La lingua è non global

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di Lucio D'Arcangelo

L'umanità oggi parla circa 6.500 lingue diverse, reciprocamente incomprensibili. Molte appartengono a famiglie identificabili, ma molte altre sono relativamente isolate.
Inoltre la loro distribuzione è tutt'altro che uniforme. L'Asia e l'Africa, ad esempio, hanno molte più lingue che l'Europa e in un territorio come la Nuova Guinea, grande due volte l'Italia, si parlano ben 850 lingue.La facoltà della parola è prerogativa della specie umana. Ma la diversità delle lingue è nata, si può dire, con l'uomo stesso. La musica è universale perchè le note sono sempre le stesse. Il linguaggio no: diverse le parole e diversi anche i suoni. fondamentali. C'è un limite a questa variabilità? In altri termini: quali e quanti sono i suoni utilizzati dalle lingue? E quale la loro diffusione? Per rispondere a queste domande bisognerebbe fare un censimento che appare, almeno a prima vista, impossibile. Ma due noti linguisti americani, Ian Maddieson e Peter Ladefoged, non si sono persi d'animo ed hanno scelto un campione di 451 lingue, geneticamente “rappresentative”, su cui basarsi. Ne è nato un repertorio fonetico (Ucla Phonetic Segment Inventory Database) a tutt'oggi il più ampio ed attendibile, in base al quale si può affermare che le lingue del mondo totalizzano almeno 921 suoni diversi per punto e maniera di articolazione. Come ha scritto un acuto osservatore, “non è tanto sorprendente la varietà dei suoni linguistici, quanto la capacità umana di distinguerli”. La maggior parte dei suoni inventariati sono consonanti: 652 contro 180 vocali e 89 dittonghi. Alcune di esse, quelle cosiddetti occlusive, K, T, P, che la vecchia fonetica chiamava anche “esplosive”, sono diffuse quasi universalmente. Altre sono presenti nella maggioranza delle lingue, le nasali ( M o N ) nel 96,8% e le liquide (L o R ) nel 75%. Altri suoni infine sono piuttosto rari, come la vocale “tremolante” di bird, che l'inglese condivide solo con il cinese. Circa la metà del campione UPSID, il 47%, è costituito da suoni unici, che si trovano cioè in una sola lingua o comunque nell'area da essa rappresentata: ad esempio le consonanti cosiddette enfatiche dell'arabo o quelle di certe lingue nigeriane, trascritte “kb” e “gb”, per non parlare dei clicks o schiocchi della lingua, che sono una caratteristica degli idiomi sudafricani. Complessivamente le lingue che possiedono questi suoni sono 116: il che significa che per esaurire una parte consistente dell'inventario UPSID bisognerebbe conoscere più di un centinaio di lingue. Se invece ci si limita a quelle più diffuse, parlate complessivamente da circa la metà della popolazione mondiale – in ordine di “grandezza” cinese, inglese, spagnolo, bengali, hindi, portoghese, russo, giapponese, tedesco -, troviamo 192 suoni diversi (76 vocali e 116 consonanti). Imparando queste nove lingue, si impiegherebbe solo il 25% dei suoni UPSID e si parlerebbe solo lo 0,1% delle lingue del mondo! Così oggi l'effetto Babele, ossia la legge di difformità che sembra governare il linguaggio è emerso in tutta la sua portata, come, in parole di Dell'Hymes, “a patent fact of life” che seguita a sfidare non solo lascienza, ma la possibilità stessa della comprensione fra gli uomini. (da Il Tempo.it, 12/01/2008)

Questo messaggio è stato modificato da: Ufficio_Stampa, 15 Gen 2008 – 18:36 [addsig]




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