La partita di Putin con l’Occidente

Posted on in Europa e oltre 11 vedi

24/11/2004, La repubblica, pag. 1

La partita di Putin con l’Occidente

Di SANDRO VIOLA
E’ successo prima del previsto. Russia ed Europa, ma anche – seppure in modo per ora meno scoperto – Russia ed America, si ritrovano su posizioni divergenti. L'avvicinamento tra Mosca e l'Occidente iniziato con gli anni gorbacioviani, proseguito con Boris Eltsin, e che era culminato l'11 settembre 2002, quando Putin s'era posto senza esitare al fianco dell'America ferita, mostra adesso le prime crepe. E infatti le gravi turbolenze di Kiev, la spaccatura che s'è creata in Ucraina sul risultati del ballottaggio perle elezioni presidenziali, hanno come primo effetto quello dì mettere in luce che Mosca e le capitali dell'Occidente mantengono ancora, su molte questioni essenziali, visioni e interessi diversi.
L’immagine che descrive in modo più preciso i comportamenti russi e occidentali attorno alla questione ucraina, è quella d'un tiro alla fune.
Erano anni che s'assisteva agli sforzi di Mosca da una parte, e degli euroamericani dall'altra, per assicurarsi un'influenza decisiva su un Paese come l'Ucraina, posto a cerniera tra la Russia e la cintura Nato-Unione Europea, dunque di cruciale rilevanza strategica. E il tiro alla fune è stato tutto meno che corretto.I contendenti non hanno soltanto usato, infatti, i mezzi della diplomazia e della politica, e quelli economici, per rafforzare i propri “partiti”, il pro-russo e il pro-occidentale. Hanno usato anche altri mezzi, tanto èvero che Kiev era da qualche anno la città con più agenti segreti, chiamiamoli così, venuti da Est e da Ovest.
Né Mosca né gli euro-americani si sono risparmiati.
Finanziamenti occulti di formazioni politiche e gruppi di propaganda, esperti elettorali, promesse di aiuti. Da parte europea premevano soprattutto la Polonia e i Paesi Baltici (ma con l'appoggio degli Stati Uniti), nazioni che a causadella loro storia non possono sentirsi ancora al riparo da un'eventuale ritorno dell'espansionismo russo. Ma anche la Nato e l'Unione Europea nel loro complesso, non avevano certo nascosto di guardare all'Ucraina come a un altro Paese da inglobare appena possibile nei loro organismi.
Come poteva guardare la Russia, se non con profonda preoccupazione, a questi tentativi e agli interessi che li motivavano? Con la “caduta” dell'Ucraina nella sfera Nato-Unione Europea, Mosca non avrebbe più, infatti, alcuna separazione con quello che fu fino alla
fine dell'Urss il campo nemico.
Non è difficile immaginare perciò, dinanzi ad una tale eventualità, quali siano gli umori dell'establishment militare moscovita, quella folla di generali frustrati dalla sconfitta nella guerra fredda, oggi in gran parte disoccupati, ma ancora capaci d'esercitare' forti pressioni sul Cremlino. E del resto, neppure Putin aveva mai trascurato di far sapere che se la Russia non è più una superpotenza, non è neppure un Paese che può accettare una modifica del quadro strategico a ridosso dei suoi confini. Questa era, è, la partita in corso. Ed è una partita che s'è fatta in queste ore convulse, e rischia di precipitare in uno scontro
tra le due Ucraine: quella a Est più legata alla Russia, e quella a Ovest che si tende con tutte le sue forze verso l'Occidente. Usando un linguaggio che avrebbe dovuto forse controllare, il candidato democratico, Viktor Yushcenko, ha parlato ieri sera del pericolo d'una guerra civile. E in effetti, quale che sia la verità sul conteggio dei voti di domenica scorsa, la situazione in Ucraina si può definire, senza esagerazione, esplosiva.
C'è un elemento, infatti, che non va trascurato. A differenza che in Russia, dove
l'opposizione palese è costituita da gruppi intellettuali e da due deboli formazioni politiche d'orientamento liberale, in Ucraina s'è andata consolidando in questi anni un'opposizione di massa a regime corrotto, e totalmente manovrato daMosca, di LeonidKuchma, il presidente uscente, e al suo candidato alla successione, Yanukovic. Così che l'appuntamento elettorale ha assunto una valenza, un'importanza, che le elezioni in Russia hanno ormai sempre meno. Sarà perciò difficile che i milioni di ucraini il cui voto è andato a Viktor Yushcenko nella speranza d'una svolta democratica, si lascino strappare quella che credono (e molto probabilmente a ragione) la loro vittoria.
A questo punto bisogna quindi guardare non tanto a Kiev, quanto a Mosca e ai governi dell'Occidente. Se a Washington innanzitutto, ma anche a Parigi e a Berlino, prevarrà l'idea di non affrontare in una fase già febbrile per tanti motivi (dal terrorismo globale alla sete mondiale di petrolio, attraverso l'Iraq e il conflitto israelo-palestinese) un urto con la Russia di Putin, la vittoria del candidato dì Mosca verrà confermata, e in Ucraina la democrazia dovrà ancora aspettare la sua ora. Ma se la Polonia e i Baltici dovessero spingere l'Unione Europea e l'America ad assumere una posizione più rigida, la scena internazionale sarà nelle prossime settimane estremamente agitata.

[addsig]



0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.