La nuova lingua? Tutta da resettare

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La nuova lingua ? Tutta da resettare

Una ricerca sulle 5000 parole inventate dai giornali dal 1998 al 2003 svela aspetti divertenti ma anche ridicoli. E non sempre il vocabolario s’arricchisce

di Enrico Gatta

“Ehi, ‘rambetto’, andiamo a ‘drinkare’ una cosa al ‘fast-bar’ in centro: magari incontro quella tipa ‘vamposa’, che mi piace, sai, quella che fa ‘dog-sitting’ dai signori Rossi…”. La frase e’ piena di brutte parole, ma, ci piaccia o no, e’ un ottimo esempio di italiano corrente. E come tale e’ presentato da Giovanni Adamo, ricercatore del “Lessico intellettuale europeo e storia delle idee” del CNR, e da Valeria Della Valle, docente di linguistica italiana all’Universita’ di Roma La Sapienza, curatori del volume “Neologismi quotidiani – Un dizionario a cavallo del millennio”(1998-2003), in stampa dall’editore Olschki di Firenze. I due linguisti hanno fatto la loro ricerca leggendo i giornali. “Dal 1998 ad oggi – spiegano – abbiamo raccolto piu’ di 5mila neologismi tratti dai giornali e non registrati nei vocabolari: parole di nuovo conio o derivate da altre gia’ esistenti, internazionalismi, forestierismi, tecnicismi e anche neologismi d’autore, per molti dei quali sono state raccolte le prime testimonianze dell’ingresso nella lingua comune”. Un esempio di neologismo d’autore e’ la parola ‘casalinghitudine’, titolo di un bellissimo libro di Clara Sereni gia’ nel 1987. A Roberto D’Agostino vengono riferiti ‘pettegolezzaio’ e ‘vippaio’, mentre da Giampiero Mughini si origina ‘juventinità’: a ciascuno il suo. Si va poi per filoni. Siamo, ad esempio, debitori del mondo televisivo per parole come ‘quizzone’, ‘carrambata’, ‘attapirato’, ‘velina’ e ‘velona’. Oltre al debordante ‘Gabibbo’. Piu’ che il vaglio dell’Accademia della Crusca e’ auspicabile la corte marziale per aggettivi come ‘marzullesco’ o ‘pippobaudista’. Derivano invece dalla cronaca sociale, politica ed economica parole come ‘seattlino’, ‘voltagabbanismo’, ‘malpancismo’, ‘dolcevitaiolo’, ‘assentopoli’, ‘universopoli’, ‘Fiscovelox’, ‘condonite’, ‘cartolarizzazione’, ‘efficientamento’… “ Siamo di fronte – dicono Giovanni Adamo e Valeria della Valle – a indizi evidenti del continuo arricchimento e della costante evoluzione dell’italiano, all’interno di un ampio fenomeno di globalizzazione che coinvolge, anche se in diversa misura, tutte le piu’ importanti lingue di cultura”. L’orgoglio e’ legittimo, perche’ dare gli strumenti per studiare, quale che esso sia, lo stato di una lingua e’ comunque un’operazione di rilievo, utile soprattutto ai linguisti di domani. I quali potrebbero avere qualche difficolta’, riprendendo in mano nel futuro i nostri quotidiani, a comprendere che cosa sia la ‘famiglia allungata’ o il ‘mielismo’. Ma che tutti e 5mila questi neologismi siano “un arricchimento della lingua italiana”, come dicono i curatori del nuovo dizionario, beh, questo e’ tutto da dimostrare. Anzi, e’ forse vero il contrario: molte di queste novita’ lessicali sono frutto non di “straordinaria creatività”, ma di banalita’ o conformismo. E’ motivo di conforto pensare che la lingua in ogni caso dispone di anticorpi capaci, alla lunga, di purificarla. Chi ricorda piu’ tante parole del Sessantotto? o quelle del calcio degli anni Cinquanta? o il lessico delle tante mode che si sono susseguite negli ultimi vent’anni? Sono uscite dall’uso comune, sono state dimenticate, cancellate. Anzi, resettate.

(Da La Nazione, 5/8/2003).

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