La Merkel avverte la Ue: «La crisi non è finita, ora cinque anni di rigore»

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Niente illusioni. La crisi non è superata e ci vorranno almeno cinque anni per uscirne. Angela Merkel sceglie un congresso regionale del suo partito per rilanciare l'allarme. E la sua linea del rigore. Con un occhio dentro casa, per assicurare ai suoi che la sua strategia non cambia, ma con l'altro occhio puntato sui partner europei e su un'agenda fitta di appuntamenti: dall'Eurogruppo su Spagna, banche e Grecia, al vertice sul bilancio Ue, fino al cruciale Consiglio Europeo di dicembre. Sottolinea la cancelliera Merkel: «Dobbiamo trattenere il fiato per almeno cinque anni, questo è il periodo che ci vorrà per uscire dalla crisi». Per farlo, spiega in un discorso nel Land del Meclemburgo-Pomerania, è necessario «essere rigorosi per convincere il mondo che è redditizio investire in Europa visto che in molti non credono che manterremo le nostre promesse». Un messaggio trasversale. Indirizzato, anche ai colleghi della Ue a meno di una settimana dagli ultimi dati Eurostat che fotografano un'Europa ancora con un debito in salita, al 90% sul Pil nel secondo trimestre, e una disoccupazione record all'11,6%, con quella giovanile sopra il 23%. In Europa insomma sono ancora molti i nodi che restano da sciogliere, anche e soprattutto nelle decisioni. A cominciare da quel fragile accordo di facciata trovato nell'ultimo Consiglio europeo con il presidente francese Francois Hollande sulla vigilanza bancaria, passando per la posizione integralista preannunciata da Cameron, pronto al veto sul bilancio Ue in caso di aumento del budget dei prossimi sette anni. Sullo sfondo resta , ancora, la Grecia le cui sorti restano appese ad un accordo con la «troika» che vacilla tra i rischi di terremoto nella fragile coalizione del governo Saramas e la bocciatura da parte della Corte dei conti ellenica al pacchetto sulle pensioni, fulcro dell'impalcatura dell'intesa con i creditori internazionali. Ma la Cancelliera che mercoledì volerà a Bruxelles, dove terrà un discorso all' Europarlamento per poi andare in missione da Cameron, cercando di convincere il premier britannico a scongiurare il veto sul bilancio Ue, deve anche guardare alle cose di casa. Con le elezioni che si avvicinano, il suo rivale socialdemocratico Peer Steinbrueck che scalda i motori, ed una parte del suo paese che sembra pronto ad abbandonarla: ieri è nato il Circolo Berlinese dell'Unione, una quarantina di conservatori delusi che assicurano di non essere frondisti, di non voler andare contro la loro Cancelliera., ma vogliono più ascolto. Il suo ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, europeista convinto, intanto, lancia una nuova fuga in avanti: ritiene possibile un'elezione diretta del presidente del Consiglio europeo già per il 2014. «Prima ci si riesce, meglio è», spiega dopo aver lanciato nelle scorse settimane , tra non poche polemiche in seno all'Europa, l'idea di un supercommissario Ue. Per la Merkel la strada appare così sempre più stretta. Con l'unica consolazione, per ora, che arriva da un sondaggio: gli elettori tedeschi la ritengono più credibile e capace di gestire i difficili dossier Ue, ma anche più simpatica di Steinbrueck. Pronti, ad oggi, a riconfermarla con un 51% di preferenze contro il 26% che voterebbe per il suo avversario.

(da bresciaoggi.it, 04/11/2012)




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