La lingua sarda unificata ed alcuni commenti ad essa

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Una commissione di esperti ha creato la lingua sarda unificata.

Attraverso un sistema di regole, logudorese, campidanese e altre varianti del sardo dovranno avere una sola grafia, da utilizzare nei documenti ufficiali e nelle scuole

per l’insegnamento della “limba”.

La presentazione del lavoro della commissione è stata accompagnata

da una relazione dell’assessore regionale alla cultura, Pasquale Onida,

che vi proponiamo integralmente.

Il dibattito è aperto.

Potete seguirlo su http://www.godotnews.com/forum/forum_b.htm

7 marzo 2003

Maurizio Narciso

Salve,penso che unificare il sardo non sia cosa buona….semplicemente xchè i vari dialetti differenti dei vari paesi sardi andrebbero con i secoli persi!

Intanto non capisco xchè quando vi sono scritte delle cose in lingua..prevarica sempre il logudorese piuttosto che il campidanese o gallurese……grazie!!!!!!!

2 marzo 2003

Monika

Personalmente non sono d’accordo sull’unificazione della lingua sarda, perchè di questo si tratta di lingua.

Come in tutte le lingue ci sono anche i dialetti, non vedo perchè devono sparire per far si che tutti i sardi parlino lo stesso dialetto.

Io sono campidanese e farei grande fatica a parlare ed a capire il nuorese,pur trovandolo meraviglioso.

Tanto la nostra lingua in qualsiasi parte d’Italia non la capisce nessuno, (meglio cosi’).

Infine vi dico lasciate le cose come Dio le ha create!

Se poi qualcuno vuole imparare il Sardo viene in Sardegna si fà una scuola privata e paga incentivando cosi l’economia Sarda!

Saludu a tottus.

1 giugno 2002

Andrea Ruggiu

LSU: Lavori Socialmente Utili. La Commissione che vorrebbe creare a tavolino UNA lingua sarda potrebbe dedicarsi invece a qualcosa di UTILE per la Comunità sarda, da cui prende tanti soldi… per una emerita stupidaggine! Ma d’éis mai intendiu a Paulu Pillonca chistionendi in sardu a Sardegna Uno? Candu cìrcada de chistionai in campidanesu est unu dannu! Ma du sciéis chi c’est genti chi had’a bolli inventài regulasa po su sardu chi no ìanta pensau mancu is chi anti scrittu sa grammatica latina? Cussu Antonio Lepori chi hat scrittu una grammatica e unu “vocabulariu” nendi cun barrosìa chi cuattru litterasa no si deppinti MAI iscrì doppiasa! MAI!, in ita mundu bìviri? A parti chi sa regula no porid’essi mai una sceti, in d’onnia cosa de su mundu, no est possibili chi si deppara iscrì LETU, e no LETTU; PISITU e no PISITTU; FURITU e no FURITTU, e atras tontesas aìci… ca segundu issu sa T no si scriri MAI doppia! Sa regula no si fait PRIMA, scidendisì unu mengianu cun sa conca stontonàra e scrièndi unu libru! Sa regula sìghidi sa manera de chistionài, scerendi is cosasa chi tòrranta de prusu, a facci de atrasa chi si binti prus pagu. E sempri donendi attenzioni a no si fai pigai de sa furighedda o “de su mali de Narcisu” candu s’innamoràusu de s’idea nostra… Ma candu mai deppéusu iscrì sa “ç” chi esti una littera ispana, po su sonu druci (cumenti CICCITTU), candu mancu in Ispagna cussa littera est imperàda po cussu sonu, ma po tott’un’atra cosa. E deu d’emmu a deppi iscrì “çiçitu”? ma innui s’est mai bia nè inténdia una tronìa simili? Aici esti a du BOCCIRI, su Sardu!!! Speràusu chi contras a “Lepori” bèssada unu libru de cancùnu… “Cassadòri”! Io ho 32 anni, sono nato e vivo nel Cagliaritano, mentre mio padre è di Giave (SS) nel Meilogu, per cui ho sempre avuto a che fare con le due “varianti” e le ho potute confrontare. E mi sono appassionato per le lingue e l’etimologia: greco antico, latino, inglese, russo, catalano, arabo, e ovviamente le LINGUE SARDE: queste le mie grandi passioni. Non mi vergognavo quando al Liceo Siottodi Cagliari la parlata o la battuta in sardo – CHE COMUNQUE COLPIVA NEL SEGNO, AVEVA SEMPRE LA SUA EFFICACIA – era snobbata e additata come roba di basso livello e “da grezzi”; e ora che sono maestro elementare di inglese ne faccio largo uso con i bambini: rarissimi i casi di incomprensione, mentre è scomparsa in loro quella “vergogna” da complesso di inferiorità che colpiva tanti sardi in passato… I figli degli immigrati lo conoscono e lo parlano benissimo, certamente agevolati dall’allenamento linguistico a cui sono sottoposti. Non roviniamo tutto con l’artificiale, il teorico, il narcisistico tentativo di creare qualcosa che non esiste nella realtà e non prende le mosse da essa, condizioni irrinunciabili per assicurare longevità alla NOSTRA lingua, la lingua di Alghero, Buggerru, Cargeghe, Donori, Escovedu, Florinas, Goni, Ierzu, Lodè, Masullas, Narcao, Orune, Pabillonis, Quartu, Ruinas, Sorgono, Telti, Ulassai, Valledoria, Zerfaliu…

Saludi a tottus e a si bì a cent’annusu!

7 aprile 2002

Ciscu Spigno

Olbia

Frades sardos istimados, so unu pitzinnu de seigh’annos e bos cheria narrere sa mea! S’isseberu de creare una limba sarda unficada non est una cosa mala, ma b’at unu puntu fundamentale: chi custa limba b’est semper istada? emmo, ca sa veriedade nugoresa podet essere pro a mie(chi so de limba logudoresa) la limba mezus pro s’ufiztalidade.

– Prima de tottu ca est cussa prus latina

– a pustis ca su coro de sa terra nostra est sa zona a uve si faveddat custa limba

– E, cosa prus importante, ca est una limba “de mesu”tra su campidanesu e su logudoresu, e nos podet accuntentare tottu. Deo so olbiesu, e difatis de limba logudoresa, ma so prontu a imparare nessi a iscrier su nugoresu(comente bidide) pro agattare una limba de unidade.

