«La sinistra francese è vecchia. Studi l’inglese»

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Ecco un titolo che c’entra ben poco col contenuto dell’articolo, ma che, se ancora ve ne fosse bisogno, segnala un preciso obiettivo: rendere “naturale” l’equazione: inglese=futuro=globale=ineluttabile, francese (e altre lingue)= vecchio=provinciale=arretrato.

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Il fondatore di Médecins Sans Frontières lancia la sua sfida interna alla gauche: «La scelta del candidato all’Eliseo non spetta al partito, ma alla società civile» Kouchner e le presidenziali: «Primarie all’italiana». «Sarkozy è l’unico che usa un linguaggio nuovo»

PARIGI – Voilà la fabrique . Democratica, alla francese, molto italiana. Modello Prodi. L’iniziativa è di Bernard Kouchner, il «french doctor», con l’ambizione non più segreta di trovarsi un giorno lui nei panni del Professore: leader della gauche unita che, in Francia, significa candidatura all’Eliseo. L’uomo più popolare nella sinistra e nell’opinione pubblica ha deciso di ribellarsi al paradosso di essere in testa ai sondaggi e in coda nelle preferenze dell’apparato. Ribellione che in Francia comincia a dare frutti: vedi ascesa spettacolare di Ségolène Royal, la quale sembra aver spiazzato colonnelli ed elefanti del partito socialista senza aver ancora unito la sinistra.

Dopo il trauma del referendum sulla Costituzione europea, i rischi di scissione, l’unità di facciata raggiunta al congresso, nessun partito o movimento ha fatto un passo indietro per promuovere l’unità. L’ipotesi di un programma comune è lontana. E lontanissima la possibilità di un candidato unico. Per questo Ségolène Royal ha rotto indugi e schemi, partendo alla conquista della società civile. Kouchner non vuole mettersi in competizione con la stella nascente, ma incoraggiare il cambio di mentalità che l’ha lanciata. Il sogno è che la rivoluzione di metodo favorisca alla fine anche lui.

Dice: «La sinistra deve unirsi attorno a un programma, aprirsi alla società civile, andare incontro alle aspettative dei francesi, rompere la logica degli apparati e delle burocrazie di partito, mettere da parte piccole ambizioni personali, fare finalmente i conti con la mondializzazione, mettere in soffitta il dogmatismo, dare prova d’immaginazione. Altrimenti si autocondanna alla sconfitta». La «fabbrica» sarà operativa in primavera. Un tour di dibattiti e incontri attraverso la Francia che «favorisca l’elaborazione di un programma comune e riconcili i francesi con la politica». Kouchner ha lanciato un sito Internet «La Francia che verrà» e ha promosso think thank pubblici con numerosi attori sociali. «Il Paese è stanco di fumosità sul modello e sulle colonne del tempio repubblicano. Il popolo della sinistra è stanco di utopie. C’è una Francia che vuole riforme, libertà economiche, soluzioni concrete, competitività. La sinistra è capace di guardare in faccia la realtà del mondo di oggi? C’è anche bisogno di un linguaggio nuovo, coraggioso, sincero. Purtroppo l’unico che l’ha capito da tempo è Nicolas Sarkozy. Non condivido la sua politica e le sue soluzioni, ma ha rotto il pensiero unico parigino e giacobino». Kouchner non ha nemmeno partecipato al congresso del partito socialista, nell’autunno scorso. E’ stato zitto, in attesa che «si gettino le basi di una moderna socialdemocrazia». Dice: «Fra il gollismo che inventa la protezione patriottica dalle opa ostili e lo statalismo delle corporazioni che pretende di lavorare meno che in tutto l’Occidente, la Francia rischia la sclerosi. Smettiamola di promettere un mondo migliore e cerchiamo di far funzionare meglio quello in cui viviamo. Per una parte della sinistra, questo invito non è abbastanza affascinante, ma sono convinto che c’è una Francia silenziosa, inascoltata, che non aspetta altro. La destra gollista e una parte della sinistra hanno continuato a difendere un modello obsoleto, ritenendo che le riforme e i cambiamenti distruggano l’architettura del tempio. Il risultato è che la Francia è un Paese terribilmente conservatore, a rischio di esplosione, con profonde ingiustizie e disparità, che ancora s’interroga sull’importanza della lingua inglese nelle scuole». Tappa successiva del progetto di Kouchner sono le primarie, sempre «all’italiana». «E’ chiaro che le primarie organizzate nel partito socialista o all’interno di una coalizione di partiti non vogliono dire nulla, essendo il partito socialista maggioritario rispetto alle altre forze. Le primarie hanno un senso se sono organizzate nella società civile, se chiamano a esprimersi milioni di cittadini, come avvenuto in Italia». Per «studiare» fabrique e primarie, Kouchner andrà nei prossimi giorni in Italia. «Voglio incontrare Prodi e i leader della sinistra. Sono convinto che ci siano anche in Francia le condizioni per una grande mobilitazione della società civile». Il «pellegrinaggio» in Italia sta diventando una moda della sinistra francese. Oltre a Kouchner, Ségolène Royal, Fabius, Strauss Kahn, Lang e Jospin hanno staccato il biglietto d’ingresso nella «fabbrica» del candidato. Uno per tutti, non tutti per uno.

