La grande Europa avrà pochi elettori?

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ELEZIONI

La grande Europa avrà pochi elettori?

Andrea di Robilant

ROMA

I cittadini dei 25 Paesi dell’Unione Europea si recheranno alle urne nei prossimi giorni-in alcuni Paesi hanno già cominciato a votare- per eleggere i 732 deputati del nuovo parlamento europeo. Ma l’astensionismo promette di essere così diffuso in tutto il continente che alla fine potrebbe minare l’autorevolezza del primo europarlamento che avrà “i denti”e inciderà direttamente sulla vita dei cittadini.

“Difficilmente arriveremo al 50 per cento”,pronostica il professor Beniamino Caravita,docente di diritto pubblico alla Sapienza e direttore di Federalismi.it,una rivista telematica che ha compiuto uno studio approfondito su queste elezioni. “E purtroppo sembra che il meccanismo di disillusione verso il parlamento europeo sia già scattato anche nei Paesi che sono appena entrati nell’Unione”.

In Polonia,di gran lunga il più grande dei nuovi Paesi dell’Unione si arriverà con difficoltà al 30 per cento. In Ungheria e in Slovenia c’è un po’ più di interesse ma sarà un successo superare la soglia del 50 per cento. Percentuali un po’ più elevate potrebbero essere raggiunte nei Paesi baltici. “Ma di lì a parlare di entusiasmo per l’Europa ce ne corre”,dice Caravita. E tutto questo sullo sfondo di un’affluenza generalmente in calo nei vecchi Paesi membri,inclusa l’Italia.

L’aspetto paradossale di questa tendenza è che il prossimo Parlamento sarà il primo a poter davvero legiferare,in base ai poteri che gli conferisce la Costituzione che sarà approvata,se non nel vertice del 17-18giugno,comunque entro il 2004. E un primo segno tangibile del nuovo “peso”dell’europarlamento lo avremo già al vertice europeo della settimana prossima,quando sarà designato il successore di Romano Prodi alla guida della Commissione:la nuova costituzione impone ai capi di governo dei 25 di tener conto dell’orientamento politico del parlamento.

Chi,dunque,vincerà le elezioni? Gli analisti sono abbastanza concordi nel prevedere che non ci saranno grossi spostamenti politici,e questo nonostante il fatto che i cittadini di ben dieci Paesi saranno chiamati a votare per la prima volta. Il Partito popolare europeo,di cui fanno parte Forza Italia e Udc,dovrebbe confermarsi come prima forza politica della Ue,con un vantaggio di 30-40 seggi sul Partito socialista europeo,di cui fanno parte i Ds e lo Sdi. Insieme,queste due forze avranno i due terzi dei seggi. Si voterà ovunque con il sistema proporzionale e la frammentazione delle forze politoche in un’infinità di liste è un altro dato che caratterizza queste elezioni. Se in Italia abbiamo il Partito della bellezza di Vittorio Sgarbi in Germania,per esempio,troviamo il Partito dei cristiani fedeli alla Bibbia.

Il prossimo europarlamento sarà il sesto da quando viene eletto a suffragio universale(1979). Finora i suoi poteri erano ridotti:approvava i bilanci,approvava i membri della Commissione e aveva limitati poteri filtrati da un complesso meccanismo legislativo. Ma con la nuova costituzione l’europarlamento dovrà approvare leggi che avranno un forte impatto sulla vita di milioni di europei,dall’agricoltura all’industria,dal diritto societario ai diritti civili.

Un’affluenza alle urne inferiore al 50 per cento rappresenterà certamente un dato negativo. Ma Caravita fa notare,in positivo,che la campagna elettorale ha fatto emergere una serie di temi sopranazionali. Il dibattito sulla Costituzione europea,per esempio,è stato molto acceso in Belgio,Gran Bretagna,Danimarca,Spagna e Polonia. Il tema del referendum(sulla costituzione)è stato discusso molto in Francia e Gran Bretagna. Si è parlato di Turchia in Germania,ma anche in Grecia e in Belgio. Alla fine andranno in pochi a votare ma forse un altro piccolo passo è stato compiuto verso quell’eterno miraggio:la nascita di un’opinione pubblica europea.

La Stampa p.8

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