A mezus biere

2 aprile 2002

Francesco Luca Spigno

Amigos istimados, so unu pitzinnu de seighi annos e cheria narrere sa mia su sa limba sarda unificada; pro mene una variedade b’at, e custa est cussa nugoresa, ca est cussa prus latina de totta; deo so de limba logudoresa, ma so prontu a imparare su nugoresu, nessi iscrittu.

24 marzo 2002

Graziano Fois

La LSU è ciò che di peggio poteva essere partorito riguardo al sardo. Sinteticamente:

1) quale necessità di una sola lingua? questo è un criterio da stato italiano: un popolo, una lingua. Abbiamo visto i risultati.

2) cosa vuol dire che il logudorese è più vicino al latino? Allora i francesi devono cambiare lingua per avvicinarsi al latino? C’è odore di ritorno alle origini, finte, ricostruite.

3) Il logudorese è più puro? Discutibile e comunque anche Hitler voleva una razza pura, Milosevic ha eliminato tutti quelli che non erano serbi. In Sardegna si accontentano di eliminare (o tentare di eliminare) una lingua.

4) La legge-quadro regionale non autorizzava ad arrivare a una proposta del genere.

5) Di dodici (più o meno) membri del comitato, uno solo è campidanese. Che strano!!!

Per finirla, ma definitivamente per quanto mi riguarda: cari sostenitori logudoresi illustri, barbaricini illustri, tutti gli illustri della LSU: scrivetevela e parlatevela la Vostra LSU. D’ora in avanti mi sentirò meno discriminato parlando l’italiano; sapete, noi che siamo un po’ burdi (bastardi, in italiano) nel Campidano, poco illustri, lasciamo ad altri veri puri e veri sardi (noi siamo un falso) cotanta gloria di purezza etnica.

12 marzo 2002

Perdu Perrra

Cosa vuol dire bilinguismo?

Vuol dire che in una regione o stato coesistono due lingue e queste due lingue sono presenti nella stessa proporzione, esempi di stati, regioni o nazioni senza stato bilingui sono: Catalogna (trovate tutto in castigliano e catalano), Eire (irlandese e inglese), Paesi Baschi (basco e castigliano) e così via, la Catalogna e i Paesi Baschi sono diventati bilingui negli ultimi 20 anni, le loro lingue, praticamente scomparse grazie al regime fascista di Franco, sono state recuperate e rivitalizzate alla grande da politici

intelligenti e capaci. Arriviamo alla Sardinnya adesso, le leggi statali e regionali garantiscono alla minoranza etnico-linguistica più grande presente nelo stato italiano (la sarda) il bilinguismo, ma i nostri politici non si sono ancora mossi.

Come arrivare al bilinguismo?

Innanzitutto lasciando perdere le stupide questioni, quale sardo utilizzare! Da sempre esistono in Sardinnya due varianti scritte il Campidanese Illustre e il Logudorese Illustre(con le quali per 800 anni sono stati redatti documenti ufficiali e leggi), per scrivere si possono adottare questi due standard, evitando odiose imposizioni di una variante sull’altra (il fallimento della proposta da parte della regione di far diventare come sardo ufficiale il Logudorese prova che i sardi non sopportano imposizioni di

questo tipo). Molte lingue usano due standard per scrivere, il Norvegese, il Provenzale, il Cornovagliese e molte altre, non vedo perché la Sardinnya non possa seguire il loro esempio dal momento che questa scelta rispecchierebbe il volere dei sardi, inoltre chi conosce bene una varietà di sardo capisce senza nessun problema un parlante di un’altra varietà, non dimentichiamoci che prima che si parlasse l’italiano la lingua parlata da tutti erano

i sardi che si capivano benissimo!

La regione dovrebbe creare dei corsi professionali per traduttori e interpreti di sardo così si impiegherebbero migliaia di sardi disoccupati in comuni, aziende, case editrici, reti radio e tv, giornali, scuole di ogni ordine e grado. Così facendo in pochi anni la lingua sarda avrà lo stesso spazio della lingua italiana nella società.

Perché essere bilingui nel 2000?

Per prima cosa per non far sparire la lingua madre della Sardinnya, ogni volta che una lingua muore sparisce un tesoro, poi il bilinguismo perfetto porterebbe lavoro sicuro e immediato per migliaia di disoccupati (gli esempi catalani, baschi, galiziani etc lo dimostrano), verrebbe incrementato il turismo culturale perché tantissimi studiosi verrebbero ogni anno a studiare la lingua sarda (lingua studiata nelle università di Colonia, Tokio, Amsterdam, Groninga), e inoltre studi internazionali hanno dimostrato che un

bambino bilingue fin dalla nascita impara una lingua straniera in metà del tempo rispetto ad un bambino monolingue, questo vuol dire che un bambino che parla perfettamente il sardo e l’italiano sin da piccolo imapara l’inglese o lo spagnolo (le lingue più parlate al mondo) in metà del tempo rispetto ad un bambino che conosce solo l’italiano.

Quindi il bilinguismo oltre che essere culturalmente giusto è anche redditizio dal punto di vista economico e permette ai sardi di essere davvero cittadini europei.

Perdu Perra

linguasarda@hotmail.com

10 marzo 2002

Comitau studiantis

po sa lìngua sarda

S’unidadi s’agàtat in sa comunesa de interessus e in s’arrespetu de donniunu faças a is atrus, e no in s’imponnidura de unu pensamentu a pitz”e is atrus.

Ligeisi’ su ki narat Miali Anjulinu Pira, a pitz”e su logudoresu e su campidanesu, issu e totu ki fiat bitesu:

“Dialetti come quello di Bitti (ancor oggi ma meno che nel passato recente fortemente conservatore delle forme latine) definito dal Wagner una volta il palladio d’arcaicità, sono testimonianza di una latinizzazione non già, come ritenuto da taluni, anticipata, ma fortemente ritardata. Il latino, dove è penetrato prima (come è accaduto nella parte meridionale dell’Isola), ha anche avuto la sua maggiore evoluzione, sia in conseguenza del maggior uso interno, sia in conseguenza dei più stretti contatti successivi con le lingue romanze della penisola iberica e di quella italiana. Gloriarsi come erano soliti fare i bittesi e i letterati sardi in genere, della maggiore vicinanza dei dialetti sardi al latino, significa gloriarsi dell’immobilità e della bassa accumulazione culturale; il che può anche essere vanto legittimo, ma in una sincronia che assuma a proprio valore appunto la conservazione e l’immobilità”.

