La nuova strategia del Califfato: il comunicato in turco per allargare il reclutamento.

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Il caso. La nuova strategia dei media del Califfato per espandersi anche in Cina: aumentano i guerriglieri che provengono dalla provincia di Xinjiang.

Il comunicato in turco per allargare il reclutamento.

di Giuliano Foschini.

Non c’è da meravigliarsi se per la rivendicazione dell’attentato di Istanbul l’Isis abbia scelto anche il turco oltre all’arabo.
Da tempo il Califfato ha virato verso una nuova strategia di comunicazione che punta proprio al reclutamento all’estero. Una strategia che, inevitabilmente, passa per la lingua. Ecco quindi che il materiale on line è ormai internazionale: per dire Rumyhah, cioè “Roma”, l’ultima rivista dell’Isis, è tradotta in otto lingue diverse, compreso inglese e francese. Sempre più spesso si trova materiale on line anche in albanese, serbo, russo, cinese e appunto in turco. Da più di un anno viene pubblicato un magazine in lingua, Konstantiniyye (Costantinopoli) che ha proprio il compito di portare il verbo della jihad nel paese di Erdogan, incitando ad attacchi attraverso una narrazione studiata che miri a radicalizzare nazionalità, fervore religioso, appartenenza militante. La cura è maniacale (seppur i contenuti vengono presi quasi integralmente dalle altre riviste) e tutto, come avviene sempre nei prodotti creati da Al Hayat, il Media Center dello Stato Islamico, non è mai casuale. In turco ci sono poi alcuni account twitter che hanno il compito di rilanciare la propaganda dell’Isis, con una contro informazione che si sta premurando in queste ore di ridimensionare le sconfitte militari e di rilanciare il ruolo dei lupi solitari in Europa. Si tratta di un’ulteriore conferma alla nuova strategia del Califfato che ha deciso nell’ultimo periodo di spostare sempre più all’estero il reclutamento, a differenza di quanto faceva Al Qaeda, avendo necessità di allargare il proprio esercito.
E in questo senso non deve meravigliare che l’attentatore del Reina sarebbe un cinese uiguro. Già due anni fa proprio i servizi italiani indicavano i guerriglieri della provincia di Xinjiang, legati linguisticamente ed etnicamente al medioriente e ai turchi, come un possibile pericolo futuro per l’Europa: già dal 2012 combattevano in Medioriente con i jihadisti e nel 2013 uno di loro fu arrestato in Cina mentre preparava un attentato. Aveva combattuto ad Aleppo con il Free Syria Army dopo aver studiato proprio a Istanbul. Ed era la stessa intelligence cinese a stimare che in Turchia vivessero 20mila uiguri e che un centinaio erano pronti a partire per la Siria per combattere. Un anno fa fu invece sequestrato materiale ( e specificatamente video che addestravano all’utilizzo di armi, e in particolare dell’Ak47 ) destinato proprio agli uiguri che decidevano di partire per la guerra santa.
(Da La Repubblica, 3/1/2017).

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