La riforma dei tribunali penalizza l’italiano.

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La riforma dei tribunali penalizza gli italiani

POLA. La Comunità nazionale italiana esce penalizzata in seguito all’applicazione, il primo aprile scorso, della nuova Legge sulle competenze territoriali e le sedi dei Tribunali in Croazia.

Innanzitutto gli ormai ex tribunali di Buie e Rovigno che erano bilingui, e gli altri tribunali comunali in Istria, sono diventati sedi distaccate del Tribunale comunale di Pola, che non è bilingue. Qui comunque gli italiani possono presentarsi dinanzi al giudice parlando in italiano, dopo aver richiesto l’impiego dell’interprete ufficiale.

Il problema più grosso però subentra nel momento in cui il software comincia a ripartire “di testa sua” le pratiche tra le sedi distaccate istriane, dopo che i giudici hanno raggiunto lo stesso numero di incartamenti da evadere. Ad esempio può succedere che di occuparsi di un contenzioso immobiliare, o di una questione di eredità tra cittadini di nazionalità italiana e magari parenti esuli, vengano incaricati i tribunali di Pisino o di Albona, nei quali la lingua italiana non è di casa. Un ulteriore giro di vite scatterà il primo luglio prossimo, quando i ricorsi dei Tribunali comunali verranno assegnati a determinati Tribunali regionali in base alla materia del processo. Ad esempio i casi di ricorso alle decisioni portate dai Tribunali comunali sui servizi d’intavolazione verranno giudicati dai Tribunali regionali di Spalato, Varazdin e Nova Gorica. Evidente dunque che vengono violati sia la Convenzione sui diritti delle minoranze approvate dalla Repubblica di Croazia che gli accordi internazionali in materia di diritti acquisiti dagli italiani.

Il deputato italiano al Sabor Furio Radin ha dichiarato di aver votato in Parlamento contro la legge, considerato il suo carattere penalizzante per gli italiani. «È chiaro – così Radin – che i nostri tribunali tradizionali con questa normativa, pur mantenendo grosso modo il livello di bilinguismo che dipende dalla municipalità in cui sono situati, perdono parte della loro autonomia. A questo punto – ha aggiunto – dovremo concentrarci sul bilinguismo non soltanto nelle sedi distaccate, ma anche nella sede giudiziaria centrale. Non dimentichiamoci infatti che il bilinguismo vige anche a Pola come pure a livello regionale».

A parte la dimensione giudiziaria, l’uso della lingua italiana in Istria è ben regolato dalle leggi e statuti, ma all’atto pratico ci sono tantissime carenze. E non si riesce a capire come mai in certe città, come ad esempio Pola, l’uso pubblico della lingua italiana segua una parabola discendente. Ma in diversi casi l’indice va puntato sugli italiani stessi, che spesso nelle sedi opportune evitano di usare la propria lingua preferendo un croato a volte maccheronico.

Il Piccolo| 11 maggio 2015




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