E in su pròpiu libru sighit a nai: “Oltretutto il bilancio finale deve registrare una maggiore arrendevolezza e una maggiore vulnerabilità attuale delle culture (segnatamente quella barbaricina) che all’interno della Sardegna avevano nel passato difeso la propria identità con la fuga e con la chiusura, rispetto a quelle (segnatamente le urbane di Cagliari e Sassari) che avevano difeso la propria identità accettando le rese inevitabili e i mutamenti graduali compatibili con le proprie strutture. Il dialetto di Cagliari resiste meglio del dialetto di Bitti all’assalto dell’italiano”.

M. Pira, La rivolta dell’oggetto, Giuffrè, Milano, 1978; pp. 111 e 134.

Comitau studiantis po sa lìngua sarda:

stefani.boi@tiscalinet.it

21 febbraio 2002

Michele Brunelli

Bassano del Grappa (Vc)

È da un pezzo che seguo il vostro forum sulla LSU, anche se io non sono sardo… E, pur non essendo sardo, mi permetto dir farvi una proposta: poi fatene voi l’uso che volete…

La LSU è sicuramente una buona idea ma, secondo me, potrebbe essere “digerita” più facilmente dai campidanesi se si introducessero degli accorgimenti che non costano nulla ma che darebbero alla grafia un aspetto più “democratico”

nei confronti delle diverse varianti…

Vi faccio un esempio: se non sbaglio la variante logudorese fa

il plurale maschile in -os mentre la variante campidanese lo fa in -us (correggetemi se sbaglio…)

Perché in LSU non scriverlo in -ôs ?

Questa grafìa avrebbe il pregio di essere etimologica e affine al logudorese, ma nello stesso tempo metterebbe in chiaro che la vocale “o” può essere pronunciata anche diversamente:

che può chiudersi e ad essere letta “u” come in campidanese.

Esempio: amigu -> amigôs (pronunc. /amigos , amigus/ )

Con lo stesso criterio si potrebbero unificare nella scrittura le due pronuncie differenti della “e” che in campid. spesso diventa “i”. Scriviamole -ê.

Esempio: nottê (pronunc. /notte , notti / )

Magari qualcuno potrebbe trovarlo un sistema di scrittura

troppo “esotico” a causa di segni grafici non presenti in italiano

ma dobbiamo ricordarci che in fin dei conti i segni grafici sono sorti (e sono usati in molte lingue) proprio per poter venire in contro alle esigenze della pronuncia!!!

Voi potreste farvi promotori di una LSU “emendata” che

potrebbe essere più gradita agli attuali scettici… No ?

Grazie per l’attenzione e cordiali saluti.

15 febbraio 2002

Nico Uccheddu

Sono sicuramente contrario ad una lingua che ignori le differenze linguistiche locali della Sardegna.Queste differenze sono ancora vive e sono sicuramente una ricchezza per la lingua sarda. Mi rendo conto, però, della necessità di una “lingua codice” in cui si possano inserire le varianti del Campidanese e del Logudorese.

La questione mi sembra comunque una scusa per alimentare la litigiosità interna tra nord e sud Sardegna. Non vedo, infatti, le ragioni che vietano alla “lingua sarda unificata” di essere sia campidanese e sia logudorese. Tutte e due insieme e distinte come specifica e particolare è l’identità culturale dei sardi.

Ma forse sto entrando in questioni di potere linguistico (politico???) tra pescicani logudoresi e pescicani campidanesi ?

12 febbraio 2002

Antonio Murabito

Pur comprendendo le ragioni delle popolazioni del Campidano, mi sembra che il pericolo maggiore per la lingua sarda sia quello di una “risciacquata in Arno”, di una sua innaturale e direi grottesca italianizzazione. Per questo motivo mi sembra opportuno scegliere come lingua ufficiale per tutta la Sardegna, quella che maggiormente ha radici antiche e particolari, cioè il logudorese, ad evitare che il popolo sardo venga nuovamente descritto con l’arroganza con cui lo descrisse un governatore spagnolo: pochi e disuniti.

E’ opportuno altresì che al di fuori dall’uso ufficiale continuino le varianti locali, e anzi divengano patrimonio comune di tutti i sardi, per evitare di adottare lo stesso ostracismo, nei confronti delle varianti del sardo, che le lingue nazionali adoperano nei confronti delle parlate locali.

8 febbraio 2002

Akribia

Ammetto che sono un po’ stanca di leggere dovunque le lamentele dei campidanesi in merito alle decisioni della Commissione. Ma si può sapere cosa volete? Volete che tutti scrivano Nuraxi, quando la parola è conosciuta anche fuori Sardegna come nuraghe? Volete che sia assunto come modello di lingua sarda la variante meno sarda di tutte? Lo obiezioni devono venire dagli addetti ai lavori, è evidente. Perché mai per la scienza linguistica dovrebbe essere diversamente? Con quali conoscenze si contesta abba, dicendo che il campidanese acqua è più vicino al latino aqua? Ma sanno costoro che abba è l’esito particolarissimo del sardo, vicino solo al rumeno, e che acqua campidanese è dovuto al superstrato italiano? Spero che non ci vogliano far parlare tutti in campidanese, che sarebbe il colpo di grazia per la nostra limba. Perché il fiorentino e non il napoletano alla base dell’italiano? Perché uno bisogna pur sceglierne, e la fortuna letteraria mi sembra un criterio serio quant’altri mai. I napoletani continuano a parlare napoletano, voi potete continuare a parlare campidanese…

5 febbraio 2002

Giancarlo

Cari amici e conterranei,

A mio avviso si deve oramai procedere alla sintesi di una lingua sarda unica , proprio per proteggere le varianti, che non scomparirebbero, anzi resterebbero quasi protette dal guscio comune. Se invece non si facesse niente, si avrebbe un lento declino del linguaggio nostro che in tutte le varianti verrebbe relegato a piccole aree rurali, gia ora assisto al fatto che quasi tutti i genitori sardi si rivolgano ai figli solo in italiano e la lingua se mai, i figli se la imparano fuori di casa perché in taluni casi è ancora molto trendy.

Po’ no si ischesciri de su passau de gloria de sa Sardigna , da e su regnu de Sardigna est nasciu su regnu italicu, sa unica vera nazione che du est in Italia est cussa Sarda, sin sa Sardigna s’Italia est senza Nazione, no dus podeus lassai, o fainti como in su medioevo, ” Franza o Spagna puchè se magna” poberus Italianus senza su orgogliu de su Sardi s’ hant a berdiri a su migiore offerente. Cumpresu ? Sarba sa Sardigna po sarbai s’Italia.

