LA PROVA DELL’ESPERANTO

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La manifestazione
Il racconto di Amos Oz, di cui pubblichiamo qui un estratto, sarà letto dallo scrittore israeliano, alla Basilica di Massenzio il 7 giugno prossimo (ore 21) a Letterature, Festival Internazionale promosso da Roma Capitale, ideato e diretto da Maria Ida Gaeta. Nella stessa sera leggeranno anche Erri De Luca e l'attrice Francesca Inaudi. Il brano è di Amos Oz è tratto dal suo nuovo libro Tra amici (Feltrinelli, pagg. 144, 14 Euro) in uscita il 7 giugno, giorno della lettura a Massenzio. La traduzione dall'ebraico è di Elena Loewenthal.

LA PROVA DELL’ESPERANTO
In un kibbutz, un professore molto malato prova a insegnare la lingua che unisce il mondo a tre allievi. Un tentativo di parlare di pace. La lettura romana di Amos Oz.

di Amos Oz

Tornata nella sua stanza, Osnat si è versata un bicchiere d'acqua con succo di limo¬ne e si è tolta i sandali. È an¬data scalza alla finestra aperta e ha pensato che quasi tutti hanno bisogno di più calore e più affetto di quanto gli altri sono capaci di dare, e che questo scarto fra richiesta e offerta non ci sarà mai nessun comitato del kibbutz che riuscirà a colmarlo. Il kibbutz, pensava, cam¬bia forse un po' le regole sociali, ma la natu-ra umana non la cambia, e questa natura non è affatto semplice. Invidia, meschinità e cattiveria non c'è modo di estirparle con una votazione all'assemblea del kibbutz.
Ha lavato il bicchiere con cui aveva bevuto e l'ha posato capovolto ad asciugare, si è spogliata ed è andata a dormire. Fra il suo letto e quello di Martin c'era solo una sottile parete, sapeva che se nella notte lui avesse tossito o ansimato si sarebbe svegliata immediata¬mente, si sarebbe messa la vestaglia e sarebbe corsa ad aiutarlo. Aveva il sonno molto leggero, le orecchie captavano ogni ululato di cane nel buio, ogni verso di uccello notturno, e anche il fruscio del vento fra le siepi più folte. Ma la notte è passata tranquilla e solo una brezza gentile soffiava tra le fronde del ficus. Verso mattina è arrivata la rugiada sui prati, e il chiaro di luna si è diffuso su ogni cosa, facendo luccicare le gocce di un pallore argenteo. Verso le sei i piccioni hanno svegliato Osnat, lei si è lavata e vestita, è andata a bussare alla porta di Martin, ha controllato come stava, ha preso il vassoio del giorno prima ed è andata al lavoro in lavanderia. Martin si è alzato con fatica, si è vestito adagio, ansimando per lo sforzo mentre si chinava per infilarsi le scarpe, ha bevuto un po' d'acqua ed è andato alla calzoleria spingendo la bomboletta di ossigeno dentro un vecchio passeggino assegnatogli dal comitato sanitario. Camminava piano, strascicando i piedi, perché aveva il fiato corto. (…)
Osnat aveva capito che Martin stava sempre peggio. È andata a parlare con il dottore, il quale le ha detto che non c'era da aspettarsi nessun miglioramento e che prima o poi non sarebbe più riuscito a respirare e allora si sarebbe dovuto ricoverare in ospedale. Leah Shindlin del comitato sanitario aveva proposto di togliere a Osnat quattro ore settimanali dal turno di lavoro, perché le dedicasse a Martin, ma Osnat ha risposto che lei lo faceva per amicizia e non c'era bisogno di levarle delle ore di lavoro. Le serate in compagnia di quell'uomo malato, le sue conversazioni, la sua gratitudine, il mondo di ideali e pensieri che lui le dispiegava davanti, tutto ciò le era assai prezioso, e tremava al pensiero che quel rapporto potesse finire in tempi non lunghi. Un giorno Osnat ha appeso sulla bacheca degli annunci all'ingresso di refettorio un cartello scritto con la grafia appuntita di Martin:
Annuncio per gli interessati: ogni mercoledì fra le sei e le sette di sei si svolgerà alla sede del circolo sociale un lezione di esperanto per principianti sotto la guida di Martin W. L'esperanto è una lingua nuova e facile il cui obiettivo è di unire tutta l'umanità e di diventare quantomeno una seconda lingua per tutti. È una lingua dalla grammatica semplice e logica, senza eccezioni alle regole, che si può cominciare a parlare e leggere dopo poche lezioni. Gli interessati possono scrivere il loro nome i fondo a questo messaggio. Si sono iscritti in tre: per prima Osnat, poi Zvi Provizor e per ultimo il giovane Moshe Yashar dell'undicesima classe del liceo. Il mercoledì successivo, spingendo il vecchio e cigolante passeggino con dentro la sua bombola d'ossigeno Martin Wandberg si è faticosamente incamminato verso la sede del circolo sociale per cominciare il suo corso di esperanto. Osnat lo accompagnava sorreggendolo discretamente per il braccio, ma lui sfuggiva la presa e si ostinava ad andare avanti con le sue forze. Camminava strascicando i piedi, si fermato più volte sulla salita perché aveva fiato corto, ma era ben deciso, tanto che arrivato al circolo con dieci minuti di anticipo e si è seduto ad aspettare i suoi allievi. Nell'attesa ha fumato mezza sigaretta, ha aspirato aria attraverso la mascherina dell'ossigeno, ha sfogliato i giornali della sera e vi ha trovato solo crudeltà e bruttura nonché una buona dose di lavaggio del cervello. (…)
Martin ha tossito e cominciato la lezione con una breve spiegazione: quando tutta l'umanità parlerà una lingua comune non ci saranno più guerre perché la lingua comune impedirà le incomprensioni fra gli individui e anche fra i popoli. Zvi Provizc ha commentato che tedeschi ed ebrei tedeschi parlavano anche loro la stessa lingua, che non ha impedito la persecuzione e lo sterminio. Moshe Yashar ha alzato timidamente la mano e quando Martin gli ha dato il permesso di parlare ha fatto presente che anche Caino e Abele parlavano presumibilmente la stessa lingua. Martin gli ha chiesto come mai, allora, lui era venuto qui a studiare l'esperanto. (…) Alla fine della prima lezione, che è durata venticinque minuti, Martin ha insegnato ai suoi allievi come si dice in esperanto il primo versetto del libro della Genesi: En la komenco Dio kreis la ĉielon kaj la teron. In principio Dio creò il cielo e la terra.

Sole 24 ore, 3 giugno 2012, pag. 32 dell’inserto la Domenica.




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