La fame ha il volto dei bambini

Posted on in Europa e oltre 20 vedi

Il numero di coloro che ricevono alimenti dall'ente sale alle stelle nel fine settimana e nei festivi, proprio nei giorni senza mensa scolastica.

I minori attesi nella Casa Caridad di Valencia sono raddoppiati in un anno.

A molti di loro, i genitori dicono di andare a mangiare al ristorante per intendere la mensa sociale. Tutti scorrazzano e giocano felici nella fila della fame. I loro occhi sorridenti e innocenti contrastano con quelli gravi e contornati da occhiaie delle loro madri, assorte mentre aspettano di ricevere qualcosa da mettere sotto i denti per sé e per i propri piccoli, facendo giri mentali su come arrivare a fine mese con soli 20 euro a settimana. Donne con figli a carico. Questo è il nuovo volto della carestia a Valencia. E la fame, nell'ultimo anno, ha il volto dei bambini.
Il VII Rapporto sulla Povertà di Casa Caridad traccia il profilo dei “nuovi poveri”. Non sono indigenti e non vivono per strada o tra i cartoni. Sono famiglie che già qualche anno fa erano alle strette, ma con una casa e uno stipendio. Fino a quando lo tsunami della crisi li ha lasciati alla deriva. Ma non manca molto affinché diventino i nuovi “senza tetto”. “Non possiamo far passare altro tempo senza puntare sulla promozione del lavoro”, sottolinea Luis Miralles, vicepresidente di Trabajo Social y Voluntariado dell'ente, un messaggio rivolto in modo particolare a partiti politici, istituzioni e aziende.
Le cifre dell'ente di Valencia non lasciano dubbi. Lo scorso anno 11.600 bambini – quasi la metà tra i quattro e gli undici anni – hanno mangiato grazie a Casa Caridad. Nel 2011 erano la metà. Arrivano per mano alle loro madri. Il numero di donne con figli che sopravvivono grazie alle razioni è schizzato al 44%.

I dati relativi al VII Rapporto sulla Povertà rivelano un'altra realtà. L'allarme è stato lanciato diversi mesi fa da Save the Children: in Spagna ci sono bambini che mangiano soltanto una volta al giorno grazie alle mense scolastiche.
La ONG ha lanciato la polemica riguardante l'imposizione di una tassa per gli alunni che si portavano il pranzo da casa a scuola. Il rapporto di Casa Caridad rinforza l'allarme di Save the Children.
E 'durante il week-end e nei giorni festivi che l'ente registra una maggiore presenza di minori.
Proprio quando le scuole non sono aperte. “32 bambini sono venuti tutti i giorni a mangiare presso le nostre strutture perché non hanno alcun rimborso spese”, ha spiegato Miralles.
Ma c'è un altro “settore” in crisi: quello degli over 40. Quasi la metà delle persone assistite da Casa Caridad (per l'esattezza il 42%) ha più di 40 anni; prova della devastante disoccupazione che caratterizza questa generazione. La loro presenza all'interno dell'associazione di Valencia è cresciuta del 10%.
Anche la Torre di Babele, per diversi anni collante di Casa Caridad, ha subito grandi cambiamenti. In passato, la comunità degli immigrati era la più numerosa e la mensa era solita trasformarsi in un mosaico di lingue. Il cambiamento si può spiegare come segue: il numero di rumeni (il gruppo più numeroso della comunità) è calato del 29%. A causa della crisi buona parte di essi è tornata nella madrepatria, il nuovo Eden. I più bisognosi adesso provengono dall'Ecuador, dalla Bolivia e dalla Nigeria. Ciò non toglie che nella Casa Caridad vi è un proliferarsi di accento castigliano. Infatti, il numero di spagnoli è cresciuto del 12,5%. A dimostrazione del fatto che la fame non fa distinzioni di età, nazionalità o razza.

22/02/2013

(di seguito l'articolo in lingua originale dal sito http://www.lasprovincias.es/v/20130222/ … .html)

El hambre tiene cara de niño

El número de alimentados por la entidad se dispara en fines de semana y festivos, justo los días sin comedor escolar

Los menores atendidos por Casa Caridad en Valencia se duplican en un año

A muchos de ellos, sus padres les dicen que van a comer a un restaurante en lugar de a un comedor social. Todos corretean y juegan felices en la cola del hambre. Sus rostros risueños, inocentes, contrastan con los ojerosos y serios de sus madres, absortas mientras esperan a conseguir algo que llevarse a la boca para ellas y sus pequeños, trazando piruetas mentales sobre cómo llegar a fin de mes con apenas 20 euros semanales. Mujeres con hijos a su cargo. Ese es el nuevo rostro de la carestía en Valencia. Y el hambre, en el último año, tiene cara de niño.
El VII Informe sobre la Pobreza de Casa Caridad traza el perfil de los 'nuevos pobres'. No son indigentes, ni personas que viven en la calle y entre cartones. Son familias que ya hace unos años vivían apuradas, pero con un hogar y un jornal. Hasta que el tsunami de la crisis las dejó a la deriva. Pero no falta mucho para que acaben convertidos en los nuevos 'sin techo'. «No podemos dejar pasar más tiempo sin apostar por fomentar el empleo», subraya Luis Miralles, vicepresidente de Trabajo Social y Voluntariado de la entidad, un recado especialmente dirigido a partidos políticos, instituciones y empresas.
Las cifras de la entidad valenciana no dejan lugar a la duda. El año pasado, 11.600 niños -casi la mitad, pequeños de entre cuatro y once años- se alimentaron gracias a Casa Caridad. En 2011 fueron la mitad. Llegan de mano de sus madres. El número de mujeres con hijos que subsisten gracias a sus raciones se ha disparado un 44%.
Sin becas de comedor
Los datos del VII Informe sobre la Pobreza revelan otra realidad. Hace meses ya lo adelantó Save the Children: en España hay niños cuya única comida al día es la que hacen en el comedor de sus colegios. La ong lanzó la advertencia en plena polémica sobre la imposición de una tasa a los escolares que llevaran una fiambrera con comida de casa para la escuela. El informe de Casa Caridad refuerzan la alerta de Save the Children. Es en fin de semana y festivos cuando la entidad registra la mayor presencia de menores. Justo cuando cierran los colegios. «Y 32 niños han venido a diario a comer a nuestras instalaciones al no tener acceso a las becas de comedor», detalló Miralles.
Pero hay otro sector en el que se ceba la crisis: los mayores de 40 años. Casi la mitad de asistidos anualmente en Casa Caridad (42%) supera esta franja de edad, una de las más devastadas por el suplicio del paro. En 2012, su presencia dentro de la asociación valenciana creció un 10%.
La 'Torre de Babel' que hace años era la cola de Casa Caridad también se ha transformado. La comunidad inmigrante era la más numerosa a la hora de acudir a por comida y transformaban la puerta en un mosaico de lenguas. El cambio se aprecia con dos simples datos: la cifra de rumanos (la comunidad extranjera más numerosa en la Comunitat) atendidos ha caído un 29%. La crisis les ha empujado a volver a su país, su nuevo edén. Ecuatorianos, bolivianos y nigerianos son ahora los más golpeados por la necesidad. Pero en la cola de Casa Caridad suena cada vez con más fuerza el castellano. El número de españoles que acuden a diario a comer ha crecido un 12,5%. El hambre no entiende de raza, nacionalidad ni edad.




0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.