Massimo Nava[addsig]




1 Commenti

Giorgio Pagano
Giorgio Pagano

Ecco un titolo che c'entra ben poco col contenuto dell'articolo, ma che, se ancora ve ne fosse bisogno, segnala un preciso obiettivo: rendere "naturale" l'equazione: inglese=futuro=globale=ineluttabile, francese (e altre lingue)= vecchio=provinciale=arretrato.<br /><br />
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Il fondatore di Médecins Sans Frontières lancia la sua sfida interna alla gauche: «La scelta del candidato all’Eliseo non spetta al partito, ma alla società civile» Kouchner e le presidenziali: «Primarie all’italiana». «Sarkozy è l’unico che usa un linguaggio nuovo»<br /><br />
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PARIGI - Voilà la fabrique . Democratica, alla francese, molto italiana. Modello Prodi. L'iniziativa è di Bernard Kouchner, il «french doctor», con l'ambizione non più segreta di trovarsi un giorno lui nei panni del Professore: leader della gauche unita che, in Francia, significa candidatura all'Eliseo. L'uomo più popolare nella sinistra e nell'opinione pubblica ha deciso di ribellarsi al paradosso di essere in testa ai sondaggi e in coda nelle preferenze dell'apparato. Ribellione che in Francia comincia a dare frutti: vedi ascesa spettacolare di Ségolène Royal, la quale sembra aver spiazzato colonnelli ed elefanti del partito socialista senza aver ancora unito la sinistra.<br /><br />
Dopo il trauma del referendum sulla Costituzione europea, i rischi di scissione, l'unità di facciata raggiunta al congresso, nessun partito o movimento ha fatto un passo indietro per promuovere l'unità. L'ipotesi di un programma comune è lontana. E lontanissima la possibilità di un candidato unico. Per questo Ségolène Royal ha rotto indugi e schemi, partendo alla conquista della società civile. Kouchner non vuole mettersi in competizione con la stella nascente, ma incoraggiare il cambio di mentalità che l'ha lanciata. Il sogno è che la rivoluzione di metodo favorisca alla fine anche lui.<br /><br />
Dice: «La sinistra deve unirsi attorno a un programma, aprirsi alla società civile, andare incontro alle aspettative dei francesi, rompere la logica degli apparati e delle burocrazie di partito, mettere da parte piccole ambizioni personali, fare finalmente i conti con la mondializzazione, mettere in soffitta il dogmatismo, dare prova d'immaginazione. Altrimenti si autocondanna alla sconfitta». La «fabbrica» sarà operativa in primavera. Un tour di dibattiti e incontri attraverso la Francia che «favorisca l'elaborazione di un programma comune e riconcili i francesi con la politica». Kouchner ha lanciato un sito Internet «La Francia che verrà» e ha promosso think thank pubblici con numerosi attori sociali. «Il Paese è stanco di fumosità sul modello e sulle colonne del tempio repubblicano. Il popolo della sinistra è stanco di utopie. C'è una Francia che vuole riforme, libertà economiche, soluzioni concrete, competitività. La sinistra è capace di guardare in faccia la realtà del mondo di oggi? C'è anche bisogno di un linguaggio nuovo, coraggioso, sincero. Purtroppo l'unico che l'ha capito da tempo è Nicolas Sarkozy. Non condivido la sua politica e le sue soluzioni, ma ha rotto il pensiero unico parigino e giacobino». Kouchner non ha nemmeno partecipato al congresso del partito socialista, nell'autunno scorso. E' stato zitto, in attesa che «si gettino le basi di una moderna socialdemocrazia». Dice: «Fra il gollismo che inventa la protezione patriottica dalle opa ostili e lo statalismo delle corporazioni che pretende di lavorare meno che in tutto l'Occidente, la Francia rischia la sclerosi. Smettiamola di promettere un mondo migliore e cerchiamo di far funzionare meglio quello in cui viviamo. Per una parte della sinistra, questo invito non è abbastanza affascinante, ma sono convinto che c'è una Francia silenziosa, inascoltata, che non aspetta altro. La destra gollista e una parte della sinistra hanno continuato a difendere un modello obsoleto, ritenendo che le riforme e i cambiamenti distruggano l'architettura del tempio. Il risultato è che la Francia è un Paese terribilmente conservatore, a rischio di esplosione, con profonde ingiustizie e disparità, che ancora s'interroga sull'importanza della lingua inglese nelle scuole». Tappa successiva del progetto di Kouchner sono le primarie, sempre «all'italiana». «E' chiaro che le primarie organizzate nel partito socialista o all'interno di una coalizione di partiti non vogliono dire nulla, essendo il partito socialista maggioritario rispetto alle altre forze. Le primarie hanno un senso se sono organizzate nella società civile, se chiamano a esprimersi milioni di cittadini, come avvenuto in Italia». Per «studiare» fabrique e primarie, Kouchner andrà nei prossimi giorni in Italia. «Voglio incontrare Prodi e i leader della sinistra. Sono convinto che ci siano anche in Francia le condizioni per una grande mobilitazione della società civile». Il «pellegrinaggio» in Italia sta diventando una moda della sinistra francese. Oltre a Kouchner, Ségolène Royal, Fabius, Strauss Kahn, Lang e Jospin hanno staccato il biglietto d'ingresso nella «fabbrica» del candidato. Uno per tutti, non tutti per uno.<br /><br />
Massimo Nava[addsig]

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