La lingua straniera traina le iscrizioni

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Il Sole 24 Ore.it

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La lingua straniera traina le iscrizioni
Michela Finizio
22 dicembre 2010
Fenomeno bilinguismo. La formazione in lingua straniera piace sempre di più alle nuove generazioni, cresciute in famiglie globalizzate. Dalle elementari alla scuola superiore, per chi se lo può permettere, il percorso di studi in inglese diventa un "must", un fattore competitivo per non arrivare impreparati al mondo del lavoro, e sono sempre più genitori a richiederlo.
È difficile quantificare il numero delle scuole paritarie bilingui attive in Italia, ma fatto cento l’universo degli istituti privati, almeno il 20% (una su cinque) offre un programma didattico con buona parte dell’insegnamento svolto in una lingua diversa da quella locale: le scuole non statali (primarie, I grado e di II grado) censite nell’Anagrafe del ministero dell’Istruzione per l’anno scolastico 2010/2011 sono in tutto 3.847, di cui circa 750 dunque con percorsi didattici bilingui rivolte a un’utenza di circa 83mila ragazzi. Il numero delle scuole paritarie, inoltre, cresce mediamente ogni anno del 2 per cento e, quelle nuove, quasi sempre fanno leva sul bilinguismo per attrarre nuovi iscritti. «L’offerta è frammentata, c’è molta concorrenza tra realtà molto diverse tra loro – afferma Gianfranco Porcelli, presidente dell’associazione nazionale insegnanti lingue straniere -. Innanzitutto bisogna distinguere il bilinguismo classico, che semplicemente aggiunge ore di studio in lingua, da quello trasversale, cioè che prevede parte dell’insegnamento tradizionale in lingua. Una lingua straniera si impara veramente quando si inizia ad utilizzarla anche per altro». La prima distinzione sostanziale è relativa alle scuole internazionali, nate principalmente per rispondere alle esigenze della popolazione straniera che vive in Italia, come la scuola americana, il Sir James Henderson di Milano o il St George di Roma per l’inglese, l’istituto Cervantes per lo spagnolo oppure le Deutsche Schule per il tedesco. In questi casi i ragazzi possono seguire curricula internazionali e il titolo di studio rilasciato è pari a quello del paese straniero che riconosce la scuola. «Il salto qualitativo è notevole tra questo tipo di istituti e quello delle scuole bilingui – continua Porcelli -. La prospettiva è diversa: seguire un programma intensivo di lingua straniera non vuol dire usare la lingua straniera per imparare, anche se è comunque utile. Finalmente ci stiamo svegliando con qualche secolo di ritardo nel riconoscere l’importanza dell’inglese».La corsa alla formazione bilingue negli ultimi anni ha fatto crescere il numero di iscritti nelle scuole paritarie. Mentre le scuole statali alle elementari devono garantire solo due ore di inglese a settimana, in questi istituti si arriva fino a 15 ore. Lo sa bene la Scuola Montessori Bilingue di Milano che ha aperto quest’anno un programma per bambini dai 3 ai 6 anni e dall’anno prossimo partirà con la prima classe elementare per cui ha già ricevuto circa 120 richieste di iscrizione. «Rileviamo un grande entusiasmo da parte dei genitori – afferma la direttrice, Genya Nahmany -. Quando però mi chiedono se il ragazzo uscirà dalla scuola parlando perfettamente l’inglese, rispondo di no. La formazione bilingue offre un’esposizione continua e naturale alla lingua straniera, ma non è una scuola internazionale interamente in lingua. Dipende anche dal contesto che i ragazzi vivono fuori dalle aule scolastiche, in famiglia. L’importante è rendere naturale la comunicazione in lingua, non un processo di apprendimento artificiale». In una classe bilingue di solito un ragazzo su quattro è di origini straniere, tutti gli altri sono italiani e provengono da famiglie mediamente benestanti. La quota annuale di iscrizione passa dai 18-19mila euro per certe scuole internazionali di fama riconosciuta, per poi attestarsi in media tra i 3mila e i 6mila euro per la maggior parte delle paritarie bilingui. «Non siamo una scuola internazionale, ma una bilingue – afferma Caterina Luconi, direttrice del Petranova Institute di Roma -, con un forte approfondimento della lingua inglese. Alle elementari facciamo 10 ore a settimana di inglese, due ore al giorno. Negli ultimi due anni abbiamo registrato una crescita del 20% nelle iscrizioni».
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