La geniale scoperta di esimi prof e ministro dell’istruzione: la promozione dell’italiano passa dall’inglese!

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«La promozione dell’italiano passa dall’inglese»

Tavoni, docente all’Università di Pisa, è intervenuto come relatore al convegno di Toronto

di Mattia Bello

«Il nostro Paese dovrebbe essere molto più anglofono per poter “difendere” la cultura e la lingua italiana». Sembra una contraddizione in termini, in realtà l’invito «a diventare più internazionali» è un’acuta riflessione del professor Mirko Tavoni. Il docente di linguistica italiana all’Università di Pisa ha partecipato come relatore alla conferenza internazionale “Dante and the Christian Imagination” organizzata lo scorso weekend dal St. Michael’s College di Toronto. Tavoni ha presentato un lavoro intitolato “Dante “imagining” his journey through the afterlife”, e ha parlato al Corriere Canadese di lingua e cultura italiana.
Professor Tavoni, perché ha accettato l’invito del St. Michael’s College e di cosa tratta la sua relazione su Dante?
«Sono stato subito attratto da questo convegno perché si incontra con un filone d’interesse che coltivo da tempo, cioè la dimensione visionaria di Dante. Nella mia relazione mi sono misurato con il tema della “visione in sogno”, quindi se il viaggio nell’aldilà di Dante è immaginato come interno a un sogno. Il che pone all’autore – a Dante – una sfida molto difficile da risolvere, perché l’ampiezza e la complessità del suo viaggio rendono implausibile tale interpretazione. Io sostengo che Dante ha sviluppato dall’Inferno, al Purgatorio al Paradiso diverse strategie per far fronte a questo problema».
A quasi 700 anni di distanza riusciamo ancora a capire il linguaggio di Dante. Cosa c’è di attuale in lui?
«Lo ritengo il più grande poeta di tutti i tempi, un genio straordinario. A sette secoli di distanza noi possiamo leggere Dante senza trovare grosse difficoltà linguistiche. Questo è il segno di cosa è stata la lingua italiana in questi secoli: l’italiano di oggi è molto più vicino all’italiano delle origini di quanto non siano il francese, l’inglese e il tedesco. I francesi non possono leggere “La Chanson de Roland” senza averla tradotta (scritta intorno alla seconda metà dell’XI secolo, è considerata tra le più belle opere della letteratura medievale francese, ndr). Noi invece possiamo leggere “La Divina Commedia” nella lingua originale, perché la lingua italiana si è conservata meglio».
Dante è il padre della lingua italiana. È per questo motivo che ha così tanto fascino in Nordamerica e in tutto il mondo?
«Dante è un autore straordinario, è l’inventore del realismo, come non era mai stato concepito. È un autore cinematografico, l’Inferno è di una spettacolarità straordinaria, il volo di Gerione (mostro demoniaco che conduce Dante in Malebolge, citato nel canto XVII, ndr) è come una scena di Avatar (film di fantascienza del 2009 diretto da James Cameron, ndr), con una fantasia visiva e linguistica straordinaria. Dante è capace di cogliere con i mezzi della lingua tutti gli aspetti della realtà. C’è una grandissima parte di onirismo ne “La Divina Commedia”, che la rende un testo unico tra quelli medievali, e nello stesso tempo ha tutta la ricchezza dei testi della poesia post-romantica».
Lei dice che per promuovere la nostra cultura dobbiamo diventare più internazionali. Cosa significa?
«Significa che per promuovere la vitalità della cultura italiana all’estero, ad esempio, è molto importante la capacità dell’università italiana di attirare studenti stranieri. Ogni studente che viene in Italia, una volta che ritorna nel Paese d’origine diventa un “agente di diffusione” della cultura italiana in loco. Riflettiamo su questo dato: l’Italia è l’unico Paese storico dell’Unione europea che ha un saldo negativo nel rapporto tra il numero di studenti universitari italiani che vanno a studiare all’estero rispetto al numero di ragazzi stranieri che vengono a frequentare gli atenei del Belpaese. Il fatto che ci sia una carenza nel sistema scolastico italiano per cui i nostri ragazzi non escono bilingue (bilingui!!! ndr), come invece succede nei Paesi nordici, è un handicap che nuoce alla valorizzazione della lingua italiana».
A questo proposito lei è anche presidente del consorzio Italian Culture on the Net (Icon – www.italicon.it).
«Si tratta di un consorzio di 19 università italiane – Pisa fa da capofila – che ha lo scopo di promuovere lo studio della lingua e della cultura italiana attraverso internet. Abbiamo un corso di laurea in Lingua e cultura italiana riservato agli stranieri e italiani residenti all’estero. Poi abbiamo dei master in Didattica della lingua e letteratura italiana, in traduzione specialistica, in Conservazione del patrimonio italiano all’estero».
Attualmente state lanciando un progetto nuovo.
«Si tratta di corsi di lingua italiana in modalità e-learning, fruibili attraverso internet, sia da parte di individui che da parte di istituti, scuole o aziende. Il materiale didattico è di alto livello, e penso di interesse per un Paese come il Canada».
Quali sono i rapporti con il Canada?
«Abbiamo presentato i nostri progetti a Adriana Frisenna (direttore dell’Istituto italiano di cultura, ndr) e il console Gianni Bardini, che si sono dimostrati molto interessati. Personalmente, questa è la terza volta che vengo in Canada: oltre a Toronto ho visitato Montréal e Edmonton. So che è difficile conservare la lingua italiana oltre la seconda generazione, per questo è fondamentale che tutte le istituzioni preposte lavorino per non perdere la nostra eredità culturale, che ha un valore eccezionale».
(Da http://www.corriere.com, 13/3/2012).




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