La lingua precario bene di tutti

Posted on in Politica e lingue 9 vedi

La lingua precario bene di tutti

L’italiano è una forte lingua di cultura, parlata da una comunità di 60 milioni di persone, amata e studiata fuori d’Italia come lingua dell’arte, della musica, della letteratura, o della religione cattolica ecc., e anche della moda, della gastronomia, del made in Italy. All’estero, negli 88 Istituti di Cultura, la richiesta di lingua italiana è in questi anni molto aumentata. Ma è salute effettiva o di facciata?

La crescita nei secoli è stata enorme. Si è passati da una lingua per pochi, e prevalentemente scritta per oltre cinque secoli, a una lingua parlata da oltre il 90 per cento almeno della popolazione d’oggi. Risultato importante. Ma preoccupa ancora il numero eccessivo di analfabeti (un paio di milioni), una Tv scadente quanto alla qualità della confezione linguistico-culturale, e soprattutto una insufficiente diffusione della lettura. Due terzi della popolazione italiana non legge mai un libro né un giornale. Le ricerche «OCSE-Pisa» mostrano che gli studenti italiani si collocano ben sotto la media europea nella comprensione della lettura.

La lingua italiana ha ancora molto bisogno di essere accudita, a cominciare dalla scuola. Nel 2011 festeggeremo la raggiunta Unità, e ricorderemo i lunghi e definitivi passi compiuti, una lunga storia, benché singolare: tutta punti luminosi, grandi pensatori, grandi scrittori… ma priva di quel patrimonio intermedio tra estremi, di quel livello medio nel quale la cultura e dunque una lingua diventa patrimonio di tutti. Lo sforzo definitivo s’è compiuto dal secondo Ottocento in poi, l’italiano è man mano diventato un bene comune, un bene pubblico, ed ora esiste finalmente come lingua dell’uso medio, quella in cui gli italiani esprimono e condividono idee, proposte, ragioni, analisi, invenzioni. Ma non vorremmo ora che questa lingua comune, di comunicazione e di scambio, da media tendesse a diventare mediocre e impoverita.

Dobbiamo perciò dare più fiducia e mezzi alla scuola, anziché castigare precari e ridurre i fondi. Alla lingua, un bene di tutti, un bene pubblico, spettano comunque delle precedenze, occorre insegnarla a fondo: grammatica, ricchezze lessicali, differenze d’uso, i differenti registri ecc. Con una raccomandazione: la si insegni a stretto contatto con la letteratura. Chi legge con attenzione i grandi libri è catturato inesorabilmente dall’interesse per la lingua, e chi ha interesse per la lingua non può non essere attratto dalla letteratura, maestra nell’«eseguirla».

GIAN LUIGI BECCARIA
(fonte: Tuttolibri, in edicola sabato 18 settembre)




0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.