La nostra scommessa davanti alle tre A

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L'Europa e la crisi

LA NOSTRA SCOMMESSA DAVANTI ALLE TRE "A"

Due anni di psico dramma ininterrotto, sedici summit dell`ultima spiaggia, centinaia di editoriali dopo ogni summit: in questa fine di gennaio, l`Europa è sempre in crisi, la zona euro sempre minacciata dal rischio di esplosione. L`accordo raggiunto tra 26 dei 27 Stati membri dell`Unione in realtà non ha risolto niente: ha offerto l`occasione per un nuovo vertice per il salvataggio della moneta unica, alla fine della prossima settimana. Non è risolto niente. La Grecia? Le trattative con i creditori privati hanno rivelato che non è stato fatto nessun progresso nel risanamento dei conti pubblici del Paese ellenico. L`Italia? Ha fatto tutto: cambiare capo del governo, accettare una brutale cura di austerity, avviare riforme profonde. Non è servito a nulla: i mercati non ci credono e continuano a farle pagare a caro prezzo i soldi di cui ha bisogno. La Francia?
Anche lei si è data da fare per rimettere in ordine le finanze pubbliche, ma una delle grandi agenzie di rating americane se ne è infischiata e ha declassato i suoi titoli, per il rischio che non riesca a tener fede ai suoi impegni. Il meccanismo di salvataggio europeo, quello del Fmi: l`uno e l`altro sono ancora nel limbo, anzi non esistono proprio. Quanto al nuovo trattato intergovernativo che dovrebbe instaurare una vera governance economica in seno alla zona euro, lo stiamo ancora aspettando.
Insomma, la casa è in fiamme e i pompieri-piromani, i nostri Governi, si accapigliano come se niente fosse. L`Europa è in marcia verso il suicidio e nessuno sembra preoccuparsene. Ma bisogna spegnere l`incendio al più presto e cominciare a ricostruire l`edificio.
La crisi economica, questo è vero, non favorisce la solidarietà che sarebbe necessaria. La crisi alimenta dappertutto, in ogni Paese dell`Unione, gli egoismi, i nazionalismi e la tentazione di un ripiegamento su se stessi. È responsabilità dei politici far ragionare i cittadini, far capire loro che la vera risposta alle difficoltà del momento non sta in queste soluzioni del passato, ma al contrario in un rafforzamento della cooperazione all`interno della zona euro, e che quindi è necessaria una maggiore condivisione della nostra sovranità e della nostra solidarietà.
È un`impresa difficile? Ci sono tre argomenti che meritano di essere messi avanti: le tre "A", per così dire. La prima A è l`Asia, e in particolare la Cina. Il mondo che si sta costruendo non è un blocco omogeneo, ma un mondo costituito da diversi blocchi, dove sono le dimensioni a contare, dov`è il numero a pesare. I nostri «piccoli» Paesi non sono nulla presi singolarmente. Potranno difendere i loro interessi solo unendosi in seno a un blocco. La seconda A è l`America. È un altro blocco, che oggettivamente ha interesse a un`Europa forte, ma che può credere di trovare la via per la sua salvezza in un`Europa divisa. La terza A, infine, è quella del mondo arabo. L`anno scorso ha conosciuto le sue rivoluzioni. Tutti ce ne siamo rallegrati, e a giusto titolo, ma ora quell`area entra in un periodo di forti turbolenze. La prossima crisi del debito potrebbe essere quella dell`Egitto o della Tunisia. Di fronte a questo blocco minacciato dall`instabilità, il blocco europeo deve diventare una roccia. Queste tre A esigono progressi più rapidi e approfonditi dell`integrazione europea. Se bisogna abbandonare lungo la strada qualche Paese, decidiamolo il più in fretta possibile. Basta tergiversare. Il 2011 è stato l`anno della primavera araba. Non vogliamo che il 2012 sia l`anno dell`autunno europeo.

di ERIK IZRAELEWICZ
direttore di Le Monde

(Traduzione di Fabio Galimberti)

la Repubblica, pag 1
25/01/12




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