La pagina dei lettori – marzo 2014.

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La pagina dei lettori.

Dare (“comminare”) multe contro la burocratite.

Caro Beppe, che bello se qualcuno riprendesse la battaglia di Montanelli contro il burocratese, che ammorba la cultura italiana e finisce, ebbene sì, con l’impedire l’attivarsi dei meccanismi civili. Dal consulente parlamentare che verga una legge, al funzionario del più remoto municipio che si appresta a predisporre un modulo, tutti gli italiani cadono prede della “burocratite”. Io propongo l’istituzione di una legge che multi personalmente con mille euro il dirigente di qualunque ufficio pubblico dal quale esca una delle seguenti espressioni, il cui elenco sarebbe opportunamente arricchito da una commissione formata da professoresse di italiano del liceo classico: «al fine di» (che si dice “per”); «solo ed esclusivamente» (o “solo” o “esclusivamente”); «ancorché» (“anziché” o “anche se”, secondo quel che il burocrate vuole davvero dire); «debitamente compilato in ogni sua parte e sottoscritto» (“compilato e firmato”); «severamente vietato» (“vietato”); «ove» (“se”). Inoltre, la mia legge prescriverebbe 500 ore di insegnamento serale obbligatorio di punteggiatura per Medie Inferiori a chiunque scriva frasi come ad esempio «I cittadini, che sono interessati all’esenzione, devono presentare domanda […]», quando in realtà si intende dire “I cittadini che sono interessati all’esenzione devono presentare domanda […]“.
Gloria Pomassa, gpomassa@gmail.com
(Da italians.corriere.it, 6/3/2014).

Basta una parola più cool, e via

Caro Beppe, ultimamente e ovunque impazza il termine “selfie” . Tutti a farsi il selfie e pubblicarlo sui social. Toglimi una curiosità, tu che sei più social di me: il selfie mi rimane sempre un autoscatto, no? E pensare che fino a poco tempo fa li prendevamo tutti per i fondelli, quei disperati fermi per strada a cercare di far “quadrare” l’inquadratura con l’autoscatto fino a che, impietosito, si fermava il passante di turno dicendo “dai qui che faccio io”. Potere della moda, e forse del linguaggio. Basta una parola più cool e il vecchio, bistrattato autoscatto mi diventa superfigo. Avessi potuto pensarci io per primo, l’avrei brevettato…e oggi mi chiamerebbero a tutte le feste del jet set.
Alessandro Barbieri, bargemmy@yahoo.it
(Da italians.corriere.it, 14/3/2014).

Perché scrivete “pò”?

Caro Severgnini, scusa se ti disturbo per una cosa magari di poco conto, ma che mi sta sul gozzo. Molto spesso vedo scrivere “po’” abbreviazione di “poco” con l’accento invece che con l’apostrofo. E questo non solo da parte di lettori che scrivono ai giornali, ma anche da giornalisti. Tu che scrivi bene e tieni molto allo scrivere corretto, puoi farlo presente sul tuo blog?
Grazie e amichevoli saluti.
Nino Rizzi, nino.rizzid@libero.it

L’hai già fatto tu, NR.
(Da italians.corriere.it, 17/3/2014).

Parole straniere
Non tutti le sanno

Ho letto sul vostro giornale “Dice Renzi – la Merkel mi ha chiesto: non hai portato le slides?”. Ho letto tutto l’articolo ma niente ha spiegato cosa sono le slides. Per uno “ignorante” e che non sa tante espressioni straniere come me, sarebbe stato utile che fosse tradotta la parola all’interno dello stesso pezzo, invece ho dovuto guardare sul traduttore. Sandro Trippi, via mail

(Da La Nazione, 20/3/2014).

