La lingua inglese dopo Brexit.

Posted on 28 gennaio 2018 in Politica e lingue 46 vedi

La lingua inglese dopo Brexit.

Che cosa succederà all’inglese, dopo la Brexit, senza più un Paese a “rappresentarlo” a livello continentale? E cosa sta cambiando, invece, a livello globale riguardo alla diffusione e all’uso dell’inglese e nel rapporto tra questo e le altre lingue? In Europa, nota il Guardian, è possibile che – come avvenuto nelle ex colonie – si sviluppi un “European English”, uno slang con vocaboli e strutture grammaticali importate da altre lingue europee, libere finalmente di “influenzare” e far evolvere la lingua in base al suo uso. D’altra parte l’uso dell’inglese da parte dei non madrelingua si è talmente perfezionato, grazie alla Rete, che il “Globish”, quella versione scolastica, standardizzata e, talvolta, un po’ pasticciata dell’inglese diffusa in passato, è ormai prossima a essere superata da una schiera di persone – nell’ordine di milioni – che invece lo parlano perfettamente, pur come seconda lingua. Il predominio dell’inglese come lingua franca in Europa è sorprendente. È parlato come seconda lingua dal 38% degli adulti, seguito a distanza da francesi (12%) e tedeschi (11%). Questa posizione dominante è destinata a crescere ancora, con il 94% degli studenti in Europa che studiano l’inglese come lingua straniera. L’uso dell’inglese in tutta l’Asia, il Commonwealth e il Nord America, oltre all’uso diffuso dell’inglese online e nei media, incoraggia l’inglese come seconda lingua in corso di scelta.

Tutto questo, secondo l’autore dell’articolo, ha due conseguenze “gravi”: da un lato fa diminuire – complici Brexit e il protezionismo trumpista – l’influenza globale di inglesi e americani. L’altra conseguenza, come sottolinea nel saggio “The Fall of Language in the Age of English” la scrittrice giapponese Minae Mizumura, è che il perfezionamento dell’inglese, l’aumento della sua universalità e credibilità, rischia di trasformare altre lingue in “lingue morte” e svuotarne la produzione culturale, perché tutti vorranno scrivere in inglese per raggiungere un pubblico più vasto (LA Review of Books). Oggi sono 1,5 miliardi le persone che studiano inglese: dieci volte di più di coloro che studiano francese, cinese, spagnolo, tedesco, italiano e giapponese messi insieme.

Il cambiamento principale, sostiene il linguista Marko Modiano, è che il Regno Unito non avrà più voce in capitolo su come verrà utilizzata la propria lingua. Come conseguenza di ciò l’inglese europeo potrebbe andare alla deriva facendo riferimento alle convenzioni statunitensi o del Commonwealth, sviluppando caratteristiche del vocabolario e della grammatica che sono perfettamente comprese dagli altri europei che parlano inglese come seconda lingua. Come ad esempio attraverso l’uso di strutture del tipo “Io sono provenendo dalla Spagna”, piuttosto che “Vengo dalla Spagna “.

agenziacomunica.net | 28.1.2018




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