La grandezza del “Vocabolario degli Accademici della Crusca”.

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L’Accademia della Crusca “inventò” la lingua italiana e divenne modello internazionale.

di Veronica Carrera.

La lingua italiana è stata, prima del Novecento, più scritta che parlata.

È stata la lingua dei pochi colti più che della maggioranza della popolazione, in gran parte analfabeta. Furono Dante, Petrarca e Boccaccio con le loro opere letterarie a dettare le regole dell’italiano scritto.

Esse furono prese spontaneamente a modello in tutta Italia sostituendo i diversi dialetti regionali.

Nel cinquecento Pietro Bembo con l’opera Prose della volgar lingua (1525) diede regole precise tratte da Petrarca e Boccaccio tralasciando Dante troppo ribelle a qualunque regola.

Fu proprio durante questo periodo che vennero pubblicati i primi dizionari: il Luna, l’Accarisio, l’Alunno fino al Memoriale della lingua volgare di Pergamini del 1601.

Ma l’opera considerata di maggior importanza è senza ombra di dubbio il Vocabolario degli Accademici della Crusca pubblicato nel 1612 a Venezia da Giovanni Alberti.

Il Professor Sabatini afferma che la pubblicazione del Vocabolario della Crusca è importante quanto quella della Divina Commedia e del Canzoniere. Divenne infatti il punto di riferimento per tutto il successivo dibattito sulla lingua ed ancora i moderni vocabolari utilizzano il medesimo schema usato per l’analisi dei vocaboli.

Anche altri dizionari delle principali lingue nazionali riconoscono la grandezza del noto Vocabolario: il Dictionnaire dell’Académie Francaise del 1694 lo cita come proprio modello, il Vocabulario Portuguez e Latino di Don Raphael Bluteau del 1712-1728, il Diccionario dell’Accademia Reale di Spagna del 1726-1739, il Dictionary of the English Language di Samuel Johnson del 1755 loda la Crusca e il Deutsches Worterbuch dei fratelli Grimm del 1852.

Questo dimostra quanto i nostri studi linguistici rappresentino l’eccellenza nel mondo.
(Da quotidianomime.com, 2/12/2014).

 




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