La guerra del Politecnico alla lingua italiana.

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La guerra del Politecnico alla lingua italiana
Il Direttore di Libero risponde al Rettore Azzone

Caro Giordano, vorrei rispondere personalmente alla lettera pubblicata il 27 gennaio 2015 nella rubrica «Posta prioritaria» sulla scelta del Politecnico di Milano di erogare in inglese i corsi di Laurea Magistrale. Il mittente della lettera fa riferimento a due motivazioni per le quali, secondo la sua opinione, gli studenti stranieri vengono a studiare al Politecnico: evitare il test di ingresso e pagare rette basse. Per quanto riguarda il test, vorrei sottolineare che per l’ammissione alle Lauree Triennali il Politecnico di Milano prevede un test d’ingresso identico per gli studenti italiani e per quelli stranieri; per l’ammissione ai nostri corsi di Laurea Magistrale, agli studenti italiani non è richiesto il superamento di alcun test. Le richieste di ingresso degli studenti stranieri vengono valutate, sin dal 2005, in base al merito da una commissione composta da docenti del corso di Laurea Magistrale che intendono frequentare. Per quanto invece riguarda le tasse, nel nostro Ateneo gli studenti extracomunitari iscritti alle Lauree Magistrali sono tenuti a pagare una retta corrispondente alla massima fascia di contribuzione (circa 3500€/anno). L’attrazione che esercitiamo nei confronti di questi ragazzi, quindi, credo sia attribuibile alla qualità della nostra offerta formativa e non a particolari «sconti».
Giovanni Azzone
Rettore Politecnico Milano

La ringrazio per averci scritto, caro Rettore. Ma non le sfuggirà che la sua gentile risposta riguarda solo un aspetto marginale dell’obiezione sollevata dal lettore. Sinceramente è secondario il motivo per cui gli studenti stranieri vengono a studiare al Politecnico di Milano. Quello che preoccupa è che davanti a un afflusso sempre maggiore di studenti stranieri (ormai uno studente su 5, nelle lauree magistrali), il Politecnico rinunci all’uso della lingua italiana.
Spero che ai lettori sia chiaro: non si tratta qui di affiancare la lingua inglese, ma di usarla, in svariati corsi, in modo esclusivo. Addio italiano, dunque, a casa nostra. Nella nostra università. So che al proposito c’era stata una pronuncia contraria della Corte Costituzionale oltre che un appello dell’Accademia della Crusca firmata pure dal ministro dell’Istruzione Giannini.
Perché andate avanti lo stesso?
Perché una delle più importanti istituzioni formative del Paese ha dichiarato guerra alla nostra lingua?
È questa la domanda. A cui, caro Rettore, nella sua gentile lettera non risponde. Senza pensare, forse, che è proprio così, ammainando le proprie bandiere culturali, che un Paese scrive la sua sconfitta. 

Mario Giordano

Libero, 30-01-2015 p.23




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