Dopo la sentenza parla Fedeli.

Posted on 2 febbraio 2018 in Politica e lingue 32 vedi

“Così vanno rivisti i corsi in inglese del Politecnico”

Dopo la sentenza parla Fedeli. Sala: stop folle.

La battaglia delle lingue.

L’intervista. Valeria Fedeli.

Alt al Politecnico “La sentenza cambia i piani.

Ci aspettavamo questa sentenza del Consiglio di Stato sui corsi in inglese, coerente rispetto a quella della Corte Costituzionale. Il Politecnico adesso dovrà cambiare, dovrà riequilibrare il piano dell’offerta, così com’è oggi non potremmo più approvarlo. Però il processo di internazionalizzazione degli atenei, che è promosso e finanziato dal ministero, va mantenuto». Così interviene Valeria Fedeli, ministra dell’Istruzione e dell’Università, dopo il definitivo stop alla linea del Politecnico, che vorrebbe l’inglese come lingua esclusiva in tutti i corsi di laurea magistrali come nei dottorati.

Dopo la bocciatura del Tar e la sentenza della Corte Costituzionale che ribadisce come sia compito delle università garantire il «primato della lingua italiana», lunedì scorso la bocciatura definitiva. E il rettore del Politecnico, Ferruccio Resta, ha subito chiesto l’intervento del ministero. Quale sarà?

«La sentenza del Consiglio di Stato va rispettata e vale per tutti i casi simili quindi abbiamo già contattato la Conferenza dei rettori per definire il prima possibile tempi e modalità che siano condivisi».

Dosare i corsi in inglese: è un passo indietro per atenei che puntano ad essere sempre più internazionali?

«Il processo di internazionalizzazione è fondamentale e non va fermato, il ministero lo promuove, è stabilito dalla legge 240 del 2010 ed è uno dei criteri di finanziamento per gli atenei. Il valore della lingua italiana però non deve mai essere messo in discussione. Le università italiane per essere internazionali devono dare conoscenze in inglese ai nostri studenti che potranno così inserirsi nel mercato globale, e devono anche attrarre studenti stranieri con i corsi in inglese. Ma ci sono anche tanti universitari che vengono dall’estero a studiare qui la nostra letteratura, storia, cultura ed è ovvio che debbano farlo nella lingua originale, l’italiano».

Quale soluzione allora?

«Gli atenei possono affiancare i corsi nelle due lingue, con il criterio della proporzionalità. E questo non significa duplicarli, le università non dovranno proporre gli insegnamenti in inglese anche in italiano. La sentenza non indica in automatico il raddoppio, gli atenei dovranno invece garantire equilibrio fra i programmi nelle due lingue, senza rigidità, tenendo presente l’obiettivo didattico e la platea degli studenti».

Il Politecnico dopo la sentenza del Tar del 2013 è andato avanti e propone soltanto in lingua inglese 25 corsi di laurea magistrale, più di sei su dieci, a Ingegneria come ad Architettura e Design. E il Miur ha sempre approvato il piano dei corsi. Dopo questa sentenza non passerebbe ?

«Non più. A questo punto il Politecnico dovrà riequilibrare l’offerta, così come tanti altri atenei che puntano sempre di più su corsi internazionali . Il nostro sistema universitario oggi propone 338 corsi in inglese su 4.550. Le università potranno cambiare nella loro autonomia e in considerazione dei diversi settori scientifico disciplinari ma dovranno rivedere l’offerta. In ogni caso non potranno lanciare un intero corso di laurea esclusivamente in lingua inglese».

Si cambia allora, ma da quando? Le università sono pronte a organizzare “open day” per le future matricole.

«I tempi vanno definiti il prima possibile, ed è uno dei punti centrali da condividere con la Crui. Agli studenti che stanno valutando le proposte delle università oggi diciamo che ci sarà un cambiamento ma la decisione presa è di procedere con gradualità».

Oggi il Politecnico deve frenare sull’inglese. Pochi mesi fa la Statale è stata fermata dal Tar sul numero chiuso, che era stato votato dal Senato accademico anche peri corsi umanistici. Il rettore Gianluca Vago aveva spiegato che lo sbarramento era necessario anche perché gli atenei devono rispettare i vincoli del ministero sull’accreditamento dei corsi, parametri sempre più stringenti, sul rapporto fra numero di docenti e studenti. La linea del ministero adesso è cambiata?

«Siamo intervenuti dopo il caso della Statale di Milano, anche se l’ateneo poi ha superato il problema allargando e iscrivendo tutte le matricole. Abbiamo tenuto conto della criticità sollevata da Vago e da altri rettori. E abbiamo dato un’interpretazione nuova di quel decreto che restringeva i parametri, per consentire agli atenei di misurare meglio la possibilità di iscrizione».

Federica Cavadini | Corriere della Sera – ed. Milano | 2.2.2018




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