La lingua degli internauti

Posted on in Politica e lingue 41 vedi

Dolce stil web

La nuova lingua degli internauti

di Stefano Sieni

A proposito, che fine ha fatto l’esperanto? Ci avete fatto caso? Ormai, da anni e senza tanti proclami, è nata sì una nuova lingua, ma non l’esperanto. Una nuova lingua che unisce le persone dei paesi più lontani e delle culture più diverse, davanti a una tastiera e a un video, e non soltanto.

E’ uno slang strano, svelto e rivoluzionario, arrivato in principio da oltreoceano ma in perenne evoluzione (e contaminazione). Un misto di inglese, spagnolo, informatica, goliardia e icone animate. Un modo diverso e veloce di comunicare, che è entrato nella vita quotidiana e nel vocabolario di noi tutti. O quasi.

Se, infatti, ai tempi eroici del maestro Manzi e del suo “Non è mai troppo tardi” gli analfabeti erano gli italiani – tanti – che non sapevano né leggere né scrivere, ora i nuovi analfabeti rischiano di diventare quelli che non conoscono il linguaggio del web, e più in generale dell’universo digitale. Quelli, cioè, che restano fuori da un mondo in continua espansione. Un mondo non tanto di parole quanto di fatti. Senza la password non apri più niente. Senza il pin non sei nessuno.

Benvenuto, allora, il prezioso libretto di Pino Bruno intitolato “Dolce stil web? (Sperling & Kupfer, prefazione di Gianrico Carofiglio), che ci spiega – parola per parola, è proprio il caso di dirlo – i “fondamentali” della rete e dei suoi termini, con relativa etimologia. Una miniera di notizie.

Si scopre così che i delinquenti informatici non sono gli hacker ma i cracker o black hat e che, a dispetto della cattiva stampa, i bistrattati hacker sono i “pirati buoni”, che agiscono per fini etici.

E si scopre anche, tra mille altre curiosità, da dove viene il termine “bug”, cioè baco, reso famoso dalla psicosi del Millennium Bag, appunto. Fu coniato nel 1945 da Grace Murray Hopper, responsabile del calcolatore Mark Uno di Harvard, antenato dei moderni personal computer. Un giorno, la macchina andò in tilt e fu la stessa Hopper a trovare il perché, smontandola. Semplice: una falena era finita nei contatti di un relé. E da allora la parola “bug” fu usata per indicare i piccoli insetti virtuali che fanno impazzire il Pc. Maledetti bachi.

(Da La Nazione, 23/8/2009).

[addsig]




0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.