La pagina dei lettori – gennaio 2014.

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La pagina dei lettori.

Dare del tu o del lei? Mai una regola chiara.

Caro Beppe,
si può darti del tu o bisogna darle del Lei quando ti/le si scrive? Per chi come me vive fuori dell’Italia, ho l’impressione che l’italiano sia una lingua più ostica dell’inglese o del francese, almeno per quanto riguarda la forma. Se poi si tratta di una e-mail di lavoro, ad un giornale, ad un amministratore di condomini, ad un insegnante o alla mamma di un compagno dei figli, mi sembra che non vi sia mai una regola chiara. Un caro saluto,
Stefano de Vittorio, vittoriostefano@gmail.com

Fate come preferite. Al tu rispondo col tu, al lei col lei, al voi col voi (perché no?). Agli aggressivi vorrei non rispondere, invece, ma ogni tanto mi tocca farlo. Ciao SDV, buon anno
(Da italians.corriere.it, 2/1/2014).

Interventi normativi sulla lingua.

Riprendo alcune riflessioni del moderatore e di un amico forumista e propongo alcune riflessioni mie, estemporanee ma meditate, sul tema indicato nel titolo. E’ vero,una lingua deve svilupparsi liberamente e naturalmente,senza inutili interventi normativi. Tuttavia, di fronte alla follia di “service tax,election day,question time,day hospital, class action,moral suasion e l’ultima di Renzi ma non solo”, forse un prudente intervento dall’alto potrebbe aiutarci a ragionare e ad arrestare la rovina della nostra lingua. Che so,due parole da parte di Letta o di Napolitano (proposta comica?) e la loro dichiarata e dimostrata (la forza dell’esempio!) intenzione di usare, al posto delle succitate espressioni, i naturali corrispondenti italiani. In merito poi al purismo imposto per legge,come in Francia,anche qui distinguirei: no ad interventi normativi ma qualche sana proposta avanzata autorevolmente dalla Crusca e poi diffusa dalla televisione e dai maggiori quotidiani la ascolterei con favore. Intanto lanciamo qualche seme, non aspettiamoci un ricco raccolto ma chissà, forse qualche pianticella spunterà davvero. So,grazie alla mia curiosità linguistica, che lituano, lettone ed estone (lingue che non conosco),soprattutto dopo la recente indipendenza,hanno avviato con successo un moderato programma di purificazione lessicale,funzionale nel loro caso all’eliminazione dei troppi russismi e sovietismi. Ed infine: ma perchè allo spagnolo,che non mi pare ingabbiato tra le sbarre di una rigida politica linguistica,riesce così naturale dire: SIDA e non AIDS,OTAN e non NATO, hoja de ruta e non road map,nombre del usuario e non user name,contrassena (mi manca la n giusta e forse hon sono del tutto preciso) e non password e via elencando? A proposito,avete notato che ormai in italiano tutti dicono nickname? E il vecchio soprannome? E pensare che tutto questo inglese fiorisce sulla bocca di persone,spesso giovani,le quali,a Londra, non riuscirebbero a chiedere un’informazione stradale oppure a fare un’ordinazione al ristorante. di Paolo Sartori

Risposta Di Stefano

Interventi normativi sono impossibili, a meno che non ci sia un Mussolini a imporre “bagnagola” al posto di “bar”. Piuttosto suggerimenti, direi. Io sconsiglierei l’abuso dell’inglese, che suona veramente provinciale se non ridicolo.
(Da forum.corriere.it/leggere e scrivere, 9/1/2014).

Una veloce battuta sui termini stranieri in italiano.

Io direi che chi ricopre ruoli istituzionali o comunque pubblici, dovrebbe usare termini italiani. Invece di termini come job act o moral suasion o road map, per esempio, possono essere usati tranquillamente gli equivalenti italiani, i quali non sono meno eleganti o meno efficaci: non capisco come step by step possa essere meglio di passo dopo passo o, ancora peggio, non capisco perché dire ” lo step successivo è…” dovrebbe risultare meglio di “il passo successivo è…” Poi ovviamente ci sono termini che ormai fanno parte della nostra lingua, e non penso ci siano problemi ad usarli: garage, film, email, computer, robot, e altri ancora, ops, scusate, eccetera eccetera (forse è meglio, anche se è latino, se non mi sbaglio…). In questi casi, dunque, penso sia addirittura utile non andare a trovare l’equivalente italiano. D’altra pasta, bravo, adagio, allegro con brio, forte, fortissimo, etc., in inglese si dicono come in italiano. Perché? Perché fanno ormai parte della loro lingua come computer o email ( con trattino o senza ) fanno parte, ormai, della nostra lingua.

Dunque, se diciamo film invece di pellicola ( credo…) non c’è problema; se diciamo “il prossimo step” invece di il “prossimo passo” penso sia deleterio (tale espressione usata moltissimo tra la gente, forse perché presunti intellettuali e presunti manager [dirigenti?] la ripetono continuamente).

Un saluto a tutti.  michele

Risposta Di Stefano
Sono d’accordo. Non bisognerebbe essere provinciali né sciovinisti alla francese.
(Da forum.corriere.it/leggere e scrivere, 10/1/2014).

