La matematica in lingua inglese

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Se si costruisce la casa dal tetto e senza tener presente i mattoni disponibili

Mi rendo conto: la metafora è ardita. La scuola italiana è un edificio piuttosto sgarrupato per dirla con l’espressione usata anni fa dall’autore di Io speriamo che me la cavo. Se l’edificio ha bisogno di ristrutturazione profonda certo non può essere logico né lesinare risorse né cominciare dal tetto. E se a non tener presente queste due pre-condizioni era la giovane scrittrice di favole, la cosa poteva pure essere legata alla sua visione ideologica (“la scuola italiana è stata un gigantesco ammortizzatore sociale” ha piu’ volte ripetuto la tifosa del maestro unico).

Se,però, a proseguire nella stessa direzione è un tecnico come l’attuale ministro la cosa diviene preoccupante.

A meno di non voler provocare la rovina totale dell’edificio e di alcuni suoi abitanti. Quando un decisore politico dimostra di non tener presente il contesto i casi sono due: o lo fa per scelta ideologica o è condizionato negativamente dall’apparato tecnico-amministrativo.

Al momento avrei qualche ideuzza sulla risposta ma sospendo il giudizio per offrire al lettore due esempi.

Primo esempio: l’Educazione finanziaria nelle scuole italiane.

In una recente intervista-paginata sul maggiore quotidiano economico il ministro Profumo ha, con dovizia di argomentazioni condite,nell’ordine, di pipeline, best practices, cloud, frame, on line, store e (non potevano mancare) smartphone e app , espresso la volontà politica, che si tradurrà in un disegno di legge annunciato come imminente, di introdurre l’Educazione finanziaria nelle scuole. Proposito ragionevole e condivisibile ma anche, con tutta evidenza, un segnale di profonda discontinuità rispetto al ministro precedente. Che rimarrà alla storia come la teorica della “Educazione alla legalità senza le leggi” (copyright Marco Bruschi detto Max, suo consigliere politico).

La Gelmini, è bene ripeterlo ancora una volta senza il timore di tediare il lettore di Profumo di scuola, aveva fatto la scelta politica assolutamente contraria avendo eliminato lo studio dell’Economia (e del Diritto) dai Licei e dai trienni di Tecnici e Professionali.

Non bisogna essere un Nobel in Economia per capire che le due scelte non si tengono insieme. E leggere allora che il ministro pensa a docenti da far formare dalla Banca d’Italia quando ci sono docenti di Economia in esubero ed in predicato di licenziamento ci riporta alla metafora edilizia. Perché o la formazione della Banca d’Italia è di tipo iperspecialistico (peraltro poco coerente per una educazione), da tecnico specializzato tutto da inventare o altrimenti non si capisce perché di Educazione finanziaria non potrebbero occuparsi, proficuamente, per competenza didattica, coerenza con i percorsi di studio universitario ed esperienza professionale accumulata i docenti delle discipline giuridico-economiche, oscuri capimastri in predicato di licenziamento ma che padroneggiano, evidentemente, la materia.

L’obiezione è nota: ma perché è una Educazione e non una disciplina. E qui si ricasca in una contraddizione di statica direbbe un ingegnere. Ma si può immaginare, nel 2012, di pensare come fa Profumo nell’intervista citata, alla Giornata del risparmio della sua (e pure della mia) adolescenza al tempo dei derivati e delle stock options? Si può immaginare di fornire una educazione finanziaria che prescinda dalla conoscenza dei meccanismi economici di base? Qualche tempo fa una allieva mi ha chiesto,su sollecitazione paterna, di spiegarle la storia della banca col cerchio intorno: era la pubblicità mirabolante condita di tassi di interesse sostanziosi ma limitati ad un breve periodo di cui un consumatore distratto o poco informato poteva non rendersi conto.

Con tutto il rispetto per i colleghi di Lettere o di Storia è possibile che si occupino loro dei bond argentini,del microcredito o delle banche etiche o ancora dei derivati come già assurdamente accade per la disciplina che non c’è Cittadinanza e Costituzione? Qualche tempo l’ho sentito personalmente un collega di Storia parlare di promulga della Costituzione. Ma potrei permettermi una consecutio tempibus?

Insomma fareste posare un pavimento ad un idraulico? Trasformereste un asfaltista in impiantista elettrico?

Mi fermo qui col primo esempio chè le fondamenta dell’edificio sgarrupato cominciano ad appesantirsi…..

Il CLIL

Secondo esempio: il CLIL. Una novità assoluta del riordino gelminiano delle superiori è stata espressa dalla sigla che sta per: materia non linguistica veicolata in una lingua straniera.

Per essere più chiari: gli studenti italiani delle quinte classi fra tre anni (e quelli del linguistico già dall’anno prossimo) studieranno una materia (può essere la Storia dell’Arte come la Matematica) in una lingua straniera. L’idea non è assolutamente malvagia ma ci sono, per così dire, i mattoni per costruire il piano nobile dell’edificio? Qui casca l’asino o meglio il piano nobile.

Per introdurre senza gradualità (come ha fatto la frettolosa Gelmini e temo voglia continuare a fare Profumo) una novità rilevante come questa uno pensa a due cose: la rilevazione preliminare delle risorse umane (per capirci i prof. di Matematica o di Greco in grado di sviluppare tutto il loro programma in inglese, francese o la lingua che preferite) e la formazione, anch’essa preliminare al progetto, degli insegnanti che è la pre-condizione necessaria.

