La parola ai ragazzi: «Preoccupati per la lingua straniera»

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Un po’ penalizzati

Oltre che ascoltare i dirigenti scolastici, «Il Tempo» intende raccogliere le testimonianze e le riflessioni dell’utenza sulla scuola che cambia. Lo scorso anno molti istituti nazionali, ma anche della provincia, sono stati teatro di manifestazioni di dissenso sui cambiamenti in atto. A un anno di distanza questa atmosfera di ribellione si è decisamente smorzata. Anzi, molti studenti confessano di non essersi più interessati alla vicenda. Francesca, una studentessa del «Turriziani», conferma questa tendenza. «Sono poco informata – dice – sulla riforma che riguarderà la scuola superiore, anche perché in televisione se ne parla poco, non si è mai entrato nel merito di come sarà, ad esempio, il liceo classico del domani». La testimonianza di Francesca illustra come, di fatto, al di là dei nuovi mezzi, il canale privilegiato di informazione dei giovani rimane la tv. Ha un’opinione più articolata in materia, invece, Greta: «Dal prossimo anno si tenderà ad eliminare, a mio avviso, la differenza tra le varie scuole» afferma la giovane. Greta spiega poi meglio il suo punto di vista: «Prima ogni scuola aveva caratteristiche proprie, così mi sembra che ci sarà un appiattimento generale». Il riferimento della studentessa è all’accorpamento di molti indirizzi e alla scomparsa delle sperimentazioni che, con l’arrivo della riforma, non hanno più necessità di esistere. In realtà il ministro Gelmini ha previsto un certo spazio per l’autonomia che ciascuna scuola potrà utilizzare per arricchire la propria offerta formativa. Punta il dito sulla diminuzione di ore di lingua straniera, invece, Giorgia: «Si parla tanto dell’importanza dell’apprendimento dell’inglese come lingua universale e adesso, invece di aumentare le ore, si vanno a diminuire». La studentessa, riflette, così sulla situazione attuale e guarda al futuro:« Già le attuali tre ore sono poche, figuriamoci due ore di inglese a settimana». L’attenzione di Francesca, invece, si focalizza sulle ore da 60 minuti. Attualmente in alcuni istituti si adottano quelle da 55 minuti per far studiare agli allievi più discipline nell’arco della mattinata. «Le ore più corte per me sono preferibili – dichiara – in quanto permettono di seguire più materie». La studentessa poi esemplifica il suo discorso così: «Le ore più brevi ci danno oggi la possibilità di studiare più matematica e più inglese, cose per noi importanti». L’attenzione dei diciottenni di oggi, però, è focalizzata soprattutto sul futuro prossimo, sugli esami di maturità che turbano i sonni dei giovai da generazioni. Lo confida Clara: «I cambiamenti in atto nella scuola quest’anno ci toccano poco – afferma – l’anno scorso abbiamo dato vita all’autogestione e abbiamo in quel modo espresso la nostra opinione. Ora pensiamo agli esami di maturità, dobbiamo badare ai nostri interessi». Evviva la sincerità. Ila.Pie.

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