2 febbraio 2002

Alessandro Dessì

Caros amigos,

comente podezis bìdere, eo no acatu difficultades particulares in su faeddare su logudoresu e sa Limba sarda unificada, mancari eo sia naschidu in sa provintzia casteddaja e in s’area de limba campidanesa.

Comente apo imparadu eo, in sa matessi marera podent faghere totu sos ateros sardos, siant issos campidanesos, galluresos o tataresos, siant issos mannos o minores.

No podimus gherrare sèmper s’unu contra de s’ateru: tocat ca donzunu facat unu sacrifitziu piticu e pongat sos interessos comunos innantis de sos interessos particulares.

Cumentzamus dae subitu a introdusìre sa LSU in sas iscolas e a la diffondere pro mesu de sos medios de comunucatzione: sei sei l’amus a amare comente amus imparadu a connoschere e amare finas a s’italianu.

Unu saludu mannu a totos.

alessandro.des@tiscali.it Josto74@hotmail.com

23 gennaio 2002

Mauro

Europa cosmopolita, poliglotta e aperta a qualsiasi cultura!

Vogliamo unificare cosa? Ognuno ha il diritto di parlare e scrivere con le regole della propria cultura anche se rappresenta una parte esigua della popolazione.In nazioni come la Spagna (nella quale vivo) il catalano (una delle quattro lingue ufficialmente riconosciute) è diviso (ufficialmente) in almeno 4 varianti.

6 gennaio 2002

Sitoveneto.com

Siuri e Sióre bon dì…

Noi siamo Veneti ma abbiamo gli stessi problemi vostri: la gente (e i professori, anche) litigano su poche differenze linguistiche tra le diverse varianti del veneto e così lasciano

estinguere tutte le caratteristiche comuni. Invece di discutere su quale variante imporre (o prendere come fondamentale) per il sardo scritto potreste fare come noi. Noi stiamo cercando di diffondere un veneto unificato basato sulle forme che sono più frequenti, o comuni alla

maggior parte delle varianti. Solo in caso di “impasse” si usa il criterio etimologico.

In fin dei conti: l’importante è unificare lo scritto, non il parlato. Ed è importante unificare soprattutto la grammatica (cioè desinenze, preposizioni, ecc…) non il lessico perché si possono benissimo ammettere i sinonimi: parole diverse con lo stesso significato.

Bon lavór,

La Redathion de Sitoveneto.Com

www.sitoveneto.com

5 gennaio 2002

Giovanni Usai (Germania)

Dopo la modifica della Moneta dopo la modifica della “limba” Sarda che cosa verra?????

Perché non Trovano un sistema regola la “COMMISSIONE ESPERTI” come noi emigrati potremmo tornare in Sardegna dall’emigrazione e poter dare il pane alla famiglia !

Giovanni Usai da Ossi

14 dicembre 2001

Anna Maria Caredda

DEU PENSU CA TOCCAI TORRAI A CHISTIONAI IN SRADU, MA OLLIA PODI CHISTIONAI CUMMENTI APPU IMPARAU ( PO CUSSU PAGU CA DEU SCIU), NON SI PODIDI FAI UNA MESA A PARI? IMPARAI UNU MINIMO IN SA SCOA E MANTENNI SU PROPRIU MODU ‘E CHISTIONAI!!!

OGNI TANTO PROVO A PARLARE IL DIALETTO DELLA MIA ZONA E VORREI VERAMENTE SAPERLO PARLARE COME I MIEI NONNI E MIO PADRE, MA SONO STATA CRESCIUTA IN ITALIANO, LE COSE CHE SO ORA LE HO IMPARATE IN QUESTI ULTIMI ANNI PER SCELTA MIA E MI INFASTIDISCE VEDERE CHE CI SONO PERSONE CHE NON CAPISCONO UN’ACCA DELLA LINGUA SARDA….

NON SO SE APPREZZARE L’IDEA DI UNIFICARE IL SARDO, PER DIRE DALLE MIE PARTI SI TOLGONO CERTE LETTERE NEL PARLATO E CERTE COSE SI CHIAMANO IN MODO E IN ALTRE PARTI NO, PER DIRE, MACITU, VUOL DIRE GATTO, IN QUANTO LO SANNO?

E DI SICURO SE QUALCUNO DI ARZACHENA MI NOMINA QUALCOSA AVRO’ DIFFICOLTA A CAPIRLO, ANCHE SE MELO SCRIVE IN MANIERA CORRETTA!!!

30 agosto 2001

Pasquale Sanna, Burcei

(Cagliari)

Sardus fradis beni agataus. Donend’una mirat’a Forum, mi parriri chi no nci siat troppu armonia in famiglia. Deu cumbidu a no si tirriai tra fradis, po una proposta; impostada mali de chini

a narona si creidi de essi giustu, ma giustu est chini proponit su giustu, no chini ponit a certai is proprius fradis po una sienda meda preziosa comenti est sa lingua Sarda chi si bolit battiai. Su tempus modernu adi mudau totus is linguas mondialis, e tra cussas finas su Campidanesu e su Logudoresu. Ma! mi dimandu a ita est serbia sa turmentada faina portad’a carriadroxiu de Waghner, e Vissentu Porru. Anti scrittu dus vocabolarius, unu in

Logudoresu e s’altru in Campidanesu. Deu cumbidu a chini est incarrigau a portai a cumprimentu s’opera, chi pighit materiali de is dus vocabolarius po ndi scriri unu mannu e profundu, ma senza de xertu perunu, ca su scopu de sa lingua est po uniri, no po seberai is fillus de chini:adi onorau s’Isula Sarda de capu Teulada a punta Bonifacciu cun su gridu fraternu “Sardus forza paris”.

29 agosto 2001

Claudia Tamellini

Penso che per scrivere in limba sia perfetto. Ha regole semplici e facilmente gestibili. Bisogna preoccuparsi di allargare il dizionario rendendo i termini dei vari dialetti che rendono particolari figure retoriche declinabili e graficamente più vicine alla limba e al latino se questo non bastasse. Ad esempio la copula è si pronuncia nel sardo a seconda del contesto della frase, in sette modi diversi:est, este, es, er, el, en, e. Così, dice il grammatico Massimo Pittau, è meglio optare per la forma latina. Il problema dunque non è scrivere in lingua sarda ma parlare. Vero è che non potranno mai sparire le varie inflessioni territoriali, perché sarebbe perdere la nostra identità. Fissata questa semplice regola il sardo potrà scriverlo chiunque parli qualsiasi variante dialettale. L’inglese ha la stessa struttura, differisce tra segno grafico e segno pronunciato ma lo parlano e lo scrivono da millenni. Lo stesso inglese del Galles differisce dall’inglese dell’Irlanda, ma le regole grammaticali sono le stesse. Differiscono perché in Irlanda il suono è più armonico e le vocali si pronunciano più aperte. L’americano differisce ancora di più ma scriverlo è pressoché identico. Bisogna ricordarsi che la lingua sarda non ha nulla a che vedere con l’italiano che si parla come si scrive e che l’unico punto di contatto tra esse è la stessa matrice latina, a cui il sardo è restato più fedele nel corso dei millenni.

