La Sicilia promuove la propria lingua

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La nostra progenie che lingua parlerà?

Bruxelles – Oggetto: la lingua siciliana. La proposta, divenuta proposta di legge d'iniziativa popolare, avanza: Introduzione dello studio della lingua, della letteratura e della civiltà siciliana nelle scuole siciliane di ogni ordine e grado; introduzione del bilinguismo nella legislazione, rivolte al pubblico; istituzione di un servizio radiotelevisivo pubblico regionale che dedichi un numero minimo di ore di programmazione alla lingua siciliana. Titolo della proposta di legge: “Lingua, Cultura e Media Siciliani “. L'idea: di L'Altra Sicilia, Associazione al servizio della Sicilia e dei Siciliani “al di qua e al di là del Faro”.

Mentre Giuseppe De Rita, Segretario Generale del Censis, in occasione del dibattito su “Lingua e immigrazione” e rilanciato oggi dalla Dante Alighieri, sulle pagine del nuovo numero fresco di stampa di Pagine della Dante, organo d'informazione trimestrale della Dante, dice:

all'Italia e agli italiani manca l'orgoglio di proporre la propria lingua come lingua integrante. La multiculturalità è molto importante per il nostro Paese ma l'idioma è e resta il simbolo e il punto fermo insostituibile della nostra identità“.

Mentre sempre più l'italiano dei media al servizio degli italici nel mondo
-a conferma che la lingua degli italici non è l'italiano ma l'inglese piuttosto che lo spagnolo, il portoghese, ecc…- si imbastardisce e arricchisce, si contamina , di termini che sono proprie delle lingue degli italici.L'Altra Italia propone per la Sicilia il bilinguismo, dove la seconda lingua, è rappresentata dal dialetto siciliano.

L'iniziativa, nata quasi in sordina, sta prendendo forma e consistenza a partire da “al di là del Faro“. E' di oggi la notizia dell'adesione alla proposta del Professor Gaetano Cipolla, docente di lingua e letteratura italiana della St. John's University di New York, nonchè Presidente dell'associazione Arba Sicula e di Casa Sicilia negli USA.

Come è maturata in Lei questa sensibilità verso la lingua e la cultura siciliana? Ho cominciato a interessarmi alla cultura siciliana dopo aver fatto carriera come professore d'italiano in una Università americana. Mi interessavo di critica letteraria di stampo junghiano. Quindi per molti anni ho seguito il percorso normale dei professori d'italiano che generalmente non si interessano delle culture regionali. Nei programmi di Ph. D. nelle Università fino a pochi anni fa non si davano corsi di dialettologia o di poesia dialettale. Ancora oggi sono rarissime quelle che offrono corsi del genere. Ho scoperto la mia sicilianità quando sono tornato in Sicilia dopo 14 anni di assenza. E' stata una vera epifania. Mi sono accorto che in America non ero americano e in Italia non ero più italiano. Da questa crisi ho capito che nel mondo bisogna prendere coscienza della propria identità culturale e ho cominciato a studiare la Sicilia, letteratura siciliana, cioè scritta in siciliano. Ho tradotto testi poetici siciliani cominciando con Meli, poi Martoglio,Tempio, Ancona, e altri con la coscienza che i poeti sono i migliori ambasciatori di un popolo. Tutto questo per dire che credo fermamente nella necessità di non lasciar perdere la nostra lingua perchè come dice Ignazio Buttitta “un popolo che perde la lingua addutata dî patri diventa povero e schiavo degli altri“.

Le sembra che le istituzioni e il cittadino medio siciliani abbiano sviluppato una adeguata sensibilità verso questi temi? Io non riesco a capire come i Siciliani siano cosi passivi nel difendere la loro lingua. Forse è perchè sono stati condizionati da decenni di denigrazione da parte di istituzioni governative con la scusa che il siciliano era un dialetto e che tutti gli italiani dovevano parlare lastessa lingua, oppure che i Siciliani dovevano parlare italiano per poter competere nel mercato di lavoro, eccetera. Che questi atteggiamenti avessero una ragione di esistere si potrebbe anche ammettere (personalmente non vedo la ragione per farlo) ma capisco chi ragiona cosi. Ma ora, quando tutti bene o male parlano l'italiano, non vedo nessunissima ragione per non promuovere l'uso e lo studio del siciliano. Nel mondo di oggi fa bene conoscere due lingue. Che i siciliani che già conoscono l'italiano imparino anche il siciliano. Saranno certamente più interessanti e più ricchi di cultura perché imparare una lingua bene vuol dire imparare una nuova cultura. Ammiro gli amici siciliani che col loro lavoro promuovono la lingua siciliana nelle scuole. Alcuni anni fa portai 20 copie della prima grammatica del siciliano che ho pubblicato in America e le regalai a due scuole pubbliche di Palermo nelle quali Piero Carbone aveva istituito corsi di siciliano. Il lavoro che Arba Sicula fa a favore della lingua siciliana nel mondo è cosa risaputa.

Ma non è ironico che la prima vera grammatica del siciliano sia stata fatta a New York? E non è ironico che il primo CD interattivo sui suoni della nostra lingua sia stato registrato a New York? Purtroppo i Siciliani non sono stati molto ligi nella difesa della loro lingua. E forse la frase secondo la quale “i Siciliani si stanno rivelando più gelosi della loro lingua che delle loro donne” non è vera.

Questa campagna che stiamo promovendo, ora anche con la sua collaborazione, in favore della lingua siciliana, potrà, a suo giudizio, scuotere le istituzioni e i cittadini meno attenti ? Mi auguro che il progetto di legge sull'insegnamento del siciliano venga promosso a “vox populi” e che i politici siciliani si diano da fare per farla approvare, invece di ripetere il loro sostegno a parole soltanto. Per vincere questa battaglia ci vuole veramente una rivoluzione di massa. Bisogna stuzzicare l'orgoglio dei siciliani, far capire loro che le offese contro la loro lingua sono un po' come quando qualcuno offende la famiglia. Tutti conosciamo il detto siciliano “guai a cu si fa supraniari, luci di paradisu nun ni vidi“. Ebbene permettere agli altri di rubarci la nostra lingua è un pò come “essiri supraniati“. Antonio Veneziano si rifiutava di scrivere in italiano perchè era siciliano e diceva che non voleva fare il pappagallo parlando la lingua degli altri. La nostra progenie che lingua parlerà?

Questo messaggio è stato modificato da: Fabio_Oliva, 06 Feb 2007 – 05:18 [addsig]




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