La nostra moneta è anche una storia di ponti e finestre

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La nostra moneta è anche una storia di ponti e finestre

"Sopra il golfo che riceve da Euro maggior briga". scriveva Dante. E in effetti, l`Euro era fmo a pochi anni fa solo come il nome di un antico vento che spira verso sud ovest, nel Mediterraneo. Nome greco, come il nome del nostro continente, a ricordo della leggenda di Europa, la bellissima figlia di Agenore di cui Giove si innamorò e da cui discesero gli antenati della civiltà europea, i cretesi. Rapita da Giove e portata sull`isola di Creta, madre di tre figli – Sarpedonte, Radamente e Minosse, mitico re di Creta – con il suo nome si indicarono le terre a nord del Mediterraneo. È una leggenda, tramandata però immutata per secoli, che rafforza il fondo innegabile di verità che la civiltà cretese e quella grecahanno dato il nome sia all`Europa, sia all`Euro. Proprio la Grecia, dunque, oggi additata come la prima responsabile della crisi dell`Euro, ha battezzato la nostra moneta unica. In verità la scelta del nome Euro è stata complessa. Prima dell`Euro esisteva, sia pure come unità puramente contabile (non c`erano banconote), l`Eco, acronimo di "European Corrency Unit". L`Ecu teneva conto del valore delle monete dei Paesi europei dell`Unione (allora erano 15, ma solo 12 aderivano all`Ecu), ne ponderava il peso e ne faceva una media. L`Ecu circolava come moneta per emettere titoli e pagare mutui. Il trattato di Maastricht aveva indicato nell`Ecu il nome della nuova moneta, ma il nome Ecu, a parte la pronuncia tedesca per la quale un Ecu, ein Ecu, diventava una mucca, eine Kuh, aveva ragione di essere solo in lingua inglese, al massimo in lingua francese perché aveva il suono dell`écu, lo scudo francese; ma non significava nulla per gli altri Paesi. Si preferì allora, saggiamente, riprendere le prime lettere dellaparola Europa, comuni a tutti i Paesi europei: il Consiglio europeo di Madrid, nel 1995, stabilì ufficialmente che la moneta unica si sarebbe chiamata Euro.
Si decise, anche tramite un ampio sondaggio pubblico, il simbolo dell`Euro, il Glifo (€), ispirato alla (epsilon) greca: la Grecia continua a essere presente. Ebbene, l`aver dato alla moneta un nome e un simbolo non esauriva la sua presentazione ufficiale sui mercati: la moneta doveva rivestirsi di colori e di immagini. Uguali per tutti i Paesi? Diversi, ognuno con la sua identità? Il problema fu presto risolto: le banconote sarebbero state tutte uguali, mentre le monete, di otto diversi valori, avrebbero avuto sul lato fronte le immagini scelte dai singoli Paesi e sul retro un disegno uguale per tutti, la carta dell`Unione con le stelle della bandiera europea.
È interessante notare come la scelta comune sulle banconote sia stata concentrata sull`architettura. I bozzetti vincenti, opera del bozzettista della Banca Nazionale Austriaca Robert Kalina, hanno un preciso significato: sul fronte delle banconote finestre o porte, sul retro ponti Quanti di noi l`hanno notato? Questi disegni ci parlano di apertura e di collegamenti. Chi oggi discute del destino dell`euro dovrebbe guardare a lungo le banconote, osservarle e capire quello che ci vogliono dire: aprirsi a tutti i Paesi che compongono l`Unione monetaria attraverso porte e fmestre mai chiuse; ma l`apertura non basta, il discorso continua nel retro: unirsi, collegarsi con ponti che oltrepassano di slancio le distanze, gli ostacoli. L`euro è in crisi, ma la crisi passerà. Sta per compiere dieci anni, festeggiamolo.

di Claudia Galimberti

il Sole 24 Ore, pag 12
4/12/11




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