Sarei felice se qualcun’altro volesse scambiare con me pareri in proposito. La mia E-Mail è: Clalau@excite.it

Spero che esista in questa ridente isola più di uno studioso che inizi quell’importante dibattito sulla lingua sarda che l’italiano ha avuto a partire dal 1525 con “Prose della volgar lingua” ad opera del Bembo.

3 marzo 2001

Maurizio Giraudo, Occitania

Me sòno Morisi Giraud e sio occitan. Sono Maurizio Giraudo e sono occitano, cioè quella minoranza linguistica tra il basso Piemonte e la Francia che parla la lingua d’Oc. Ho visto la vostra diatriba sulla normalizzazione della lingua Sarda. Abbiamo lo stesso dibattito con toni a volte feroci anche nelle nostre valli. Per noi esiste un problema maggiore in quanto l’insegnamento della lingua italiana effettuata a partire dagli anni ’60 in forte e voluta contrapposizione con i vari dialetti locali ci ha veramente massacrato. Non avendo alle spalle nessuna opportunità politica come una regione a statuto speciale (mi riferisco in particolare alla situazione più vicina a noi: la Valle d’Aosta) siamo sempre meno a parlare la nostra lingua in particolare i giovani non sono più di madre lingua. Diventa quindi prioritario l’insegnamento nelle scuole grazie all’opportunità offerta dalla legge 482/99 a tutela delle minoranze linguistiche storiche dell’Italia. Ma quale occitano bisogna parlare?

Bisogna pensare al nostro territorio composto da dodici vallate della Provincia di Cuneo e due in quella di Torino. Ogni anzi ogni villaggio e forse le borgate hanno sfumature che i linguisti vengono a studiare da ogni parte del mondo. Si tratta la nostra di una antica lingua neolatina che ha generato con la lirica trobadorica la nuova poesia del millennio appena passato. In ogni anfratto di questo territorio si trovano sfumature arcaiche che profumano ancora di medioevo. Ma fra una decina d’anni morti i nonni e con i genitori anziani con i figli che parlano solo i parte la lingua madre in quanto la vita economica non si effettua in alta valle ma in pianura verso Torino quale futuro può avere l’occitano. Come faccio a formare gli operatori che insegneranno a loro volta nelle scuole. Quale metro dovremo usare.

Secondo me l’unico mezzo è fare come i Catalani che hanno già uniformato la loro lingua nel 1927 ed ora hanno una dimensione europea. Questo non vuol dire eliminare le specifiche locali anzi se la situazione è forte comunque rimarrà come succede ad esempio in Catalogna, nei Paesi Baschi, in Irlanda, Galles e Bretagna.

Capisco che per Voi essendo il territorio molto ampio, le differenze forse profonde, il suddetto discorso è più difficile ma se gli operatori che lavorano sul territorio sono di quelle zone medesime ritengo che anche le differenze possono essere rispettate. Dividi ed impera è questo il problema da affrontare nel momento in cui vi confrontate con altre culture a volte più forti.

28 febbraio 2001

Silvio Basile, Trespiano

(Firenze)

Non sono sardo (se non casualmente di nascita) e neppure abito in Sardegna. Quindi quel che penso interesserà poco in questa sede. Ad ogni modo, per la mia conoscenza diretta di due altre regioni italiane, quella di origine e quella in cui vivo, posso dire che la ricchezza delle parlate in ognuna delle due sta proprio nel loro esser tutte diverse da una località all’altra, spesso a distanza di pochissimi chilometri. Non vedo la necessità di creare lingue comuni a una regione distruggendo quella ricchezza che in ogni paese (e talvolta in ogni quartiere della stessa città) è la vera lingua materna. Ci sono, è vero, particolari ragioni ideologiche. Posso anche capirle, ma non le condivido.

8 febbraio 2001

Frantziscu Cheratzu,

Ghilarza

No b’at duda peruna chi su sardu (a su mancu cussu iscritu) depet essere normalizadu si cherrimus chi bessat a pratza, a fora de sas domos inue est istadu acorradu.

S’ateru passu mannu chi depimus fagher est cussu de binchere sa bregunza chi tenimus aintru e de si liberare ddae sa mentalidade de tzeracos chi nos ant postu fintzas in sas raighinas de s’anima nostra, individuale e colletiva.

Totu su restu at a lomper a sa sola.

8 febbraio 2001

Marco Rolla, Cagliari

Tutti coloro che parlano i vari dialetti della lingua sarda, come si dovrebbero comportare nel dover riporre ciò che conoscono da secoli per una nuova versione? Vi sembra giusto uccidere la cultura sarda? Secondo me è una follia.

4 febbraio 2001

GIDAR

Segundu mei sa lingua o sa limba sarda est giai unifigara po contu suu. Cussu ki serbiri de aredus est una bella ortografia ki pirmittara de iskriri tottus is sonus de su sardu, de galisiara varianti. Tanto po nai: cixiri si depiri iskriri cun sa x a su postu de sc poitta kun sc toccara a du liggi comenti si liggi pisci, cioè:

SCIUSCIAI E PISCI POTANTA UNU SONU

TREXENTA E MAXIA POTANTA UN’ ATRU SONU

QUINDI CIXIRI O CIXERRI KI DU ISKRIEUS KUN SC CAMBIANTA SONU.

SALUDUS

4 febbraio 2001

Mario Argiolas, Cagliari

Le conclusioni della Commissione regionale sembrano viziate da troppa fretta e condizionate da posizioni ideologiche. Prima di tutto dovremo metterci d’accordo sul concetto di cultura sarda. Nelle conclusioni della Commissione mi sembra abbia prevalso un atteggiamento culturale che teorizza un antistorico arroccamento dei sardi in una loro pretesa, immutabile e impermeabile, cultura che chissà come si sarebbe mantenuta, dall’antichità ad oggi, sempre uguale a se stessa e che noi dovremo puristicamente conservare espungendone qualsiasi influsso esterno ed estraneo. Nel rispetto di tutti i parlanti e di tutte le varianti sarebbe più opportuno per ciò che riguarda gli atti burocratici partire dalla lingua che si parla nella zona mediana dove le varianti principali si sono mescolate da secoli (vedi Carta de Logu)e per ciò che riguarda la comunicazione orale lasciare ampia libertà. Sarà poi un più ampio interscambio tra le popolazioni delle diverse aree, l’uso più frequente della lingua sarda, l’insegnamento nelle scuole e la conoscenza e la diffusione della letteratura sarda a partire da Lucifero (ma chi l’ha detto poi che la letteratura è solo in logudorese illustre?) ad agevolare un processo reale e democratico di unificazione.

