La mitologia della grande Europa

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LA MITOLOGIA DELLA GRANDE EUROPA UNITA

Se il Texas e la California si dividono nelle elezioni tra repubblicani e democratici, gli Stati Uniti non si dividono, l'identità nazionale non ne risente minimamente. Se Bin Laden e i suoi terroristi fanno vincere le elezioni spagnole a Zapatero, l'Europa si divide? Verrebbe voglia di rispondere (…)
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(…) negativamente così: il voto degli spagnoli sarà anche stato condizionato da eventi tragici ma non per questo il governo socialista dovrebbe mettere in crisi l'Unione Europea. Si tenga presente, però, che le parole hanno una stratificazione di significati che le fanno pesare molto più di quanto possano in apparenza semplicemente affermare. E, allora, è davvero così irrilevante che da qualche tempo si sia incominciato a parlare di «asse» tra Spagna, Francia, Germania? E davvero irrilevante che l'opposizione nel recente dibattito parlamentare sulla presenza dei nostri soldati in Irak abbia utilizzato con sempre maggiore insistenza il termine «asse» per indicare una linea di condotta politica europea alternativa ad un'altra? Insomma, se gli Stati Uniti si scontrano su una linea politica, la questione riguarda le modalità d'amministrazione del Paese per i quattro anni di legislatura; se in Europa si creano divisioni e si sente parlare di asse tra Spagna, Francia e Germania non viene in mente un cartello elettorale ma una strategia politico-militare di vecchia data: la memoria ci riporta al duca di Olivares, al cardinale Richelieu, al Kaiser e allo Zar. Cioè alle originarie divisioni dell'Europa, a divisioni vere neppure troppo lontane nel tempo, segnate da lotte sanguinose, da profonde sofferenze delle popolazioni. L'Europa è ricca di storia, una storia gloriosa e tragica, in cui le alleanze avevano una funzione militare di aggressione e di difesa, in cui le paure avevano ridisegnato i confini tra Stati, in cui la pace era preludio di nuovi assi tra nazioni. L'Europa di oggi non può dimenticare la storia di ieri e con cinica disinvoltura riproporre divisioni di strategia politica che solo con irresponsabile superficialità si possono supporre ininfluenti per la solidità della sua unità.
Si sta diffondendo una sciocca mitologia per la quale l'Europa è già bella e fatta e il solo problema che rimane sarebbe quello di farla digerire agli euroscettici. Ma, si ricordi, è la storia d'Europa a dirci che le cose non stanno così, che il processo di unificazione può procedere sulla base della coscienza delle divisioni passate e della paura che queste divisioni possono ritornare provocando ancora grandi sofferenze alla gente.
I contrasti economici tra gli Stati, che cercano di avvantaggiarsi gli uni sugli altri, ci accorgiamo che sono superabili ridefinendo le basi degli accordi, mentre invece è il rispetto dell'identità, del ruolo, della storia di una nazione a rappresentare un problema rischiosissimo: uno Stato che si vuole porre sopra gli altri, l'asse tra Stati che intendono porsi a guida ideale, culturale – non solo politica – sugli altri, crea un'autentica ferita nel corpo dell'Europa, una vera divisione, che fa passare in secondo piano perfino i contrasti economici.
La storia dell'Europa non ammette che oggi ci possano essere quelle differenze culturali che costruiscono supremazie politiche e la semplice parola «asse» per designare un'alleanza tra nazioni ci riporta a un passato neppure tanto lontano di guerre d'espansione e di dominio. Prudenza e saggezza dovrebbero suggerire il superamento di queste contrapposizioni; soprattutto il confronto partitico – come quello che si sta svolgendo nel nostro Paese – dovrebbe con intelligente concordia abbattere ogni ipotesi, ogni suggestione, ogni tentazione di progettare assi tra nazioni che avrebbero unicamente una funzione. di divisione dell'Europa e di dominio di Stati sugli altri Stati. Noi abbiamo bisogno,di un'Europa mite e aperta, capace di rinunciare a leadership culturali e ideali, perché soltanto così si può cementare l'unità. Se avvengono contrapposizioni al suo interno, se le alleanze diventano compiaciuti strumenti per manifestare una supremazia, se queste divisioni diventano perfino occasioni per alimentare la lotta partitica nazionale, è la stessa storia dell'Europa a che nessuna unità nella pace si potrà mai costruire.

Stefano Zecchi
IL GIORNALE,23.05.2004, p. 1

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