La fiducia nella Ue giù di 21 punti in un anno

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La fiducia nella Ue giù di 21 punti in un anno

Ora sarà difficile spiegare agli italiani che nonostante i sacrifici fatti il loro Paese è stato retrocesso in serie B. E sarà difficile restituire la fede nell`Europa, vissuta oggi come un`arcigna matrigna, sostituita da un dio senza volto e senza nome che si cela dietro la parola spread, e che non è mai sazio delle offerte votive. In questo clima, la decisione di S&P di declassare l`Italia accresce il divario tra i cittadini e le istituzioni che Ipsos aveva già testato alla fine di dicembre, registrando un dato senza precedenti.
Non è ancora divorzio, ma il rapporto tra gli italiani e l`Europa è in piena crisi, «in un solo anno – come racconta il capo di Ipsos, Pagnoncelli – la fiducia nell`Unione è precipitata di oltre venti punti, passando dal 74% al 53%. E noi, che eravamo il Paese più filo -europeista, ora guardiamo a Bruxelles con sempre maggiore ostilità». Era la preoccupazione manifestata pubblicamente dal presidente del Consiglio alla vigilia del suo viaggio a Berlino, è il cruccio riservato di Napolitano. C`è infatti un nesso tra questi dati demoscopici e la solidità del governo, nel suo rapporto con i partiti della «maggioranza».
Così la mossa dell`agenzia di rating impatta sull`opinione pubblica e sulla politica, allarma le forze politiche che sostengono l`esecutivo tecnico e «preoccupa» il predecessore di Monti. Perché nessuno sa fare l`identildt dello spread, «nessuno – spiega Berlusconi – saprebbe dire che volto hanno gli speculatori. Insomma, nessuno sa chi c`è dietro questa operazione, ma tutti sanno chi non c`è dietro l`euro, a difesa della moneta unica: non c`è una politica comune europea, non c`è una banca centrale che possa fare il proprio dovere, e soprattutto non ci sono quanti dovrebbero risolvere questi problemi». L`indice del Cavaliere è puntato contro «Merkozy», i leader di Germania e Francia che gli furono ostili quando era a Palazzo Chigi. Ecco il motivo per cui l`ex premier non intende colpevolizzare Monti, «non è colpa sua», concede. Ma la missione che «Napolitano aveva assegnato» ai tecnici, «la cura migliore affidata nelle mani di capaci professori, purtroppo finora ha prodotto risultati nulli, per non dire negativi. Il decreto centrato sull`aumento delle tasse, infatti, ha precipitato la situazione dell`economia italiana, accrescendo il pessimismo e riducendo i consumi, senza però che questo facesse cessare la speculazione sul nostro debito». Sarà un caso, ma il ragionamento di Berlusconi è in sintonia con quanto dice oggi Bossi alla Padania: «L`Italia va in malora. Per fortuna che i professori dovevano risolvere i problemi». Al contrario del Senatur, il Cavaliere è tenuto a prendersi la propria quota dí responsabilità, «noi siamo corresponsabili», ammette, ricordando che «anche il Pdl ha votato la manovra». Ma d`ora in avanti vorrà vedere quali risultati saranno prodotti dal governo sul versante economico, «e la durata della legislatura – sottolinea – dipenderà proprio dall`economia, oltre che dai sondaggi». Il cenno agli amatissimi report non è il solito vezzo, è un messaggio rivolto al premier, agli alleati di ieri e di oggi, alla sua stessa classe dirigente per il domani. C`è da una parte l`analisi sulla «crisi di proposte politiche e di identità che sta colpendo tutti quanti», e c`è dall`altra parte Io studio dell`elettorato, «dove soffia forte il vento dell`antipolitica». Sono temi esaminati nelle riunioni del Pdl, dove si è discusso con preoccupazione sulle manovre politiche di Monti e dei suoi ministri, dai quali si teme di venire soppiantati.
Berlusconi non ci crede, ostenta sicurezza, è convinto che alla fine di questa legislatura non si arriverà a un «cambio di sistema», non pensa – almeno così sostiene – che i governanti di adesso saranno i protagonisti della Terza Repubblica.
«Monti ha garantito che non si candiderà, quanto a Passera non so… Ma ci sono sempre i partiti, che non credo siano propensi a cedergli il passo. L`unico che potrebbe cederglielo sarei io…», sorride, mentre al suo fianco Angelino Alfano ascolta.
Difficile capire se ci sia stata davvero una suggestione nel Pdl per puntare sull`attuale superministro allo Sviluppo, è certo che nei mesi scorsi – anche per l`appannamento della leadership berlusconiana – «qualche mio ex collega di governo si era infatuato», rivela l`ex ministro Matteoli: «Ed è vero che Monti ci ha assicurato di non volersi candidare. Il punto è se noi ci crediamo o no. E io non ci credo, non del tutto. Su Passera poi non ci credo per niente. E comunque noi abbiamo già puntato su Alfano. E non si cambia cavallo in corsa». Già, ma quando si terrà la «corsa»? Quando si andrà cioè alle urne? Il 2013 ríschía di essere molto, troppo lontano. Come ha scritto Verdini in uno dei suoi ormai famosi report per Berlusconi, «ce li abbiamo tutti addosso: i cardinali, Monti, Passera, Casini, Montezemolo,le liste civiche. Tutti a cercare di aprire la nostra cassaforte elettorale. Gli diamo tempo un anno per provarci?». La decisione non si farà attendere: «Tutto dipenderà dalla situazione economica e dai sondaggi», dice Berlusconi. E il pronunciamento di S&P non ha declassato solo l`Italia…

di F. Verderami
Corriere della Sera, pag.1
14/01/2012




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