31 gennaio 2001

Giovanni Murru, Siniscola

Non solo questa della “lingua unificata” è una assoluta cretinata, ma sapete che ad esempio questa Giunta al 16 di dicembre 2000 non ha ancora comunicato se e quanto stanzierà qualcosa per le biblioteche in Sardegna per l’anno che sta terminando.

30 gennaio 2001

Peppe Corongiu,

Quartu-Laconi

Carolus, chi puru mustrat de èsser in intro de sa chistione de sa limba sarda, faghet, a su nessi a parre meu, una faddina de importu. Leat su pensamentu suo comente regula chi balet po tottus e nos ammentat sos grupetaros de sos Annos Settanta chi sigomente no fiant capassos de arejonare in democratzia atraghentainat tottus narende: “Chi non è più comunista di me, è fascista”. Duncas cumenti si podit fai a fai a tìmiri sa genti nendi: “chi no passat custa lingua unificada su sardu si morit”. Est una bisioni de sa cosa istremenda siat po sa cultura de is sardus siat po cussu pagu de democratzia chi eus imparau. S’unificatzioni est pretzisu a dda fairi, custu est beru, ma cumenti? No tottus is unificatzionis de is linguas de minorìa funt lompias a sa tarea prefisciada. Cussa de su bascu, tantis po ndi nai una, est in acuas malas e feti su 20 po centu de is bascus fueddant sa lingua insoru mancai tengant scola, giornalis, televisioni e poderi politicu. Is israelianus in vecis ant torrau a bogai a fora una lingua noa de sa Bibbia chi nemus chistionàt e in trint’annus funt arrenescius a dda fai torrai in setiu. Sa diferentzia? Sa cuscentzia. Carolus istimadu, ne tue ne niune de sa cumissione chi at disinnadu sa limba unificada est galu resessidu a ispiegare cale depet èsser sa politica limbistica po sa Sardigna, o si s’unicu disinnu fiat cussu de criare una limba pro partzire sos sardos e dare tribagliu a unu grustiu de professoreddos chi in televisione ant fattu riere tottu sa Sardigna….

29 gennaio 2001

Carolus

Qua non si tratta di essere favorevoli o contrari alla unificazione della lingua sarda, ma di essere favorevoli o contrari alla sopravvivenza della medesima, intesa come lingua unica o come coacervo di dialetti. Sono vecchio quanto basta per avere registrato nella mia memoria la progressiva italianizzazione di singoli dialetti sardi e ho sufficiente dimestichezza con i processi statistici per apprezzare che l’attuale tendenza porterà alla sparizione dei dialetti sardi come tali nel giro di poche generazioni, per lasciare il campo ad una specie di vernacolo italo-sardo, che non potrà avere alcuna dignità linguistica indipendente. Credo che l’unico modo di contrastare efficacemente questo processo sia quello di creare una lingua sarda unificata conosciuta e usata da un numero di persone sufficiente per giustificare una televisione e un’editoria capace di marciare un giorno con le proprie gambe ( intendo senza sovvenzioni pubbliche).

D’altronde, a quanto ne so, l’unificazione artificiale di un coacervo di dialetti è stato il modo con cui nell’800 è stata restituita dignità di lingua alle lingue slave del sud e nel ‘900 al catalano, al gaelico, allo swahili, all’ hindi etc. etc., tutte lingue fortemente dialettizzate che sopravvivevano tra i ceti subalterni esposte all’influenza distruttrice della cultura dominante. In conclusione, ritengo che l’unificazione del sardo sia l’unico modo di assicurarne la sopravvivenza come lingua e che tutte le discussioni e le polemiche che impediscano o ritardino questo processo siano autolesionistiche, nella tradizione dei sardi “pocos, locos y malunidos”. Salude a tottus.

26 gennaio 2001

Paulu Zedda

Carus amigus, sa relazioni de Onida est una grandu castangia. Issu narat ca su sardu unificau pinnigat variantis de tottu is differentis maneras de fueddai oi presentis in Sardinnia. Est una faula. Is doxi de s’osservatoriu anti seberau su logudoresu scarescendi in tottu su campidanesu. Sa beridadi est ca no tenint mancu su coraggiu de du nai. Is campidanesus sunti s’ottanta po centu de is sardofonus e custu s’assessori du scit beni, issu ca ad’a benni candidau in su collegiu de Oristanis. Sa giustificazioni de custu scioberu, a cantu narat, o est stetiu costrintu a nai Blasco Ferrer, iat essi una majori influenzia de pisanu, genovesu e catalanu in sa prana de Casteddu. Ma, a parti ca custa arrexoni mi parit tottu de dimostrai, candu mai una variedadi linguistica est istetia preferia po is cuntattus tentus milli annus ainantis? Cun d unu pensai che a igustu su latinu no iat essi stetiu mai lassau in favori de su vulgari de Danti. Una lingua est de chini da chistionat e no de chni da studiat chenz’e da fuddai. Su parri miu est ca oindì no si podit fai de mancu de considerai duas fomas de iscrittura, una po su campidanu e un’atera po su cabesusu, comenti suzzedit giai de seculus. Chi sa lei no du permitti chi si cambit sa lei. Ma chi custu no fessit possibili una movida leggittima iat essi de seberai cun unu referendum, in modu chi siat sa genti, chi est meri de custa ricchesa, a dizidiri de su chi d’appartenit po derettu. Is doxi crettius sabius si fezzant unu esami de cuscienzia ainantis de ponni in gruxi unu innozenti e de imponi cun sa forza e s’ingannus de is benis allenus.

22 gennaio 2001

Roberto Pisu, Monserrato

Ma avete visto che casino è successo l’altra sera a Videolina in quella trasmissione dove parlavano di lingua sarda unificata? Hanno fatto tutti una figura meschina! La gente non ci ha capito niente e se è rimasta a guardare lo ha fatto solo per vedere quattro cretini che litigavano. E’ stata la dimostrazione che parlano di cose che interessano solo a loro.

