La Spagna e le sue lingue

Posted on in Politica e lingue 10 vedi

Gli italiani e lo spagnolo «Ho imparato la lingua per parlare con Banderas»

Marisa Laurito: sensuale? Soprattutto buffo L’ ex calciatore, la scrittrice, il re dei sommelier

di Giulia Ziino

Studiare lo spagnolo vi può portare lontano. Anche al di là dell’Oceano. Magari in Venezuela, letteralmente sotto le bombe, per girare un film con il campione in carica del fascino latino, el Rey (per l’appunto) Antonio Banderas. Emozioni che non si scordano, soprattutto se capitano davvero. Com’è successo a Marisa Laurito, nel 1991: «Giravamo Terranova, del regista italo-venezuelano Calogero Salvo – ricorda Marisa -. Io ero Rosetta, Banderas, che all’epoca cominciava appena ad assaporare l’enorme successo che poi ha raggiunto, mio fratello. Il Paese viveva una delle sue stagioni tumultuose, con decine di attentati. Ogni sera ringraziavamo il cielo di essere tornati sani e salvi a casa». Per quel film, girato tutto in presa diretta, Marisa ha imparato a parlare lo spagnolo («non così bene…», precisa), lingua che trova «bellissima e facile da masticare». E che certamente, in bocca a Banderas, sarà suonata molto sensuale, no? «Oh, certo, ma anche molto buffa. Così caratterizzato e “puntuto”, lo spagnolo si adatta molto bene al comico». Se lo dice lei, c’è da crederci. Certo, di comicità (involontaria) lo spagnolo ne regala tanta, per quella sua falsa affinità con l’italiano che ci porta facilmente a commettere svarioni. Ai Mondiali dell’82, per esempio, a un giornalista che gli chiedeva se fosse acasado, sposato, Spillo Altobelli rispose che «sì, era molto gasato». Cose che capitano. Eppure, parlando con i nostri connazionali abituati per forza (o per amore) a «masticarlo», non si finisce mai di sentire quanto lo spagnolo sia facile da imparare. Anche nel coro di lodi, però, c’è qualcuno disposto ad ammettere che qualche inconveniente, all’inizio, l’ha avuto: «I primi tempi, quando facevo la spesa con mia moglie, ogni tanto i negozianti scoppiavano a ridere. Evidentemente qualche sfondone lo prendevamo», dice Amedeo Carboni, ex giocatore di serie A, ora direttore sportivo di quel Valencia che ha fatto fuori l’Inter dalla Champions, che vive in Spagna da dieci anni. Oggi gli «sfondoni» degli esordi sono soltanto un ricordo, se a volte addirittura gli capita di mescolare le due lingue senza accorgersene. La Spagna l’ha conquistato con i suoi ritmi tranquilli e le «giornate lunghe, in cui – racconta – l’ora del tè arriva verso le sette». Perché l’altro must del comune sentire è l’idea della Spagna solare, sensuale. «Un Paese da assaporare» dice Enrico Bernardo, uno che di sapori se ne intende: dal 2004 è «miglior sommelier del mondo» in carica, sta per aprire un ristorante nel sud della Francia e ha raccontato i suoi segreti in un libro, « Saper gustare il vino » (Mondadori). Da tre anni ha scelto Barcellona come base per il suo lavoro di «assaggiatore». Con la lingua, racconta, non ha mai avuto problemi. Né lui né i suoi genitori: quando vanno a trovarlo, con gli spagnoli parlano in dialetto lucano, e si capiscono alla grande. E qui facciamo un passo avanti rispetto alla vecchia teoria secondo cui lo spagnolo e

l’italiano sono la stessa cosa, basta aggiungere una esse in finale di parola. Tutto superato: oggi la vera frontiera dell’identità non è la lingua madre ma il dialetto. Ne è sicura la scrittrice Melissa P., un successo scandaloso con i suoi «Cento colpi di spazzola»: «Per me che sono catanese – spiega – imparare lo spagnolo è stato ancora più facile, alcune parole siciliane come custurera (sarta) o cirasa (ciliegia) sono praticamente uguali». Melissa è tornata da poco da un viaggio di sei mesi in Sudamerica e considera Barcellona la sua «seconda patria». Lo spagnolo, dice, l’ ha imparato chiacchierando. Possibilmente senza chiedere a una custurera di rammendare una cirasa.

Idiomi IL CASTIGLIANO Sinonimo di spagnolo, è l’idioma originario della Castiglia e la lingua ufficiale della Spagna (galego, basco, occitano e catalano sono lingue co-ufficiali). Nel mondo, viene parlato da quasi 500 milioni di persone

IL CATALANO È originario della Catalogna, la regione della penisola iberica che ha come capitale Barcellona. Si parla anche a Valenza (nella variante valenziana), ad Andorra, in alcune zone della Francia e, in Italia, ad Alghero.

(Dal Corriere della Sera, 15/3/2007).

