La pagina dei lettori – maggio 2014.

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La pagina dei lettori.

Quelle verdure in “busta microondabile”.

Caro Bsev, leggo su una confezione di verdure surgelate “Busta Microondabile”, e subito mi viene il mal di mare. Non si poteva semplicemente scrivere: “Cottura in padella” e “Cottura in microonde” senza usare questa orribile parola?
Elena Brambilla , elenina65@hotmail.com

“Microondabile” è talmente brutto da diventare interessante. Quella ditta ha un talento perverso, cara Elena.
(Da italians.corriere.it, 5/5/2014).

La pratica e l’ “esitazione negativa”

Un’azienda (privata) che lavora per conto di un importante provider internet (privato) mi informa che stanno procedendo alla “esitazione negativa” di una pratica. Nella mia lunga esperienza nessuna burocrazia statale/pubblica è mai arrivata a confondere “esito” con “esitazione”. Che ne pensa? Claudio Fornasari , lesieurdemoi@virgilio.it

Penso che quell’azienda abbia una doppia attività e produca anche verdure surgelate (vedi sopra)
(Da italians.corriere.it, 5/5/2014).

Perché?

Perché in Italia il giorno delle elezioni si deve chiamare “election day”? Trex

Di Stefano Mah!
(Da forum.corriere.it/leggere_e_scrivere, 15/05/2014).

Riflettere sul linguaggio del futuro

Forse non avevano ancora eliminato l’analfabetismo, quando la rivoluzione tecnologica ci ha investito, modificando rapidamente e sensibilmente il nostro modo di comunicare e lo stesso linguaggio. I sistemi digitali consentono infatti rapidità (di scrittura, trasmissione e lettura) e richiedono brevità dei messaggi. Tutto ciò produce nelle giovani generazioni una ridotta possibilità di leggere e assimilare le espressioni colte dalla migliore letteratura, acquistando un più corretto modo di esprimersi. Stiamo forse assistendo alla nascita di un nuovo linguaggio, pieno di neologismi, abbreviazioni, acronimi, e quant’altro ritenuto “creativo”, troppo spesso seguendo la moda di intercalare termini volgari. Il progressivo processo di globalizzazione sta già privilegiando l’inglese come lingua per dialogare a livello planetario (tramontata l’ipotesi esperanto). Molti Paesi stanno quindi diffondendo l’insegnamento dell’inglese in tutte le proprie scuole. La ricerca scientifica mondiale da tempo usa comunicare e pubblicare in inglese, per facilitare la conoscenza universale delle proprie attività. Le cause dei deterioramenti che subisce la lingua italiana non risparmiano le altre lingue straniere e quindi neppure l’inglese, che deve già registrare cambiamenti dialettali in ciascuno dei Paesi che l’avevano adottato da tempo (USA, Sud Africa, Nuova Zelanda, Australia). Non sarà facile condividere l’adozione di un’unica lingua planetaria. Franco Scaramuzzi, via mail.
(Da La Nazione, 25/ 5/2014).

Perché si dice jobs act? Meglio ‘norme sul lavoro’’

Mi permetterei di sottolineare l’inesattezza che tutti facciamo quando scriviamo o parliamo di Jobs Act. In inglese i sostantivi usati con funzione aggettivale tendono ad essere usati al singolare, anche se non esiste una regola precisa: meglio credo, quindi, sarebbe scrivere o parlare di Job Act od ancor di più usare la nostra lingua e parlare di ‘pacchetto di norme sul lavoro’. In ogni caso, se in italiano si decidesse di introdurre un nuovo anglicismo, andrebbe identificato meglio e in modo preciso il concetto che rappresenta ed anche decisa la forma da utilizzare con coerenza.
P.P., via mail
(Da La Nazione, 25/5/2014).

Start-uppare? Ritorniamo all’italiano

Pochi giorni fa ho ricevuto per posta un volantino firmato Confartigianato imprese Prato. A caratteri cubitali era scritto il verbo ‘start-uppare’, evidente adeguamento all’italiano del verbo inglese to start up. E’ vero che dal governo Monti abbiamo sentito molte parole anglosassoni, da ‘choosy’ al più recente ‘job-act’ di renziana memoria. Come se in italiano non esistesse il vocabolo fannullone o l’espressione ‘legge sul lavoro’. Tuttavia, da studentessa universitaria di Lingue straniere moderne, mi sento ogni tanto di spezzare una lancia anche a favore del nostro idioma nazionale, così ricco di lessemi – come ci ricordano i nostri cari poeti da Dante a Leopardi – ma ridotto in miseria dal poco ingegno di chi parla. Alla voce del verbo start-uppare e al termine allegare, così musicale, si predilige il rozzo ‘linkare’. Mi domando: invece di studiare l’economia in lingua straniera, possiamo fare un po’ di economia di vocaboli stranieri, cercando di rivalutare l’italiano che è una delle lingue ufficiali dell’UE? (E poi si parla di multilinguismo)?
Irene Calami, via mail
(Da La Nazione, 29/5/2914).

Europarlamento: a casa chi parla solo l’italiano

L’altra sera, durante un talk show televisivo, uno dei politici di turno sosteneva che l’Italia si sarebbe dovuta battere affinché l’italiano divenisse una delle lingue ufficiali dell’Europarlamento, onde facilitare la partecipazione dei nostri rappresentanti alle discussioni in aula e in commissione. Visto che la conoscenza di almeno una lingua straniera è richiesta anche agli operatori ecologici, non sarebbe meglio lasciare a casa i politici che parlano solo l’italiano e divenire, una volta per tutte, europei?
Carlo Concato, carlo.concato@virgilio.it

Sarebbe meglio: ma quelli, a casa, non ci stanno. Preferiscono Bruxelles e Strasburgo. E stia tranquillo, Concato. Quando si tratterà di ritirare lo stipendio, capiranno benissimo dove andare.
(Da italians.corriere.it, 31/5/2014).

 




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