19 gennaio 2001

Tonio Pani, Quartu

Saludi amigus, seu cuntentu de agatai genti sabia chi iscridi in custu “forum”, po nai sa sua a suba de sa “lingua sarda unificata”. A parri miu cussa de Arborea, est una cicidda chi podit fai patiri unu incendiu mannu; ma est custu chi bolint is meris nostus? Speru de no, poita si aici fessit, bolit nai ca su populu sardu chi po seculus at connotu is nemigus chi aproillanta de foras, cust’orta depit gherrai cun is nemigus chi tenit in domu e totu. A cantu isciu in s’aeropagu de Arborea s’est fatu unu processu aundi sa “corti suprema” at dezidìu de assolvi una parti de sardu, e de ndi cundannai un’atra parti. Sa parti cundannada parit chi siat su “campidanesu” imputau de s’essi imbastardiu cun is linguas benias de su mari e duncas malassotada e distinada a isparessi. Timu chi cussa de Arborea fessit minestra coxinada prima e nosu bona o mala segundu issus sidda depeus papai? Po unificai sa lingua depeus fai cancunu sacrifiziu est beru, ma circhint assumancu de praziri su biaxi in patis totunas aici abarrant in paxi campidanu e cabesusu. A mellus biri.

12 gennaio 2001

Myriam Quaquero,

Cagliari/Carloforte

Come non essere d’accordo con Gianni Solinas, quando dice che innanzitutto la dovremmo smettere di parlare del sardo come “limba”? Credo che il sardo “unificato” abbia un senso effettivo solo per i glottologi,i quali, giustamente, sono interessati ad uno studio sistematico delle lingue in tutte le loro varianti. Per tutti gli altri, e soprattutto per tutto ciò che è relativo all’insegnamento nelle strutture scolastiche, il sardo “unificato” rappresenta davvero una mostruosità. Molto meglio, come propone Omar di Dualchi, attivare i sindaci di quei paesi (e sono tanti) che avvertono questa esigenza e coinvolgere gli anziani del paese: sono loro coloro che hanno il diritto – ma anche il dovere – di far lezione ai bambini nelle scuole. Così non sarebbe un’operazione di facciata ma un intervento culturale!

6 gennaio 2001

Omar, Dualchi (Nu)

Un sardo nelle scuole?? No, si snaturerebbero i dialetti e verrebbero persi termini tipici di ogni paese e non solo dialetti di zona. Si è già arrivati a stravolgerlo vogliamo perderlo completamente? Avrei fatto attivare i sindaci affinché utilizzassero le risorse umane del proprio paese, cioè gli anziani nostri paesani, e a loro avrei fatto far leziose ai bambini nelle scuole. Se poi uno volesse imparare una nuova lingua studiata a tavolino, beh è come una persona che decide di punto in bianco di imparare il russo. Vogliamo fare come i maltesi?? Allora non sarà più un dialetto ma la lingua nazionale, se è questo il punto dove vogliamo arrivare.

29 dicembre 2000

Roberto Spano

Orroli (Nu)

Saludus a totus is amigus e amigas de-i custu Forum. Est istetia una noba praxili sa de ai agatau in sa Retza (ite ndi narais de tzerriai aicci Internet “la Rete delle reti”) unu logu acantu arrexonai de sa limba e de s’identidadi nosta, cun tantas ideas varias e dissimbillantis. Po cussu chi tocat sa chistioni de su Sardu, a parri miu, ddu est meda de arrexonai ma med”e prusu de fai. Est a nai ca su Sardu est una limba (o lingua – est su matessi fueddu) e duncas est in su naturali cosa sua de essi istudiada e umperada in dogna faina de su populu suu. Sa cosa istravanada est istettia, intamis, sa de dda ai lassada cuai e indurriai in d’unu cungiau etnicu-folkloristicu po 600 annus. Arregordeussindi ca su sardu fiat giai sa limba giuridicu-gobernativa de sos Rennos Judicalis candu s’italianu fiat ancora una limba cunsiderada burda (ddu tzerrianta “volgare”). Duncas est feti una giustitzia istorica su de torrai su Sardu de acantu no iat a depi essiri mai istettiu bogau. Totus nos sardos teneus una richesa manna, chi aterus populus no tenint: nosu seus istetius de sempri bilingui. Est fetti in cust’urtima torrada de annus chi is giovuneddus (massimu de is tzitadis) ant lassau de umperai dogna dia su sardu po nci torrai “monolingui”, ma nemus podit nai (a su mancu chi est bìviu in Sardinna) de no cumprendi su sardu. S’ant fatu crei ca su sardu bandat beni feti in is cuilis, tzileris o in is zimineras, ascurtendu contus antigus. Ma no est aici! In sardu si podit gubernai e disinnai sa politica de una comunidadi; si podint fai letzionis de economia, dirittu e ingegneria; si podit insinnai s’amori e su rispettu po unu padenti e si podit fastigiai cun sa sposa. Su sardu seus nos”e totu, gasi cumente seus! Custa est una chistioni de identidadi, ma fortzis nd’eus a arrexonai in dd’una atera torrada. Pro como si saludu a totus, cun s’abetu de si torrai totus a intendi in custu bellu Forum. (Gratzias a s’amigu Vito Biolchini).

P.S. Seu de acordiu chi sa mellu unificatzioni linguisticas chi si potza fai est sa de si ‘asai totus is giovunus e giovuneddas de Santa Teresa a Sant’Antiogu, cun passioni e geniosidadi. Hasta Siempre!

27 dicembre 2000

Peppe Corongiu

Laconi-Quartu Sant’Elena

Mi ritrovo nella paradossale situazione di dover difendere (perlomeno nelle sue buone intenzioni) un’iniziativa che ho aspramente criticato. Purtroppo, quando si parla di lingua sarda sembra che l’accanimento filosofico-scientifico delle persone si eserciti in modo strabiliante nella critica a tutto campo. In realtà, tutte le lingue conosciute sono state per molti versi “inventate”, o meglio estrapolate da una più o meno florida tradizione letteraria e “standardizzate” da una burocrazia statale interessata a un mezzo di comunicazione veloce e pratico. Così è andata per l’inglese, il francese, il tedesco, l’italiano, il catalano, il basco e altre. Due domande per chi sa o può rispondere: che lingue parlava Manzoni? Quanti abitanti del Regno d’Italia parlavano italiano secondo il censimento del 1861? Le risposte più avanti, tanto a scuola queste cose non ve le diranno mai.