[addsig]




1 Commenti

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

Gli italiani e lo spagnolo «Ho imparato la lingua per parlare con Banderas»<br /><br />
<br /><br />
Marisa Laurito: sensuale? Soprattutto buffo L' ex calciatore, la scrittrice, il re dei sommelier<br /><br />
<br /><br />
di Giulia Ziino<br /><br />
<br /><br />
Studiare lo spagnolo vi può portare lontano. Anche al di là dell'Oceano. Magari in Venezuela, letteralmente sotto le bombe, per girare un film con il campione in carica del fascino latino, el Rey (per l'appunto) Antonio Banderas. Emozioni che non si scordano, soprattutto se capitano davvero. Com'è successo a Marisa Laurito, nel 1991: «Giravamo Terranova, del regista italo-venezuelano Calogero Salvo - ricorda Marisa -. Io ero Rosetta, Banderas, che all'epoca cominciava appena ad assaporare l'enorme successo che poi ha raggiunto, mio fratello. Il Paese viveva una delle sue stagioni tumultuose, con decine di attentati. Ogni sera ringraziavamo il cielo di essere tornati sani e salvi a casa». Per quel film, girato tutto in presa diretta, Marisa ha imparato a parlare lo spagnolo («non così bene...», precisa), lingua che trova «bellissima e facile da masticare». E che certamente, in bocca a Banderas, sarà suonata molto sensuale, no? «Oh, certo, ma anche molto buffa. Così caratterizzato e "puntuto", lo spagnolo si adatta molto bene al comico». Se lo dice lei, c'è da crederci. Certo, di comicità (involontaria) lo spagnolo ne regala tanta, per quella sua falsa affinità con l'italiano che ci porta facilmente a commettere svarioni. Ai Mondiali dell'82, per esempio, a un giornalista che gli chiedeva se fosse acasado, sposato, Spillo Altobelli rispose che «sì, era molto gasato». Cose che capitano. Eppure, parlando con i nostri connazionali abituati per forza (o per amore) a «masticarlo», non si finisce mai di sentire quanto lo spagnolo sia facile da imparare. Anche nel coro di lodi, però, c'è qualcuno disposto ad ammettere che qualche inconveniente, all'inizio, l'ha avuto: «I primi tempi, quando facevo la spesa con mia moglie, ogni tanto i negozianti scoppiavano a ridere. Evidentemente qualche sfondone lo prendevamo», dice Amedeo Carboni, ex giocatore di serie A, ora direttore sportivo di quel Valencia che ha fatto fuori l'Inter dalla Champions, che vive in Spagna da dieci anni. Oggi gli «sfondoni» degli esordi sono soltanto un ricordo, se a volte addirittura gli capita di mescolare le due lingue senza accorgersene. La Spagna l'ha conquistato con i suoi ritmi tranquilli e le «giornate lunghe, in cui - racconta - l'ora del tè arriva verso le sette». Perché l'altro must del comune sentire è l'idea della Spagna solare, sensuale. «Un Paese da assaporare» dice Enrico Bernardo, uno che di sapori se ne intende: dal 2004 è «miglior sommelier del mondo» in carica, sta per aprire un ristorante nel sud della Francia e ha raccontato i suoi segreti in un libro, « Saper gustare il vino » (Mondadori). Da tre anni ha scelto Barcellona come base per il suo lavoro di «assaggiatore». Con la lingua, racconta, non ha mai avuto problemi. Né lui né i suoi genitori: quando vanno a trovarlo, con gli spagnoli parlano in dialetto lucano, e si capiscono alla grande. E qui facciamo un passo avanti rispetto alla vecchia teoria secondo cui lo spagnolo e<br /><br />
l'italiano sono la stessa cosa, basta aggiungere una esse in finale di parola. Tutto superato: oggi la vera frontiera dell'identità non è la lingua madre ma il dialetto. Ne è sicura la scrittrice Melissa P., un successo scandaloso con i suoi «Cento colpi di spazzola»: «Per me che sono catanese - spiega - imparare lo spagnolo è stato ancora più facile, alcune parole siciliane come custurera (sarta) o cirasa (ciliegia) sono praticamente uguali». Melissa è tornata da poco da un viaggio di sei mesi in Sudamerica e considera Barcellona la sua «seconda patria». Lo spagnolo, dice, l' ha imparato chiacchierando. Possibilmente senza chiedere a una custurera di rammendare una cirasa. <br /><br />
Idiomi IL CASTIGLIANO Sinonimo di spagnolo, è l'idioma originario della Castiglia e la lingua ufficiale della Spagna (galego, basco, occitano e catalano sono lingue co-ufficiali). Nel mondo, viene parlato da quasi 500 milioni di persone <br /><br />
IL CATALANO È originario della Catalogna, la regione della penisola iberica che ha come capitale Barcellona. Si parla anche a Valenza (nella variante valenziana), ad Andorra, in alcune zone della Francia e, in Italia, ad Alghero.<br /><br />
(Dal Corriere della Sera, 15/3/2007).<br /><br />
<br /><br />
[addsig]

You need or account to post comment.