La lingua del Pd

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PARTY E RIPARTY

di Ernesto Galli Della Loggia

Mi sa proprio che il Partito democratico abbia deciso che la sua sede non sarà a Roma, Milano o vattelappesca in Italia, bensì come minimo a Tribeca, Manhattan Downtown, New York, Usa: o che almeno sia questo il massimo desiderio di quelli che lo stanno tenendo a battesimo. Altrimenti non si spiega la mania che hanno nei loro manifesti di chiamarsi «party» invece di «partito», facendoci sopra tutti i più banali giochi di parola del caso come il «Ri-party» con cui, per esempio, viene annunciata la «Festa 2007 per il Pd» in corso a Roma. È solo la spia di una delle tante mutazioni genetiche della sinistra italiana all’insegna del motto «da un estremo all’altro»: in questo caso dal nazional-popolare gramscian-togliattiano di un tempo all’americomania anglofona attuale, da Labriola a Giddens, dai Malavoglia a Sex and the City, dalle Società di mutuo soccorso ad Emergency. Non era possibile, mi chiedo, fermarsi a mezza strada, diciamo agli Inti Illimani?

(Dal Corriere della Sera, 20/9/2007).

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