La nuova Europa in competizione

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10/12/2004, Corriere della Sera, pag. 1

Nell'Unione è tornata la politica
LA NUOVA EUROPA IN COMPETIZIONE

di ANGELO PANEBIANCO
È una «costante storica» il fatto che le nostre idee sulla realtà che ci circonda cambino, in genere, più lentamente della realtà stessa, talché continuiamo a usarle anche quando, essendo nel frattempo mutato il mondo, non servono più per spiegarlo. Qualcosa di simile sta accadendo al modo in cui molti continuano a guardare all'Europa.
La distinzione fra euroscettici ed euroentusiasti, fra «nemici» e «amici» dell'Europa, è una di queste idee ricevute dal passato e che serve sempre meno per capire cosa sta accadendo nell'Unione Europea. Certo che continuano ad esistere gli europeisti e gli antieuropeisti. E tuttavia quelle categorie non catturano più l'essenza del problema europeo, anzi contribuiscono a renderlo incomprensibile. Appartengono a una fase dell'integrazione che ci siamo lasciati alle spalle.
Che cosa è accaduto in Europa? E accaduto che l'integrazione ha avuto così successo da determinare ciò che i vecchi «funzionalisti» (teorici di una integrazione lenta e prudente iniziata nel 1951 con la Comunità del carbone e dell'acciaio e poi proseguita con la Comunità europea, il mercato unico, l'unificazione monetaria) chiamavano spill over: l'integrazione in ambito economico, sociale, giuridico e monetario ha superato la soglia critica al di là della quale si forma una comunità politica e, in essa, necessariamente, si scatena l'eterna danza della politica, la competizione per il potere. Sia chiaro. Lo spill over, o travaso, dall'integrazione economico-sociale a quella politica non è andata nella direzione immaginata dai funzionalisti: la comunità politica che si è alla fine formata non è uno «Stato europeo» (né, probabilmente, lo sarà mai). E una comunità sui generis che combina integrazione economica, istituzioni comunitarie e potere degli Stati. Ma è comunque una comunità politica.
L'Europa non è più l'entità spoliticizzata cui bastava, all'ombra dell'asse franco-tedesco, una guida tecnocratica capace di distribuire agli europei i benefici dell'integrazione. Comunità politica significa, in questo contesto, un'arena ove due problemi dominano il campo: da un lato, in essa si afferma una competizione permanente per l'influenza e il potere fra i maggiori Stati. Dopo l'allargamento, l'asse franco-tedesco non può più essere il «governo» dell'Europa. A esso si sostituirà, presumibilmente, il farsi e il disfarsi di coalizioni complesse e instabili, con varie ricadute sulle «politiche» dell'Unione. Non sarà più irrilevante, per il formarsi delle coalizioni dominanti in Europa, il «colore politico» (conservatore o socialista) che di volta in volta avranno i governi, soprattutto (ma non solo) degli Stati principali. Dall'altro lato, in questa comunità sui generis diventa molto più importante che nel passato il rapporto fra democrazia nazionale e vincoli europei. Le élites politiche europee continuano a formarsi e a conquistare o perdere il potere in elezioni nazionali. Talché, esse sono costrette a combattere per imporre in Europa politiche conciliabili con gli interessi dei loro elettori.
Insomma, la competizione per il potere e entrata stabilmente in Europa. Gli europeisti dovrebbero rallegrarsene. Significa che i loro auspici si sono almeno in parte realizzati. L'epoca dell'Europa spoliticizzata e tecnocratica è finita. Non c'è più, se non marginalmente, da contrapporre europeismo e antieuropeismo. C'è ormai da scegliere, invece, ciascuno a sua preferenza, la linea di condotta appropriata per influenzare, in una direzione o nell'altra, la competizione politica europea.


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