La lingua strumento fondamentale per l’Italia unita

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FORMAZIONE – LINGUA ITALIANA NEL MONDO – ALLA DANTE ALIGHIERI

LUCIO VILLARI: "LA LINGUA STRUMENTO DETERMINANTE PER L’UNITÀ NAZIONALE"

«Nell’epoca risorgimentale la parola comunicata – insieme con le armi – è viva, forte e senza dubbio costituisce uno strumento fondamentale per l’unificazione nazionale». Con queste parole Lucio Villari, docente di Storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Roma Tre, ha aperto lunedì 27 settembre il XXII corso di aggiornamento PLIDA per docenti di italiano per stranieri promosso dalla Società Dante Alighieri, in programma a Roma (Piazza Firenze 27) fino al 1° ottobre 2010 sul tema “L’italiano dell’Italia Unita”. «I problemi della lingua – ha proseguito Villari – sono stati sempre legati ai principali mutamenti sociali, storici e politici, soprattuto durante il Risorgimento.
Uno dei simboli di questo pensiero è stato Alessandro Manzoni, che ha attribuito alla lingua un’importanza straordinaria non solo a livello comunicativo e culturale, ma anche in ambito di unità politica e sociale, fatto che non è avvenuto in altri Paesi occidentali. Ho citato Manzoni ma tutti coloro che hanno animato le lotte risorgimentali – Giuseppe Mazzini per primo – hanno affrontato la questione della comunicazione letteraria, artistica e musicale per offrire al Paese e agli italiani un profondo sentimento di identità comune».
Ad introdurre l’intervento di Lucio Villari è stato Alessandro Masi, Segretario Generale della Società Dante Alighieri, che ha ringraziato i docenti per il prezioso lavoro didattico svolto nei rispettivi Paesi di provenienza. «I corsi di aggiornamento – ha detto Masi – sono essenziali per la “Dante” perché rappresentano un punto imprescindibile di contatto con coloro che insegnano la nostra lingua all’estero: l’italiano in classe è un problema per i nostri concittadini, figuriamoci per gli stranieri».
All’intervento di Lucio Villari è seguito quello di Lorenzo Tomasin, docente di Linguistica Italiana presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, che ha approfondito il rapporto tra dialetti, lingua nazionale e Unità d’Italia. «I dialetti sono il fenomeno di disunione che unisce il nostro Paese – ha spiegato ai docenti -. La quantità e la qualità delle realtà dialettali che troviamo in Italia non sono paragonabili a quelle di nessun altro Paese di lingua romanza. A rendersi conto per primo di questa unità/diversità è stato Dante, che nel De vulgari eloquentia propone come lingua nazionale una sintesi culturale dei dialetti italiani». «Non bisogna dimenticare – ha spiegato Tomasin – che l’italiano e i dialetti sono figli della stessa madre, il latino, e che – semplificando – l’italiano non è altro che un dialetto scelto quale lingua nazionale»…
(Fonte ITL/ITNET, 27/9/2010).
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"Risorgimento, tempo di guerra" Mario Martone: l’Italia unita era nata in Toscana grazie a Dante e a Machiavelli"

di Giovanni Bogani.

"L’Unità d’Italia è nata a Firenze. Sono stati Dante e Machiavelli a immaginarla. L’unità d’Italia è stata un’idea prima culturale che politica. E Firenze, e la Toscana, hanno un ruolo fondamentale in tutto questo. Non a caso, nel mio film, il personaggio di Domenico, in carcere, legge la "Divina Commedia…"…
Nel suo film, visto a Venezia, ci sono come due Risorgimenti.
"Esattamente: uno repubblicano e uno monarchico. E queste due anime, in Italia, non si sono mai ricomposte".
L’Italia, invece, si è "composta"? E’ davvero unita, oggi?
"L’Italia oggi rischia – e qui torniamo a Dante e Machiavelli, all’inizio – perché viene minata la sua cultura. Prima ancora della sua unità politica. Distruggere la cultura dell’Italia, come si sta facendo oggi in moltissimi modi, significa distruggere la sua unità. Il crollo di Pompei è simbolico: è un esempio di quello che sto dicendo. Mica è una fatalità".
(Da La Nazione, 9/11/2010).
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Napolitano: «I mezzi d’informazione stanno distruggendo l’italiano»

di Massimiliano Scafi

Parla come mangi ma, se vuoi farlo in buon italiano, non parlare come leggi: i giornali infatti sono sciatti, scritti male e addirittura «impoveriscono la lingua». A pensarla così è un preoccupatissimo Giorgio Napolitano, secondo il quale i nostri media rischiano ormai di offrire solo «una versione contratta» dell’idioma di Dante.
Il capo dello Stato racconta questi suoi timori durante la cerimonia dell’inaugurazione della rinnovata biblioteca del Quirinale. Ad ascoltarlo, tra gli altri, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, il presidente onorario dell’Accademia della Crusca, Francesco Sabatini, e la responsabile del servizio della biblioteca, Lucrezia Rugi d’Aragona. «Non sono tra gli adoratori della carta come materia – premette Napolitano – ma mi permetto di nutrire riserve e preoccupazioni di fronte a mezzi di informazione che ci restituiscono, o rischiano di restituirci, così impoverita e contratta la nostra lingua e la nostra scrittura, che invece godono nel mondo di un prestigio e di una fortuna abbondantemente sottovalutati».
Bisogna fare qualcosa e Napolitano annuncia poi un evento ad hoc al Quirinale, in collaborazione con l’Accademia della Crusca e altre istituzioni. Di che si tratta? «Di una iniziativa sulla lingua – spiega il capo dello Stato – che farà seguito al convegno di Firenze, nel quadro delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Dobbiamo sapere tutti che lì nella lingua c’è un tratto fondamentale, incontestabile e imperituro della nostra identità e storia nazionale».
Il presidente esprime comunque «grande soddisfazione» per il risultato dei lavori di restauro e riorganizzazione della biblioteca del Quirinale, ospitata dal 1949 nei locali che in epoca regia erano utilizzati per il guardaroba della regina Margherita e del principe ereditario. Un progetto «fortemente voluto» da Napolitano, come racconta il segretario generale del Quirinale, Donato Marra, nel corso dell’inaugurazione. «Abbiamo fatto buon uso dei fondi riservati alla presidenza della Repubblica», conclude lo stesso Napolitano.
(Da Il Giornale, 17/11/2010).




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