La letteratura è anche gioco

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Il piccolo fratello

Il gran gioco della letteratura

«T’odio empia vacca» e gli altri antidoti ai narcotici dell’adolescenza

di Paolo Di Stefano

Mentre la letteratura sollecita drammatiche minacce e fatwe a ogni latitudine, qualcuno ci ricorda che la parola letteraria è anche un gioco. Per esempio, c’ è un professore universitario di letteratura italiana che si diverte a prenderci/si in giro e a sfottere i grandi scrittori. Si chiama Giuseppe Zaccaria e ha scritto delle notizie «dallo stato libero di Parodia» significativamente intitolate: Al mare sarà sera, Sara (Edizioni Mercurio). Già la dedica mette allegramente a proprio agio il lettore: «se volete, se proprio ci tenete, se non avete altre cose più urgenti da fare». Con una premessa del genere, viene spontaneo dire: certo che abbiamo tempo, non abbiamo proprio niente di urgente da fare. Il libro in realtà potrebbe essere un omaggio al grande Giampaolo Dossena, morto qualche mese fa. Vi ricordate il suo T’odio empia vacca, il titolo che faceva il verso a Carducci? Era un libretto Rizzoli che si proponeva programmaticamente il dileggio e la «descolarizzazione», cioè il tentativo di disintossicare dai veleni narcotici instillati negli anni della seconda infanzia e della prima adolescenza. Rifare il verso è anche il titolo di un recente Oscar Mondatori di Gino Tellini, che passa in rassegna l’aurea tradizione dello sberleffo letterario. Sapete cos’ è questo: «A mitaa strada de quell gran viacc / che femm a vun la voeulta al mond da là / me sont trovaa in d’on bosch scur scur affacc?» È l’incipit della Divina commedia tradotto in milanese da Carlo Porta. Divertente non solo per il passaggio al dialetto, ma per il trasferimento dall’io narrante dantesco a una prospettiva domestica, umile e popolaresca. Il dialetto ha compiuto grandi imprese dissacranti. Pensate che le Nozze di Cana in Galilea in mano al Belli diventano le Nozze der cane de Gallileo, che cominciano così: «Ner più bello der pasto de le nozze / venne drento a li fiaschi a mancà er vino». Ma torniamo a Zaccaria. «Variazioni nella borsa dei titoli» è sicuramente la sezione più esilarante del suo libro: con una piccola modifica, viene stravolto o addirittura capovolto il significato di un classico. Che cos’ è Il ritratto di Dorian Gay? Risposta: la storia di un tormentato coming out. E Pidoccio? Un romanzo in cui il burattino di Collodi si trova trasformato in un insetto schifoso.

E Cane al vento? Il serial sardo da cui sono nati i più famosi Lessie e Rin Tin Tin televisivi. Non è male neanche l’opera letteraria attribuita a Bossi e intitolata Cristo si è fermato a Empoli. Se non vi basta c’ è da divertirsi anche con una raccoltina introdotta da Stefano Tettamanti per il minuscolo editore Orme. Titolo: Il buio oltre le seppie. Dove si mettono insieme alcune bizzarrie che i librai hanno raccolto dalla bocca dei loro clienti. Non c’ è Il baio oltre la siepe, ma ce ne sono tante altre, come nel precedente Il fu Mattia Bazar (che registrava un impareggiabile Edipo a Cologno). Battute involontarie del tipo: «Avete un libro sui Cd Rom? Sì, insomma sugli zingari». Oppure, per restare in tema: «La capanna dello zio Rom». E per chi vuole restare aggiornato sugli ultimi bestseller, ecco un romanzone da spiaggia, Il cacciatore di ombrelloni, e La moltitudine dei numeri dispari… Di Paolo Giordano Bruno, il giovane scrittore finito al rogo per aver vinto lo Strega.

(Dal Corriere della Sera, 14/4/2009).

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