27 dicembre 2000

Fabio Meloni, Cagliari

Avevo accolto con entusiasmo l’approvazione da parte del Consiglio regionale della legge sul ‘bilinguismo’…:

“Finalmente, i sardi cominceranno a parlare anche in italiano!!!”

Sarà così???

22 dicembre 2000

Fabiola Puddu, Cagliari

Credo che soprattutto i politici sardi dovrebbero imparare a parlare prima l’italiano, anziché spendere soldi non loro per iniziative che ben poco interessano i loro governati!

19 dicembre 2000

Gianni Solinas, Cagliari

Innanzi tutto è necessario smettere di chiamare il sardo “limba”. Non credo che in alcun paese della Sardegna (almeno a me non è mai capitato di sentirlo) questo termine sia usato se non per indicare quella parte del corpo umano che sta dentro la bocca (qualche volta anche fuori). Quando smetteremo di parlare “in limba” potremo, forse, parlare in (e di) sardo.

18 dicembre 2000

Rita Frongia, Cagliari

Trovo quantomeno singolare voler istituzionalizzare e obbligare in forme costruite a tavolino una lingua -chiamando l’operazione (recupero della tradizione) con l’obbiettivo di non farla morire. Parlo sardo per quanto e per come mi è consentito. È il sardo che ancora mi appartiene. Sono viva quindi è vivo. L’identità di un popolo sta nella lingua, devo pensare che ci stiamo costruendo un’identità a tavolino. Ci stiamo mentendo? Chi, sta mentendo? Perché si parla di recupero di una tradizione se si impone un nuovo che si costruisce? È legge di natura il mutamento delle cose. Da questi dubbi animata, cedo la parola.

18 dicembre 2000

Andrea Melis, Cagliari

Sono d’accordo con Maria Rosaria Lasio di Serrammanna al cento per cento.

L’unica maniera costruttiva di unire le lingue sarde è quello che i ragazzi di Cagliari bacino più spesso le ragazze di Sassari e quelli di Oristano le ragazze di Nuoro e viceversa, tutti assieme.

E speriamo che seguano il consiglio anche i politici ed i linguisti da strapazzo, così occupano la bocca in qualcosa di più divertente e la smettono di studiare assurdità.

Mi si passi l’ironia estrema… ma tanto qui è tutta una buffonata.

Ps: Qualcuno si ricorda che fine ha fatto l’Esperanto?

17 dicembre 2000

Maria Rosaria Lasio

Serramanna

Ma amici siamo seri? Crediamo davvero che una lingua si possa unificare a tavolino, con un’operazione “virtuale” calata dall’alto? Che sia un aborto lo potrà dire solo il tempo, io per il momento mi sento indignata e credo di avere delle ragioni per temere tutto quel che c’è dietro e i rischi che una cultura così concepita si porta dietro.Un passo di questo genere mi sembra proprio di una classe intellettuale che soffre di complessi di inferiorità.

La lingua sarda ha senso e può continuare a vivere solo nelle sue molteplici varianti e se nel suo “divenire meticcio” riesce a liberare energie creative, a fare letteratura contemporanea e non a riesumare soltanto reperti archeologici.

E non ho nulla contro l’archeologia, ma la letteratura deve stare nel tempo o nella migliore delle ipotesi precederlo, anticiparlo, altrimenti è sterile ripetizione. Così la penso io, almeno.

16 dicembre 2000

Peppe Corongiu

Laconi-Quartu Sant’Elena

Una matessi limba pro pessamentos dissimizantes. Sa bettia chi nd’est bessida a campu cun su “limbazu de sos commissarios” est serbida a su nessi pro dare cara chi bi sunt in Sardinna duas maneras de bider sa chistione de s’identidade.

A un’ala bi tenimus un’idea de autoridade, de “dirigismu” e de “fondamentalismu”, a s’àtera unu sentidu democraticu, sotziale e de progressu pro una natzione chi, in s’istoria sua at semper faeddadu limbas medas. A banda ‘eretta b’est chie cheret fàgher duas natziones (una italiana e s’àtera sarda) e a banda ‘e Manca chie cheret fàgher una natzione ebia chi faeddat limbas meda. Chie at a bincher? Chie, cun calesisiat limba, at a narrer sas cosas prus zustas e at a zugher sos balores prus de importu pro sa sotziedade sarda moderna.

(testo in lingua unificata … paradosso sardonico)

16 dicembre 2000

Peppe Corongiu

Laconi-Quartu Sant’Elena

Una matessi limba pro pessamentos dissimizantes. Sa bettia chi nd’est bessida a campu cun su “limbazu de sos commissarios” est serbida a su nessi pro dare cara chi bi sunt in Sardinna duas maneras de bider sa chistione de s’identidade.

A un’ala bi tenimus un’idea de autoridade, de “dirigismu” e de “fondamentalismu”, a s’àtera unu sentidu democraticu, sotziale e de progressu pro una natzione chi, in s’istoria sua at semper faeddadu limbas medas. A banda ‘eretta b’est chie cheret fàgher duas natziones (una italiana e s’àtera sarda) e a banda ‘e Manca chie cheret fàgher una natzione ebia chi faeddat limbas meda. Chie at a bincher? Chie, cun calesisiat limba, at a narrer sas cosas prus zustas e at a zugher sos balores prus de importu pro sa sotziedade sarda moderna.

(testo in lingua unificata … paradosso sardonico)

15 dicembre 2000

Federico Spano

Salve, non posso che essere d’accordo sull’unificazione della lingua. Credo che sia un passo fondamentale per una lingua che si pretende sia importante… L’unificazione c’è stata per lo spagnolo, per lo stesso italiano. Non vedo perché in Sardegna ci debbano essere miliardi di varianti linguistiche, e tutte con la presunzione di ritenersi lingua. Il sardo deve essere uno solo, uguale per tutti, comprensibile da tutti. Saluti

15 dicembre 2000

Roberto Pisu, Monserrato

Ancora una volta una buona idea è stata sfruttata male. Gli studiosi avrebbero dovuto limitarsi a fare veramente una lingua comune, invece hanno privilegiato il logudorese a discapito del campidanese. Questo sardo unificato sembra una specie di esperanto che nessuno userà mai.

14 dicembre 2000

Petru Mari, Bastia

Bravi ragazzi pè u bellu travagliu. Aghju lettu Godot incù piacè. Sperandu chì prestu ci si truerà nutizie culturali sardo-corse. È riguardu à lingua sarda vi lampu issa pruposta da Corsica: “Uniti sì, unificati innò”.

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