La rivolta degli indios contro la centrale

La rivolta degli indios contro la centrale
Occupato in Amazzonia un impianto idroelettrico: «Daremo tutto alle fiamme»
di Rocco Cotroneo

Archi e frecce, copricapi di piume, i corpi dipinti: sono i simboli della tradizione e gli addobbi della guerra. La sfida al Brasile degli indios Arara e Cinta Larga è densa di suggestioni: la centrale idroelettrica simbolo della modernità che avanza starebbe per essere costruita, dicono, su un sito archeologico dove riposano i loro antenati.
Distruzione e sacrilegio. Ma la cronaca delle ultime ore nel Mato Grosso parla anche di ricatti e molto denaro pubblico in gioco, togliendo una buona parte di romanticismo alla vicenda. E’ da domenica che un gruppo di indios della regione, appartenenti a undici etnie diverse, occupa il cantiere della idroelettrica Dardanelos, in costruzione da tre anni e quasi pronta. Siamo nel verde eterno dell’Amazzonia, ma prossimi al cuore agricolo del Brasile strappato alla foresta, dove ci sono le più grandi coltivazioni di soia della Terra, pascoli immensi e la richiesta di energia cresce senza sosta. Gli indios hanno invaso l’area di sorpresa, chiedendo ai 200 dipendenti di sospendere i lavori e restare ad attendere chiusi nei propri prefabbricati. Lunedì hanno accettato di lasciare uscire dall’area tutti gli operai e i tecnici, trattenendo soltanto cinque tra manager e ingegneri che si erano offerti
come «ostaggi» per portare avanti la trattativa. Ieri infine hanno lasciato andare anche loro. La minaccia però non è finita: gli indios ce l’ hanno con l’impresa costruttrice e con i poteri pubblici brasiliani, e se non ci sarà una risposta alle loro richieste chiameranno altri uomini e daranno alle fiamme tutto quanto è stato costruito finora. Per adesso non ci sono stati danni, né violenze sulle persone. Il cantiere, lo ammettono anche gli indios, è fuori dai territori loro assegnati dallo Stato, aree che secondo la legislazione brasiliana godono di autonomia quasi totale. Il villaggio più prossimo si trova a 42 chilometri. Non è nemmeno in una area di protezione ambientale.
Ma i cacique (capitribù) sostengono che molti anni fa quel posto spianato dalle ruspe veniva usato come cimitero e sito religioso. Temono inoltre che la centrale modifichi il regime delle acque dei fiumi. Non chiedono di fermare tutto, ma una compensazione. Hanno anche fatto una cifra, 10 milioni di reais (circa 4,4 milioni di euro), che verrebbero utilizzati per migliorare le condizioni sociali delle tribù, in programmi ecologicamente sostenibili.
Chiedono anche l’arrivo della luce elettrica e un miglioramento delle strade di accesso alle riserve.
La società Aguas da Pedra, che sta costruendo la centrale su incarico del governo brasiliano, si chiama fuori. Alle richieste degli indios devono rispondere i poteri pubblici, dicono. Una delegazione di politici del Mato grosso, magistrati e uomini della Funai, la fondazione per gli indios, sta già trattando con gli occupanti. La legge prevede in effetti fondi di compensazione per le popolazioni prossime alle grandi opere, e poiché la centrale dovrebbe essere inaugurata nei prossimi mesi almeno una parte delle richieste potrebbe essere accolta. «Gli indios sono stati ben consigliati – ha ammesso un funzionario della Funai -. Sanno che è il momento buono per ottenere i soldi».
Quanto al presunto cimitero indio, dicono, nessuno ne aveva mai sentito parlare prima. Nel Brasile dalla crescita economica tumultuosa, e in annodi elezioni presidenziali, le grandi opere pubbliche sono più che mai al centro dell’attenzione. La centrale di Dardanelos è piccola rispetto ad altre gigantesche idroelettriche progettate in Amazzonia, approfittando delle maggiori riserve di acqua del pianeta, ma fa anch’essa parte di un pacchetto federale che il presidente Lula ha lanciato all’inizio del secondo mandato per accelerare la crescita economica e far fronte alla fame di energia e infrastrutture. Con strade, piattaforme di petrolio e centrali, il leader uscente ha lastricato le speranze di far eleggere la sua pupilla, Dilma Rousseff, che sovraintende al maxipiano. Ma ogni intervento in Amazzonia si scontra con le perplessità delle popolazioni indigene e degli ambientalisti, spesso all’interno dello stesso governo. Dardanelos venne fermata dalla giustizia del Mato Grosso due anni fa, ma ha poi passato i test di impatto ambientale.
(Dal Corriere della Sera, 28/7/2010).




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