La «saggia Europa»è solo un mito degli antiamericani

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La «saggia Europa»è solo un mito degli antiamericani

Fra gli intellos italiani ed europei il professor Jeremy Riskin, insigne cittadino dell' «altra America», quella antiamericana, conta parecchi fan. Li con ta perché suppergiù dal giorno del crollo delle Twin Towers non fa che andare in giro per il mondo a presentare libri in cui sostiene che l'America è spacciata e il futuro è dell'Europa. E quel che dice anche nel suo ultimo saggio, che non per nulla si intitola <­<­dl sogno europeo>>, e per il quale la nostra sinistra sta suonando la grancassa delle grandi occasioni culturali.
Addio America, buongiorno Europa: ecco una profezia in tutto degna del genio di un economista il cui prestigio scientifico deriva dall'aver scoperto (coine lui stesso spiega nella prefazione) che per risolvere i grandi problemi economici, politici e sociali del nostro tempo basterebbe tornare allo spirito del Sessantotto, rivolgendo magari una prece, un giorno si e l'altro pure, a Che Guevara e a Malcolm X, ai Beatles e ai Rolling Stones, agli eroi del maggio francese e magari anche a quelli degli anni di piombo italiani.
Si può perciò prevedere che il suo vaticinio gli procurerà la gratitudine e l'ammirazione di tutti quei saggi europei che tutte le volte che si parla dei rapporti dell'Europa con gli Stati Uniti non si stancano mai di ripetere l'arguto ritornello secondo il quale «la forza dell'America – come ha detto di recente uno di loro – dev'essere temperata dalla saggezza dell'Europa».Ma saprebbero poi dirci, tutti questi ammiratori indigeni e forestieri della superiore saggezza europea, quali sarebbero gli atti con cui, negli ultimi due secoli, «madama Europa» avrebbe dimostrato di essere più giudiziosa della scriteriata e rozza America? Sarebbero questi angioletti disposti ad ammettere che la lista di questi atti comprende, fra l'altro, le delizie del Terrore giacobino, il potere e la gloria dei nostri Stati burocratici, la gentilezza dei nostri colonialismi, le dolcezze della prima e della seconda guerra inondiale, le meraviglie del comunismo e del suo gulag, l'eleganza del nazismo e dei suoi lager, la genialità del fascismo e delle sue leggi razziali, la creatività del nostro Sessanu uo, l'idealismo degli eroi dei nostri anni di piombo, l'audacia delle nostre tresche più o meno furtive con tutti coloro che a turno (come ieri i sovietici e oggi gli islamici) vorrebbero accoppare l'Occidente – e tante altre imprese comprovanti, appunto, la monumentale assennatezza europea? All'angelico professor Riskin suggeriamo in ogni caso di aggiungere ai molti motivi per i quali oggi preferisce il sogno europeo a quello americano i benefici effetti che ebbe in Europa il disinteresse che gli States le mostrarono lasciandola sola soletta lungo tutto il ventennio fra le due guerre mondiali.Giacché fu proprio perché l'America, in quel felice intervallo (1919-1939), la abbandonò al suo destino, che lei poté scodellare in quattro e quattr'otto, uno dopo l'altro, i suoi famosi tre porcellini: bolscevismo, fascismo e nazismo. Dal che sembra doversi dedurre che proprio e soltanto separata dagli States l'Europa può esprimersi al meglio, sognare'i suoi sogni più audaci, nonché tentare ogni tanto, non senza successo, di realizzarli.
Il Giornale p,14
05-10-2004
di Ruggero Guarini


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