentale della sicurezza. La nostra politica estera, in questa fase, ruota intorno al nodo centrale di collegare l'Occidente al mondo slavo-balcanico ed al Mediterraneo orientale. Il nostro ruolo geopolitico è quello di essere una sorta di «pivoi regionale» che persegue l'integrazione tra il mondo slavobalcanico e l'Europa, ed in secondo luogo una forte integrazione del Mediterraneo. Con un affascinante richiamo storico, l'Italia in questo momento reincarna la vocazione verso Est, Sud-Est della Repubblica di Venezia. Se questa è la chiave di volta della nostra politica estera, e della nostra vocazione espansiva sul piano della esportazione dei manufatti e dei modelli culturali, è chiaro che la politica delle infrastrutture deve avere una coerenza concreta e operativa con questa strategia geopolitica. Quindi noi dobbiamo finalizzare le nostre infrastrutture ad uno sforzo di avvicinamento e di integrazione tra l'Occidente ed il mondo slavo-balcanico; dall'altro lato dobbiamo moltiplicare i collegamenti tra la mitteleuropea e le sponde Afro-Asiatiche del Mediterraneo. In concreto, il Corridoio 5 (collegamento tra l'Atlantico e Kiev), il Corridoio 8 (Brindisi, Via Egnatia, Salonicco, Mar Nero), il Corridoio 10 (Taranto, Calabria, Sicilia Occidentale) sono l'impalcatura portante del nostro sistema infrastrutturale. Infrastrutturare prioritariamente questi Corridoi vuoi dire creare reti autostradali, alta velocità ferroviaria, sistemi logistici, porti e interporti, collegamenti a fibre ottiche, massimizzazione dei servizi di supporto. Se non infrastrutturiamo efficacemente e rapidamente questi corridoi, i flussi della integrazione e dello sviluppo prenderanno altri percorsi; a questo punto l'Italia subirà un ulteriore processo di emarginazione e di periferizzazione. La seconda parte di questo disegno geopolitica riguarda il collegamento tra l'Europa Centrale ed il Mediterraneo: trafori, interporti, collegamenti veloci nord-sud, poli logistici. Le due scelte sono interdipendenti perché il nuovo millennio ha,liberalizzato» l'Est europeo e ha rimesso al centro della politica mondiale il Medio Oriente; quindi il ruolo dell'Italia è tornato ad essere, come in tutta l'Antichità e nel Medio Evo, quello di un grande ponte catalizzatore e sintetizzatore dei flussi e delle culture tra l'Atlantico e la Russia, tra il mare del Nord-Baltico ed il Mediterraneo. La presidenza italiana del Semestre europeo ha ottenuto grandi risultati su questo versante: il Corridoio 5, la dorsale Nord Sud, le autostrade del Mare, il ponte sullo Stretto: ora vi è un problema di accelerazione e di attrazione nonché di completamento dei tasselli che interagiscono con queste grandi scelte (ponti turistici, metropolitanizzazione delle grandi aree urbane, valorizzazione dei centri storici, razionalizzazione del sistema aeroportuale, collegamenti rapidi tra il Tirreno e l'Adriatico). La sfida delle infrastrutture resta comunque un passaggio fondamentale del processo di modernizzazione del Paese.

[addsig]



0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.