Certificazione linguistica del latino

Caro Beppe, in mezzo a notizie che si leggono e si ascoltano, ti segnalo questa bella iniziativa che sto organizzando (non solo io, of course) per gli studenti di Milano e Provincia:
un esame per certificazione linguistica del latino. Lavoriamo tutti gratuitamente su base volontaria e senza alcun sostegno economico di denaro pubblico – e spero anche bene – solo per passione della cultura classica e per gli studenti, cittadini del nostro dolceamaro Paese. Per i dettagli – http://www.istruzione.lombardia.gov.it/milano/protmi2052_14/ –
Giusto insegnare inglese e italiano, ma anche una peculiarità del nostro Paese: il latino!
Noto che i ragazzi stanno sempre di più perdendo speranza e sogni, perché il futuro pare loro essere negato e sentono solo di un pantano politico-istituzionale (io mi taccio…ho 36 anni, laureato, scuola di specializzazione post laurea, addottorato, concorso abilitato e superato, 8 anni di supplenze: assunto a settembre e licenziato a giugno…).
Certo una certificazione della lingua latina, seppure una novità e dagli effetti poco pratici, è una goccia in un mare problemi in cui l’Italia sembra inesorabilmente affondare, eppure i colleghi docenti coinvolti mi parlano di entusiasmo (forse esagerano) di adolescenti per questa proposta; e questo ci ripaga – noi organizzatori e docenti – dell’impegno, del tempo e della fatica che mettiamo in questo progetto. Ma fa più rumore un albero che cade… ovvero mutande e reggicalze comprate coi soldi della Regione piuttosto che una iniziativa del genere. Lo insegnava già Cicerone…
Marco Ricucci, marcoricucci@hotmail.com

Ad maiora, Marco.
(Da italians.corriere.it, 25/3/2014).

Parole e giovani
Rapporto difficile

Sono stata premiata al Concorso nazionale ‘Opera Prima’ in Palazzo Vecchio a Firenze. In quell’occasione il Prof. Franco Cardini ha tenuto un discorso che ha toccato il fondo dell’impoverimento del linguaggio e della difficoltà dei giovani a servirsene in modo efficace. Mi consola il fatto di essere stata premiata con un ragazzo di 16 anni che continua a sentire il fascino della parola. Lisa Puttini Hall, via mail
(Da La Nazione, 25/3/2014).

Se la dottoressa parla come Cetto Laqualunque

Caro Beppe, mi chiedo se l’italiano sia diventato un “optional”. Presso una nota istituzione territoriale di caratura nazionale, assisto alla presentazione di un documento ufficiale (SCRITTO, quindi scripta manent) da depositare presso Tribunali, Regioni etc. Il documento è letto e presentato da una dottoressa in Scienze della Formazione, laureata in una prestigiosa università con tanto di master presso una rinomata Business School. Parlando di ridimensionamenti aziendali, al posto della normale locuzione “esuberi strutturali” trovo questa scioccante definizione “persone strutturalmente esuberanti.” Non sono un professore di Italiano, ma un qualunque ragazzino delle scuole medie sarebbe in grado di stabilire che “esuberi” è un sostantivo, mentre “esuberanti” un aggettivo qualificativo e che “strutturali” è un aggettivo, mentre “strutturalmente” un avverbio (fa molto Cetto Laqualunque). Soprattutto, “esuberi strutturali” vuol dire “persone da licenziare”, mentre “strutturalmente esuberanti” sta a significare “persone gioviali e vivaci nel proprio intimo”. Queste due definizioni non coincidono affatto e indicano due insiemi di persone generalmente diversi (chi viene licenziato non è per niente gioviale e vivace!) Cosa facciamo? Revochiamo i titoli di studio alla dottoressa o le consigliamo di pagarsi, a sue spese, un corso di Italiano?
Simone Malacrida, simonmala@libero.it
(Da italians.corriere.it, 30/3/2014).

Schermo “splittato”

Caro Beppe, anche le brave giornaliste di SKY Tg24 sono cadute nella terribile e sgraziata italianizzazione dei termini inglesi. Mentre guardavo la diretta dell’intervento di Putin, mi è andato di traverso un boccone quando la conduttrice se ne è uscita con “vi abbiamo SPLITTATO lo schermo”. Ti lascio immaginare il commento di mia mamma ultrasettantenne.
Diego Maria Stendardo, diego.stendardo@gmail.com
Sulla Crimea o sul linguaggio? La prima questione, confesso, mi sembra più grave (d’accordo: “diviso” è meglio di “splittato”).
(Da italians.corriere.it, 31/3/2014).

 




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