Insegnare in una lingua straniera non è esattamente una question sulla quale briffare con una situescion da analizzare con very urgenza. Se ci si rende conto che le risorse umane sono insufficienti o mal distribuite territorialmente come si fa a ripetere il mantra che sembra orientare le scelte dell’attuale ministro? O il Liceo di Roccacannuccia è meno importante di quello di Forlimpopoli?

“Nessun ulteriore cambiamento, nessuna nuova riforma ma solo oliare i meccanismi arrugginiti” ripete il ministro Profumo. Piccola domanda non impertinente: ma se i meccanismi da oliare fossero meccanismi non secondari dell’edificio da ristrutturare lasciamo che la casa sgarrupi?.

Mi è capitato, qualche giorno fa, ad un Seminario nazionale organizzato dal MIUR di ascoltare sul CLIL e sul meccanismo volontario che dovrebbe portare alcuni docenti a spendere tempo e denaro per formarsi per insegnare in lingua straniera, di ascoltare un’altra domanda non impertinente di un dirigente scolastico.

“Cortesemente mi dite perché un docente dovrebbe essere motivato a fare tutto ciò?”. Silenzio e applausi nella sala convegni e m’è ritornata in mente Patrizia Valduga nelle Citazioni della settimana scorsa. E per proseguire con la metafora edilizia: son trascorsi due anni dal riordino delle superiori e i capimastro ( i docenti) non sanno ancora come cambierà il loro lavoro dal momento che delle nuove classi di concorso non si hanno ancora notizie. Anche così si ristruttura la scuola sgarrupata?

L’inglese sconosciuto di chi parla male l’itagliano

Sempre della serie: cominciamo dal tetto anziché dalle fondamenta. Ha suscitato notevole dibattito la notizia data dal Rettore Azzone (Politecnico di Milano) insieme con il ministro dell’istruzione Profumo, di voler svolgere dal 2014 i corsi delle lauree magistrali (ovvero i due anni dopo la triennale) e dei dottorati interamente in lingua straniera.

Anche qui come per il CLIL si potrebbe pensare ad una scelta da valutare positivamente.

Qual è il problema di contesto? A voler tralasciare le importanti obiezioni di italianisti come il prof. Simone e le prese di posizione di un buon numero di docenti dello stesso Politecnico che pure fanno riferimento all’art.33 della Costituzione e volendo dare per scontata la giustezza della decisione c’è qualche problema di coerenza interna del sistema.

Se infatti la decisione fosse di destinare i corsi in lingua straniera esclusivamente a laureati stranieri la cosa potrebbe anche avere il senso di internazionalizzare l’Ateneo ma come la mettiamo con i futuri laureati italiani? Che sono i futuri diplomandi delle superiori appena riordinate. Quelle, per intendersi, nelle quali la giovane scrittrice di favole ha deciso di eliminare le compresenze dei lettori madrelingua nei Licei linguistici, ha addirittura abolito la seconda lingua straniera, fatta eccezione per gli istituti tecnici commerciali e i licei linguistici, e ridotto il numero di ore per la prima lingua straniera.

Il ministro Profumo ha affermato che “chi si iscrive ad alcune facoltà deve già possedere solide proprietà linguistiche. Non può essere l’università a farsene carico, se non in fase transitoria. Bisogna cominciare prima” Appunto, cominciare prima, alle superiori sicuramente.

Già ma come si concilia questo con i semplici “meccanismi da oliare” di cui parla Profumo a proposito del riordino gelminiano? Ci sarebbe poi l’obiezione formale dei legulei (quorum ego) che ricordano come una norma non abrogata ( l’articolo 271 del regio decreto n.1592 del 1933 ) disponga «che la lingua italiana è lingua ufficiale dell’insegnamento e degli esami in tutti gli stabilimenti universitari».

Ma si sa, come ci ricorda Enzensberger nelle Citazioni, lo studio del Diritto è ridotto a vita larvale….. Lodi,lodi,lodi, ,perciò, all’ avv.Gelmini che almeno ci ha sollevato dal fastidio dello studio del medesimo. Così gli studenti italiani che non studiano il Diritto magari non proseguono gli studi e non saranno più costretti ad andare in Calabria per abilitarsi alla professione.

In fondo, per qualche ex-amico politico della Gelmini, la Calabria non è proprio l’Inghilterra ma quasi estero è…..

Ps: a scanso di equivoci sul mio criptoleghismo: sono orgogliosamente lucano, Italia del Sud o, per dirla con Borghezio, Africa del Nord.

CITAZIONI

Esterofilia

“Da molto tempo è per me fonte di irritazione il fatto che nelle nostre scuole conducano una vita larvale cose da cui nessuno viene risparmiato, ad esempio il Diritto” (così Hans Magnus Enzensberger, saggista, poeta e scrittore tedesco in i Miei flop preferiti, Einaudi 2012)

Va di moda seguire esempi esteri nella scuola come nella società. Se valgono i “modelli tedeschi” allora beccatevi l’Hans Magnus che si riferisce, ovviamente, alle scuole germaniche.

Vivesse in Italia e dopo la Gelmini manco le larve troverebbe.

Ministro Profumo e se oltre agli ingegneri dessimo retta alle poetesse come la Valduga della settimana scorsa o a scrittori come l’Enzensberger di questa?

In fondo siamo un Paese di poeti oltre che di santi e navigatori.

Di Franco Labella
2 maggio 2012

http://www.unita.it/scuola/licei-1.406829




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