La Posta diventa poliglotta.

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TERMINI- TRA GLI IMPIEGATI ROMENI, CINESI E FILIPPINI PER RISPONDERE AGLI IMMIGRATI ALLA STAZIONE TERMINI IMPIEGATI STRANIERI AGLI SPORTELLI, UNA NOVITÀ IN ITALIA.

Il primo ufficio postale poliglotta Arabo, cinese, romeno.

La Posta diventa poliglotta.

di Claudia Voltattorni.

Quando Diana Voicu pronuncia quel buna ziua , il ragazzo che ha davanti spalanca gli occhi: «Sai il romeno?». «Sono romena, come posso aiutarla?», è la risposta. La stessa scena si ripete quasi ogni giorno davanti allo sportello di Mian Zheng, 27 anni cinese, a quello di Lina Aseo Cebreiros, 39 anni, filippina, e a tutti quelli dove la lingua parlata non è l?italiano. Succede da più di un mese al binario 1 della stazione Termini, ingresso da via Giolitti al numero 14, dove un ufficio delle Poste parla tutte le lingue. Arrivano persone da tutto il mondo. Ma soprattutto stranieri ormai residenti a Roma per i quali però l’italiano resta ancora difficile da capire. Conto corrente, vaglia, libretto postale, raccomandata, pacco celere: non sono parole semplici. Gino Frastalli, responsabile dell’Area centro di Poste italiane, mostra con orgoglio il totem all’ingresso dell’ufficio, dopo la porta scorrevole, quello con i tasti da premere per scegliere quale coda fare: ma qui le indicazioni non sono per il tipo di operazione da fare ma per la lingua parlata: inglese, francese, cinese, arabo. «È la prima sperimentazione in Italia – sorride Frastalli -, volevamo andare incontro a quel tipo di clientela non troppo propenso a frequentare gli uffici postali per le difficoltà linguistiche: trovare invece allo sportello una persona che parla la tua lingua e che viene dal tuo Paese ti fa sentire meno straniero e un po’ più a casa». Ce ne saranno presto altri in tutta Italia. A Roma, all’Esquilino, quartiere multietnico per eccellenza, a Milano, a Prato, «ma lì la lingua protagonista è il cinese». Quelli di Poste Italiane lo chiamano «sportello amico». Perché «quando i clienti ascoltano la propria lingua si sentono rassicurati, e qui noi puntiamo a farne un punto di aggregazione». Appena vede un suo connazionale, Mian Zheng comincia a parlare cinese. «Loro si fidano di più», spiega in un italiano perfetto ma con cadenza romana. E si lasciano convincere perfino ad aprire un conto corrente. Perché le Poste poliglotte di via Giolitti diventano un porto sicuro per gli immigrati. E spiegano molto di loro. Lo racconta il direttore Giovanni Rossi: «I cinesi utilizzano soprattutto i servizi di spedizione, mentre i filippini aprono conti correnti e si interessano alle polizze assicurative». I romeni invece, «chiedono soprattutto di risparmiare, io conosco i bisogni della mia gente», sorride la 28enne Diana Voicu (laureata in economia): «Scelgono perciò conti di deposito e libretti di risparmio dove fanno accreditare il loro stipendio». Lina Aseo Cebreiros invece è una consulente finanziaria e ha uno spazio tutto suo circondato da vetrate: «Da me vengono soprattutto filippini e romeni: mi chiedono come proteggere i loro risparmi, ma anche aiuto per avere dei finanziamenti». Nelle comunità c’è il passaparola ormai e soprattutto in quella filippina la 39enne Aseo Cebreiros è un’autorità, «mi chiedono consulenze anche la domenica mattina dopo la messa!».Tutti gli impiegati, tra loro anche un ragazzo degli Emirati Arabi, oltre alla loro lingua parlano italiano e inglese e sono stati assunti da Poste Italiane a tempo indeterminato dopo una selezione avvenuta con un’agenzia interinale. «Mi piace lavorare qui – dice in romano Mian Zheng -, quando sono arrivato in Italia facevo il cameriere nei ristoranti».
(Dal Corriere della Sera, 11/4/2014).

 




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