Il “job’s act” e l’italiano in prognosi riservata.

Gentilissimo Beppe, i nostri politici si ostinano a saccheggiare la lingua altrui, nella fattispecie l’inglese, per indicare cose che in lingua italiana si comprendono benissimo, se non addirittura meglio. Che differenza c’è tra “spending review” e “revisione di spesa”? Ultimo in ordine di comparsa è l’improprio “job(s) act”, che avrà pure il vantaggio di consistere in due soli monosillabi, ma che, senza un eccessivo dispendio di energie vocali, potrebbe essere tranquillamente sostituito da un “progetto occupazione” o un “piano lavoro”, che richiede forse un decimo di secondo in più per essere pronunciato. Se questo solo fosse il motivo, allora dovremmo cestinare la lingua italiana e sostituirla per legge con quella inglese, molta più stringata e più ricca di monosillabi della nostra. Giunti a questo punto di aberrazione linguistica e di orripilante mescolanza, prendiamo atto che la nostra lingua è moribonda e inadeguata ai tempi, che non può più camminare con le sue gambe e deve usare le stampelle. In effetti, se non è ancora morto, l’italiano è in prognosi riservata, verosimilmente infausta. Allora meglio l’eutanasia di una lenta agonia. La mia opinione è: rottamare (verbo oggi molto di moda, oserei dire “trendy”) o conservare in buona salute. L’impressione netta è che i nostri pappagalli politici, capaci solo di ripetere espressioni prese in prestito, spesso senza neppure comprenderne il significato, siano in perfetta malafede. Vogliono apparire anziché essere, e pensano di ottenere maggior credito utilizzando espressioni inglesi per meglio celare progetti inconsistenti e per gettare fumo negli occhi dei loro sventurati elettori. Che cerchino di parlare agli Italiani superstiti, anziché agli Inglesi. Altrimenti, come ho già detto, si stabilisca che la lingua di Stato è l’inglese, ma si impari finalmente a parlarlo, perché meno lo si sa e più, in maniera penosa e grottesca, si cerca di utilizzarlo a sproposito e ovunque, come il prezzemolo in cucina. Cordiali saluti,
Omar Valentini, omvalentini@gmail.com
(Da italians.corriere.it, 11/1/2014).

Leggere e scrivere.

Egregio Sig. Di Stefano,
– a proposito dell'(ab)uso di termini inglesi in italiano desidero farle presente che, come lettore assiduo di Corriere.it, ho notato come neanche certi giornalisti suoi colleghi evitino questo (ab)uso. Ad esempio:
un giornalista sportivo (di cui non ricordo il nome) usa dire “lunch match” per indicare un incontro di calcio che si svolge all’ora di pranzo. Possibile che la lingua italiana non offra alternative ?
– a proposito di grammatica poi, la Redazione online scrive spesso pò con l’accento invece che po’ con l’apostrofo.
Cordiali saluti
Nino Rizzi

Di Stefano Farò presente. Grazie.
(Da forum.corriere.it/leggere e scrivere, 14/1/2014).

Lingue straniere e acronimi.

Caro Paolo,
mi fa piacere che il discorso sui dialetti e sulle parole straniere, a seguito del tuo articolo su La Lettura, qui richiamato, abbia goduto di una certa risonanza nel forum. Pare una prosecuzione di quanto si scriveva a Scioglilingua: stessa musica, stessi suonatori.

Le parole inglesi più diffuse sono utilizzate dalla maggior parte degli italiani come fossero degli acronimi: quel mucchietto di lettere e vocali vuol dire pronto soccorso, oppure l’aggeggio con il puntatore per fare funzionare il pc. PC? Come WC. Sappiamo di cosa parliamo.

Fuck you lo scrivono sui muri anche i ragazzotti semi analfabeti. Cosa vuol dire? Mah, vai al diavolo.

Non c’è alcun legame letterale tra quella parola inglese e l’italiano. Beviamo cocktail e vediamo il mondo più rosa. Con il miscuglio non succederebbe.

Tutti usiamo lo scanner, di cui non ho ancora trovato una traduzione soddisfacente. Vonnegut propende per scannatoio, ma non mi convince.

Oretta si scandalizza per l’inglese in medicina. Non deve. Tutte le pubblicazioni medico-scientifiche sono in inglese, da Nature a Science a Scientific American a The Lancet all’American Journal of Cardiology and so on. Battersi contro è semplicemente donchisciottesco e il paziente rischia di vedersela brutta.

In che lingua si tengono i discorsi dei Nobel quando vanno a ritirare l’assegno? In svedese? In broken English? Nella lingua madre?

Le scartoffie europee sono in 23 lingue. Ecco dove vanno le mie lire. A Babilonia.
Luigi Rancati
(Da forum.corriere.it/leggere_e_scrivere,18-01-2014).

La Crusca insegna a ‘rigovernare’.

Ho letto con piacere il divertente articolo del professor Daverio ma mi permetto di affermare che “rigovernare” non ha alcuna attinenza con rimettere in ordine la camera da letto disfatta, bensì, come recita l’Accademia della Crusca, si dice propriamente per lavare e nettare le stoviglie imbrattate. Vittorio Minelli, Pistoia
(Da La Nazione, 24/1/2014).

 




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