La generazione cravatta e tablet comunica con la lingua di Twitter

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Avviso ai vecchi non-naviganti: è già troppo tardi

La generazione cravatta e tablet comunica con la lingua di Twitter

di Paola Setti

Parlano per tweet, pensano per hashtag, agiscono multitasking. La rivoluzione 2.0 parte dal linguaggio, attraversa il look e mentre tenta di formattare il Pdl promette di resettare l’intero sistema. Avviso ai vecchi non naviganti, politici e giornalisti in primis: attrezzatevi, è già tardi.
Gli under 35 ai cortei non hanno bisogno di andarci: in Rete raggiungono molta più gente, visto che il messaggio può venire retwittato e taggato all’infinito.
Quindi non li vedrete mai con le scarpe comode e la tuta. Le ragazze di Formattiamoilpdl l’altro giorno a Pavia si son presentate sul tacco 12: «Troppo comodo fare la rivoluzione in ballerine» scherzava Federica De Benedetto con la cronista brontosaura che le chiedeva conto del mal di pie di. I maschi erano impomatati in camicia e cravatta, ché nella nuova era ci si entra con eleganza. La risposta al venditore di rose che li ha avvicinati per strada è stata: «I fiori li mando su Facebook». Nella sala dell’Annunciata dove è andato in onda, pardon, online, il primo evento «fisico» di Formattiamoilpdl, che è anche stata la prima volta in cui loro si sono stretti la mano di persona e non solo virtualmente, la carta era bandita e ai poveri cronisti a caccia di un documento finale è stato risposto impietosamente: «Abbiamo fatto dieci tweet, cercateli». E in effetti, salutati gli ospiti, si sono riuniti IPad alla mano, e tre-due -uno hanno lanciato nello stesso istante all’universo i tweet con le conclusioni. La cena postkermesse, poi, è stata impresa da eroi: pizza, birra, tablet nella mano destra, smartphone nella sinistra. Nello stesso esatto momento in cui tu sfigato ti limiti a parlargli, loro rispondono a te, mandano una mail a quell’antiquata di mamma che è rimasta alla posta elettronica, chattano su Facebook, si collegano a Linkedin, twittano a centinaia di follower. Se gli mandi un sms ti domandano con sospetto perché non usi What`s Up. Se gli chiedi il numero di telefono rispondono che no, ci vediamo su Skype, il che presuppone che tu, oltre a Skype, abbia pure una telecamerina. La conversazione, poi. Se fai una pausa di 4 secondi per riflettere, si spazientiscono e poi ti riprendono: «Hai detto in due minuti quello che potevi dire in 15 secondi». Unica concessione alla tradizione: frittata e crostata. Dicono che fanno tutto a costo zero. La verità è che il buffet offerto a Pavia lo avevano cucinato le mamme. E insomma c`è già un muro fra «noi» e «loro», là dove il noi mica ha 65 anni: basta averne 50 per sentirsi di un’altra era geologica.Il corpo che simboleggia la fatica dello stacco generazionale è quello di Giorgio Sebastiano, l’uomo che, avviate le piattaforme digitali di svariati partiti, a partire dalla Margherita, e messo su il sito del Pdl, s’è appassionato, mal gliene incolse, alla fetta giovane del partito. E lui a gestire la parte tecnica delle iniziative, occhio pallato e ruga da sforzo. Dice: «Pensano come agiscono, cioè velocissimi. Ai miei tempi, ma ho solo 53 anni, nei giornali c’erano i titolisti, i maghi della sintesi. Ecco: loro sono nati titolisti. Noi parliamo in 4mila caratteri, loro in 140. Per noi il computer è un mezzo da imparare, per loro è un tostapane: non sanno come funziona, semplicemente lo usano». Ma dove porta la tecnologia applicata alla politica? «Il linguaggio genera il pensiero» spiega Sebastiano, ed è chiaro che la velocità di approccio alla realtà logorerà chi non ce l`ha: «Una generazione così non la può ascoltare la vecchia politica, né può essere raccontata dalla vecchia stampa: serviranno nuovi interlocutori». Esempio: l’Alfano applaudito a fine kermesse, per i polverosi giornalisti in sala era la prova che la rivoluzione si è già fermata. «Ma è perché voi ragionate per dietrologie – hanno avvertito loro – Ha accolto le nostre proposte, un applauso non significa che avrà carta bianca». Come dire che un gesto si risolve come un tweet, vale in quel momento e il momento dopo è già perso nell’etere. Questione di approccio, insomma, lentezza versus velocità, pensiero esadecimale e pensiero binario. In principio, era solo il 2006, fu la Generazione U, quella di Mario Adinolfi che per primo tentò di svecchiare l’allora Margherita. Adinolfi invece è invecchiato, e il Pd è più vecchio della Margherita. Anche i formattatori finiranno nel cestino? La risposta la trovi ancora una volta cliccando: la differenza con la Generazione U è che nel frattempo la Rete si è amplificata, sfornando prima Obama, poi Grillo. Una Rete di protezione…
(Da Il Giornale, 28/5/2012).




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